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Il Grande Repulisti: gli USA escono da 66 organizzazioni internazionali. Stop ai fondi per clima, gender e burocrazia europea. La lista completa

Stop ai finanziamenti USA per gender, burocrazia verde e agenzie europee. Un terremoto geopolitico che lascia l’Europa col cerino in mano.

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Era nell’aria, promesso in campagna elettorale, temuto nelle cancellerie europee e nei corridoi di vetro dell’ONU, ma ora è realtà. E la realtà, come spesso accade quando la politica decide di tornare a fare i conti con l’economia reale invece che con le fantasie globaliste, è brutale per chi vive di rendita.

Gli Stati Uniti d’America, sotto la guida dell’amministrazione Trump e con l’esecuzione materiale del Segretario di Stato Marco Rubio, hanno annunciato il ritiro ufficiale da ben 66 organizzazioni internazionali. Non si tratta di una limatura di bilancio o di una scaramuccia diplomatica: è un taglio netto, chirurgico e definitivo. Il messaggio è evidente: il contribuente americano smette di finanziare chi lavora contro i suoi interessi, chi promuove agende ideologiche scollegate dalla realtà e chi ha trasformato la cooperazione internazionale in un gigantesco, costoso e inefficiente ufficio collocamento per burocrati.

La fine del “Bancomat” Americano

Il comunicato ufficiale rilasciato da Rubio è un capolavoro di pragmatismo politico che dovrebbe essere studiato nelle scuole di amministrazione pubblica, se queste non fossero troppo impegnate a insegnare corsi sulla “resilienza inclusiva”. L’Ordine Esecutivo 14199 ha identificato queste istituzioni come “ridondanti, mal gestite, non necessarie e dispendiose”.

Ma c’è di più. Il testo non si limita a parlare di sprechi, ma punta il dito contro la cattura ideologica. Si legge chiaramente che queste organizzazioni sono state “catturate dagli interessi di attori che portano avanti le proprie agende contrarie alle nostre”. Il riferimento al “complesso delle ONG” (l’NGO-plex) e alle reti d’élite che promuovono mandati DEI (Diversity, Equity, and Inclusion), equità di genere e ortodossia climatica è diretto.

In termini macroeconomici, siamo di fronte a una massiccia riallocazione delle risorse. Per decenni, gli USA hanno esportato capitali sotto forma di contributi a fondo perduto verso enti sovranazionali. Questi fondi, invece di generare un ritorno (politico o economico) per il donatore, finivano per alimentare una sovrastruttura burocratica spesso ostile, che imponeva regolamentazioni deflazionistiche o vincoli alla sovranità nazionale. Ha davvero senso economico finanziare l’ufficio che scrive le regole per impedirti di produrre energia a basso costo? Evidentemente, per l’amministrazione Trump, no. Il ritorno al realismo significa che quei miliardi di dollari di “sangue, sudore e tesoro” (citando Rubio) rimarranno nell’economia domestica americana, sostenendo la domanda interna invece che i cocktail party di Ginevra o Bruxelles.

Chi piange (e chi dovrebbe preoccuparsi)

Scorrendo la lista, che riportiamo integralmente in calce, si nota subito chi sono le vittime sacrificali. In primo luogo, il settore climatico. L’uscita dall’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) e dai vari fondi per la decarbonizzazione è uno schiaffo sonoro alla narrazione della transizione ecologica forzata. Senza i dollari americani, questi enti si troveranno con le casse vuote. E indovinate a chi busseranno per compensare l’ammanco? Esatto, alla porta dell’Unione Europea. Bruxelles, che già impone l’austerity ai suoi cittadini e stritola l’industria tedesca e italiana con target irraggiungibili, si troverà ora a dover scegliere: finanziare da sola il carrozzone climatico globale o ammettere che, senza gli USA, il Re è nudo.

Colpita duramente anche la galassia dei diritti “woke” e delle politiche di genere, con il taglio ai fondi per l’UN Women e vari forum sulla migrazione. È la fine dell’esportazione del progressismo via bonifico bancario.

Un punto che merita attenzione particolare per noi europei è l’uscita dalla Commissione di Venezia del Consiglio d’Europa e da vari istituti di “Law and Rule of Law”. Questo segna la fine dell’ingerenza americana “soft” nelle questioni legali europee, ma toglie anche legittimità a quegli organismi che spesso vengono usati per bacchettare le democrazie nazionali (si pensi alle polemiche con l’Ungheria o la Polonia) quando non votano come piace a Bruxelles.

Il ritorno allo Stato-Nazione

La mossa di Trump e Rubio non è “isolazionismo” nel senso banale del termine. È la riaffermazione che la cooperazione internazionale deve servire gli interessi dei cittadini, non sostituirsi a loro. Le organizzazioni internazionali erano nate nel dopoguerra come strumenti pragmatici; oggi, come nota Rubio, sono diventate un’architettura di “governance globale” basata sulla fantasia screditata della “Fine della Storia”.

Smantellando la partecipazione a questi enti, gli USA segnalano che il futuro è bilaterale, non multilaterale. Si discute tra Stati sovrani, non tra Stati e funzionari non eletti. Per l’Italia e per l’Europa è una sveglia brutale: il tempo in cui ci si poteva nascondere dietro le gonne delle grandi organizzazioni internazionali per evitare di prendere decisioni politiche reali è finito.

