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Il J-20 “Mighty Dragon” a vista su Taiwan: prova di forza di Pechino o gigantesco bluff radar?

Il presunto volo del caccia stealth cinese su Pingtung sfida le difese di Taipei. Ma il silenzio di Taiwan potrebbe nascondere una trappola tattica per Pechino.

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Il 30 dicembre 2025, mentre il mondo occidentale si preparava a stappare lo spumante per il nuovo anno, nei cieli sopra lo Stretto di Taiwan si consumava un episodio che potrebbe segnare un cambio di passo nella dottrina militare del Pacifico. O, forse, siamo di fronte a una delle più raffinate partite di poker geopolitico degli ultimi anni.

I media affiliati allo stato cinese hanno diffuso una notizia che, se confermata nella sua interezza, farebbe tremare i polsi ai pianificatori del Pentagono: un caccia stealth di quinta generazione Chengdu J-20 “Mighty Dragon” avrebbe volato “a vista” lungo la costa meridionale di Taiwan, nei pressi della cittadina di Checheng, nella contea di Pingtung. Il dettaglio agghiacciante? Secondo Pechino, i radar di Taipei non avrebbero visto nulla.

Ma come sempre accade quando si analizzano le mosse del Dragone, la verità è spesso avvolta in quella “nebbia di guerra” che oggi si chiama guerra cognitiva. Analizziamo i fatti, la tecnica e, soprattutto, quello che non ci viene detto.

Il caccia cinese si è avvicinato al sud di Taiwan

La narrazione di Pechino: invincibilità e coercizione

La versione cinese è trionfalistica, progettata per massimizzare l’impatto psicologico. Non si è trattato di una provocazione impulsiva, bensì di un test calcolato per:

  • Sondare l’area di rilevamento della difesa aerea taiwanese.
  • Comprendere i tempi di reazione della Republic of China Air Force (ROCAF).
  • Dimostrare che la tecnologia stealth del PLA (People’s Liberation Army) è ormai matura e impunita.

Un analista della difesa ha commentato su X con una certa enfasi: “Il caccia stealth J-20 della Cina ha volato nel raggio visivo della costa di Taiwan. I taiwanesi non sono riusciti a rilevarlo. Sarebbe stato un colpo di propaganda se Taiwan avesse ottenuto una foto del J-20 con il pod di puntamento sniper dei loro F-16”.

Il Chengdu J-20 mostra l’armamento interno

L’obiettivo è chiaro: instillare il dubbio. Se un J-20 può avvicinarsi così tanto a Pingtung — un’area cruciale che ospita basi aeree e nodi di comando — senza far scattare un allarme, allora l’intera architettura difensiva dell’isola è carta straccia. È la guerra della percezione: convincere l’avversario di aver perso prima ancora che venga sparato il primo missile.

Il silenzio di Taipei: debolezza o astuzia?

Qui la faccenda si fa interessante, ed è necessario attivare il nostro “filtro scettico”. Il Ministero della Difesa Nazionale di Taipei non ha né confermato né smentito l’incidente. Questo silenzio è stato interpretato da molti come una tacita ammissione di colpa o di fallimento tecnico.

Tuttavia, c’è un’altra lettura, molto più sottile e insidiosa per Pechino.

Supponiamo per un attimo che i radar taiwanesi, magari supportati dalla fitta rete di sensori americani nella regione o dai nuovi sistemi passivi degli F-16V, abbiano visto eccome il “Drago Potente”. Cosa avrebbero dovuto fare?

  1. Ingaggiare o illuminare il bersaglio? Avrebbero regalato ai cinesi preziose informazioni sulle frequenze radar e sui tempi di reazione difensivi.
  2. Pubblicare la foto dell’intercettazione? Avrebbero costretto Pechino a un’escalation per “salvare la faccia”, alzando la tensione oltre il livello di guardia.

Rimanere in silenzio, mantenendo l’ambiguità, è una mossa da manuale. Non confermare l’intrusione nega a Pechino la validazione narrativa che cerca, ma lascia i generali cinesi con un dubbio atroce: siamo davvero invisibili, o ci hanno guardato volare ridendo delle nostre presunte capacità stealth? Fingere di essere indifesi quando si è armati è, dopotutto, un precetto sunzeriano classico.

J-20, immagine riprodotta AI

J-20: La tecnica dietro la propaganda

Al di là della schermaglia informativa, il J-20 rappresenta una minaccia reale e crescente. Entrato in servizio nel 2017, non è più un prototipo da parata, ma il cardine della strategia di superiorità aerea cinese.

Ecco una sintesi delle capacità che rendono questo velivolo un problema serio per la difesa aerea integrata:

CaratteristicaDettaglio TecnicoImplicazione Operativa
Architettura StealthMateriali radar-assorbenti e design “blended body”Ottimizzato per la sopravvivenza nel settore frontale, ideale per la penetrazione profonda.
SensoristicaRadar AESA e sistemi elettro-ottici avanzatiPermette il rilevamento passivo a lungo raggio, riducendo le emissioni elettromagnetiche proprie.
ArmamentoMissili PL-15 a lungo raggioProgettato per abbattere “moltiplicatori di forza” come aerei cisterna e AWACS, accecando la difesa nemica.
PropulsioneTransizione ai motori WS-15Potenziale capacità di supercrociera, aumentando raggio d’azione e finestre di ingaggio.

