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Euro crisis

Il mainstream alla prova dei fatti: a cosa servono le “riforme strutturali” – Parte 5. Di Claudio Barnabe’

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Proseguiama con l’ultima parte dell’articolo interessante di Claudio Bernabe’. 

Allora sarà colpa dei lavoratori italiani che sono poco ligi ai propri doveri, scansafatiche, indisciplinati e lavativi? I media sono sempre a decantare la presunta superiorità tedesca data dal loro innato senso del dovere e dalla loro ferrea disciplina.

bernabe20

Fonte: Eurostat

I media ci raccontano una favola autorazzista, infatti l’Eurostat ci dice che la produttività media del lavoratore italiano è superiore a quella del lavoratore tedesco, anche se il differenziale sta progressivamente esaurendosi.

Diverse ricerche evidenziano invece che le differenze di costo siano una diretta conseguenza del diverso sistema economico, in particolare da fattori quali la bassa dotazione di capitale per addetto e soprattutto la ridotta dimensione media delle imprese. L’Italia infatti è un paese il cui sistema produttivo è costituito per la maggior parte da piccole e piccolissime imprese che mal si conciliano col modello mercantilista oggi imperante. L’Italia non avrebbe quindi un problema di scarsa produttività, ma di scarsa produzione!

I commercianti, gli artigiani, i piccoli e piccolissimi imprenditori sono coloro che, assieme ai loro dipendenti, hanno costruito il successo dell’Italia attraverso la loro dedizione, i loro sacrifici. Finché la domanda interna era sostenuta, avevano la possibilità di vivere e lavorare concorrendo in maniera determinante al benessere nazionale, ma in un modello vocato alla contrazione della domanda interna ai fini del mantenimento della bilancia dei pagamenti e della massimizzazione dell’export, diventano un peso inutile e pertanto sono destinati ad una progressiva ma inesorabile eliminazione dal contesto economico. Le botteghe e le “fabbrichette” DEVONO chiudere per migliorare la competitività del sistema-paese. Se si vuole mantenere in vita l’eurozona con la sua vocazione mercantilista, è obbligatorio adeguarsi al cosiddetto modello tedesco, in una rincorsa senza fine della moderazione salariale ed alla grande dimensione aziendale.

Questa è la strada che dobbiamo necessariamente percorrere se si vuole prolungare la vita dell’euro (che comunque è destinato a disgregarsi nel giro di alcuni anni), tenendo però presente che, mentre alla Germania è stato consentito uno sforamento del parametro del 3% del rapporto deficit/PIL, non è detto che la stessa cosa sia consentita a noi, tanto più che nel 2016 dovrebbe prendere il via il Fiscal Compact al fine di conseguire una riduzione dell’indebitamento degli stati per la quota eccedente il 60% del rapporto debito/PIL.

Ecco il vero motivo di questa rincorsa alla precarizzazione, alla riduzione delle tutele, dei sussidi di disoccupazione, ecc. La riduzione dei salari aumenta i profitti (soprattutto delle grandi aziende) ed elimina dal mercato le imprese di dimensioni ridotte. E gli effetti di questa contrazione della domanda interna si vedono bene: l’eurozona (in verde scuro) non riesce a risollevarsi dalla crisi!

bernabe21

Ma è logico!!! Se persegui politiche pro-cicliche (compressione dei redditi disponibili ai fini della riduzione dei consumi), come puoi pretendere di uscire dalla crisi?!?

Non a caso la ripresa, tante volte annunciata, non si è mai vista.

bernabe22

Vuoi l’euro? Allora riduciti lo stipendio e chiudi!!!

Noi lo sapevamo da tempo. Qualcuno pensava realmente che le riforme strutturali servissero per ridurre la disoccupazione?

bernabè23


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