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IL LAVORO A PEDALI

Il ragazzo “Foodora”, davanti alla vetrina  del ristorante verifica sul cellulare la corrispondenza della presa.

Poi entra e il caldo del negozio gli toglie il vapore dalla bocca (siamo in inverno a Torino), sembra una novella creatura mitologica, quasi un centauro trasfigurato dal traffico e dalla fatica della consegna appena fatta.

Riaggancia il contenitore con il cibo alla bici e corre verso la meta, sfilando nel traffico della città che volge dal grigio chiaro a quello scuro della notte.

Insieme al puntino rosso lampeggiante della sua bici si allontana da noi, scomparendo per riemergere in un’altro groviglio di auto qualche chilometro a est.

Corre perché la mezz’ora che separa l’ordinazione dalla consegna, scorre veloce, ed è pubblicizzata sul sito e nell’app, il cliente ha fatto questa scelta per sua comodità, un nuovo metodo che rende chi paga un ignaro aguzzino.

Ma quanto guadagna un pedalatore? O rider, che fa così inglese, e nasconde la fatica, il corriere riporta 2,70€ a consegna. (link qui)

E quanto guadagna la compagnia? I dati non sono certi, ma (link qui) sembra che in genere la crescita del settore sia molto forte. una di queste imprese ha avuto un aumento di fatturato del 94% anno su anno ed un aumento dei ricavi del 41%, in termini assoluti oltre 95 milioni.

Molte compagnie sono accomunate dallo stesso metodo, Uber,  Deliveroo, Foodora…  un’idea per estrarre ricchezza dalle ultime sacche disponibili sui territori, alle volte entrando a gamba tesa dove già esistevano dinamiche di lavoro assodate.

Ogni lavoro se dignitosamente pagato contribuisce a distribuire ricchezza e benessere, se invece non lo è, semplicemente impoverisce il tessuto sociale, distrugge eventuali aziende già presenti che non possono reggere questo confronto al ribasso, basato sulla retribuzione non adeguata.

Il lavoratore della gig economy, o per meglio dire colui che fa i lavoretti, vive sulla sua pelle lo squilibrio fra la retribuzione e la crescita del volume d’affari della compagnia, schiacciato fra una retribuzione non sufficiente a vivere ed una mancanza di prospettiva futura.

Ricordo che in passato in quasi tutte le pizzerie c’era una persona di fiducia che faceva le consegne, lo conoscevano tutti i clienti di vicinato, dopo il suo giro cenava con i proprietari del locale ed infine riceveva una mancia di cinquantamila lire.

Questo è il futuro a cui si va incontro, un mondo dove hanno tolto la dignità anche alla mancia del fattorino.

Un liberismo così famelico che si accanisce con precisione millimetrica in ogni ambito dove è rimasta qualche aiuola non colonizzata dal mercato globale.

Se non è una malattia sociale questa, allora cos’è?

Roberto Alice


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