L’uso di questo asset a raggio visivo, sfruttando il disordine marittimo e il traffico aereo civile per mascherarsi, indica una confidenza operativa che va oltre la semplice riduzione della sezione radar (RCS). È una dimostrazione di pianificazione di missione complessa.

La strategia della “Zona Grigia” e l’erosione della deterrenza

L’episodio non è isolato. Si inserisce perfettamente nelle recenti esercitazioni “Justice Mission 2025”, che simulavano blocchi navali e scenari di superiorità aerea. Siamo di fronte alla normalizzazione della pressione.

Quello che anni fa era un evento eccezionale — il superamento della linea mediana dello Stretto — oggi è routine. Ora, l’asticella si è alzata: il volo stealth a raggio visivo.

La Cina sta applicando la cosiddetta “tattica del salame”: affettare la sicurezza di Taiwan fetta dopo fetta, normalizzando ogni nuova incursione come il nuovo status quo. Se Taiwan non reagisce, accetta la nuova normalità. Se reagisce, rischia di passare per l’aggressore in un incidente che potrebbe sfuggire di mano.

In questo contesto, il J-20 non serve a sparare,, ma a condizionare. Serve a logorare gli equipaggi taiwanesi, costretti a turni massacranti, e a convincere l’opinione pubblica che la resistenza è futile contro un nemico tecnologicamente superiore.

Il dilemma della difesa taiwanese: il “T-Dome” basterà?

Il presidente Lai Ching-te ha recentemente svelato il concetto di difesa aerea multistrato “T-Dome”, un investimento da mezzo miliardo di dollari che integra sistemi NASAMS, Patriot PAC-3 e gli indigeni Tien Kung.

Tuttavia, la fisica ha i suoi limiti. Rilevare un aereo a bassa osservabilità vicino alla costa, con tempi di preavviso ridotti a pochi secondi, è l’incubo di ogni operatore radar. L’approccio meridionale su Pingtung è particolarmente critico perché bypassa la densità difensiva del nord e minaccia direttamente la capacità di “force generation” (la capacità di far decollare i propri caccia) di Taiwan.

Tra realtà e percezione

L’incursione del J-20, vera o presunta, ci dice due cose fondamentali.

  • Primo: Pechino è disposta a rischiare i suoi gioielli tecnologici in operazioni che sfiorano la linea rossa, segno di una fiducia (o arroganza) crescente.
  • Secondo: la guerra per Taiwan non si combatterà solo con missili ipersonici, ma con il controllo della narrazione.

Dobbiamo accettare l’ipotesi che Taiwan abbia visto tutto. In un’era di sorveglianza satellitare e sensori quantistici, l’invisibilità totale è un mito. La vera domanda non è se il radar ha funzionato, ma se la leadership di Taipei ha avuto il sangue freddo di non premere il bottone dell’allarme, lasciando Pechino nel dubbio sulle sue reali capacità di tracciamento.

Nel teatro del Pacifico, a volte, la mossa più rumorosa è restare in silenzio.


Domande e risposte

È possibile che un aereo stealth voli davvero non rilevato così vicino alla costa?

In teoria sì, ma è molto difficile. La tecnologia stealth riduce la visibilità al radar, non la elimina completamente (non è un mantello dell’invisibilità alla Harry Potter).1 A distanze visive, le tracce termiche, le turbolenze o i radar a bassa frequenza possono rivelare la presenza dell’aereo. È probabile che Taiwan abbia avuto qualche indicazione, ma abbia scelto di non rivelare le proprie capacità di tracciamento elettronico per non “bruciare” i propri segreti difensivi.

Perché la Cina rischierebbe il suo aereo più avanzato in una missione così pericolosa?

Non è solo una missione militare, è un’operazione di guerra psicologica e politica. Pechino vuole dimostrare che i suoi aerei possono operare impunemente nello spazio aereo taiwanese, erodendo la fiducia della popolazione e delle forze armate di Taipei. Inoltre, serve a raccogliere dati su come reagiscono (o non reagiscono) i sistemi difensivi dell’isola, testando i tempi di risposta e le procedure di emergenza in uno scenario “sotto la soglia della guerra”.

Cosa significa “Zona Grigia” in questo contesto?

La “Zona Grigia” indica tutte quelle azioni coercitive che rimangono al di sotto della soglia che scatenerebbe una guerra aperta o una risposta militare convenzionale. Include cyber-attacchi, disinformazione, violazioni dello spazio aereo, uso di milizie marittime e pressioni economiche. L’obiettivo della Cina è cambiare lo status quo e ottenere vantaggi strategici senza mai dover sparare il primo colpo ufficiale, mettendo l’avversario in una posizione in cui rispondere militarmente sembrerebbe una reazione sproporzionata.

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