La lista completa delle 66 organizzazioni

Di seguito riportiamo l’elenco completo degli enti da cui gli USA si ritirano. È una lettura istruttiva per capire quanto fosse diventata tentacolare la “piovra” della burocrazia globale.

A) Organizzazioni NON-ONU (35 Enti)

  1. 24/7 Carbon-Free Energy Compact (Patto per l’energia senza emissioni di carbonio 24/7)
  2. Colombo Plan Council (Consiglio del Piano di Colombo)
  3. Commission for Environmental Cooperation (Commissione per la cooperazione ambientale)
  4. Education Cannot Wait (L’istruzione non può aspettare – fondo globale)
  5. European Centre of Excellence for Countering Hybrid Threats (Centro europeo di eccellenza per il contrasto alle minacce ibride – Nota: un colpo diretto alle strutture di intelligence e analisi europee)
  6. Forum of European National Highway Research Laboratories (Forum dei laboratori nazionali europei di ricerca autostradale)
  7. Freedom Online Coalition (Coalizione per la libertà online)
  8. Global Community Engagement and Resilience Fund (Fondo globale per l’impegno e la resilienza della comunità)
  9. Global Counterterrorism Forum (Forum globale antiterrorismo)
  10. Global Forum on Cyber Expertise (Forum globale sulle competenze informatiche)
  11. Global Forum on Migration and Development (Forum globale su migrazione e sviluppo – Il taglio qui è chiaramente mirato a fermare la gestione sovranazionale dei flussi migratori)
  12. Inter-American Institute for Global Change Research (Istituto interamericano per la ricerca sul cambiamento globale)
  13. Intergovernmental Forum on Mining, Minerals, Metals, and Sustainable Development (Forum intergovernativo su miniere, minerali, metalli e sviluppo sostenibile)
  14. Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) (L’ente più famoso sul clima. Senza i fondi USA, la sua capacità di produrre report vincolanti crolla drasticamente)
  15. Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services (Piattaforma intergovernativa scienza-politica sulla biodiversità e i servizi ecosistemici)
  16. International Centre for the Study of the Preservation and Restoration of Cultural Property (Centro internazionale di studi per la conservazione e il restauro dei beni culturali)
  17. International Cotton Advisory Committee (Comitato consultivo internazionale del cotone)
  18. International Development Law Organization (Organizzazione internazionale per il diritto dello sviluppo)
  19. International Energy Forum (Forum internazionale dell’energia)
  20. International Federation of Arts Councils and Culture Agencies (Federazione internazionale dei consigli delle arti e delle agenzie culturali)
  21. International Institute for Democracy and Electoral Assistance (Istituto internazionale per la democrazia e l’assistenza elettorale)
  22. International Institute for Justice and the Rule of Law (Istituto internazionale per la giustizia e lo stato di diritto)
  23. International Lead and Zinc Study Group (Gruppo di studio internazionale su piombo e zinco)
  24. International Renewable Energy Agency (Agenzia internazionale per le energie rinnovabili)
  25. International Solar Alliance (Alleanza solare internazionale)
  26. International Tropical Timber Organization (Organizzazione internazionale per i legnami tropicali)
  27. International Union for Conservation of Nature (Unione internazionale per la conservazione della natura)
  28. Pan American Institute of Geography and History (Istituto panamericano di geografia e storia)
  29. Partnership for Atlantic Cooperation (Partenariato per la cooperazione atlantica)
  30. Regional Cooperation Agreement on Combatting Piracy and Armed Robbery against Ships in Asia (Accordo di cooperazione regionale contro la pirateria in Asia)
  31. Regional Cooperation Council (Consiglio di cooperazione regionale)
  32. Renewable Energy Policy Network for the 21st Century (Rete politica per le energie rinnovabili del 21° secolo)
  33. Science and Technology Center in Ukraine (Centro scientifico e tecnologico in Ucraina – Un segnale politico fortissimo sullo scenario bellico)
  34. Secretariat of the Pacific Regional Environment Programme (Segretariato del programma regionale ambientale del Pacifico)
  35. Venice Commission of the Council of Europe (Commissione di Venezia del Consiglio d’Europa – L’addio al guardiano della costituzionalità europea)

B) Organizzazioni ONU (31 Enti)

  1. Department of Economic and Social Affairs (Dipartimento per gli affari economici e sociali)
  2. UN Economic and Social Council (ECOSOC) — Economic Commission for Africa
  3. ECOSOC — Economic Commission for Latin America and the Caribbean
  4. ECOSOC — Economic and Social Commission for Asia and the Pacific
  5. ECOSOC — Economic and Social Commission for Western Asia
  6. International Law Commission (Commissione di diritto internazionale)
  7. International Residual Mechanism for Criminal Tribunals (Meccanismo residuo internazionale per i tribunali penali)
  8. International Trade Centre (Centro commerciale internazionale)
  9. Office of the Special Adviser on Africa (Ufficio del consigliere speciale per l’Africa)
  10. Office of the Special Representative of the Secretary General for Children in Armed Conflict
  11. Office of the Special Representative of the Secretary-General on Sexual Violence in Conflict
  12. Office of the Special Representative of the Secretary-General on Violence Against Children
  13. Peacebuilding Commission (Commissione per il consolidamento della pace)
  14. Peacebuilding Fund (Fondo per il consolidamento della pace)
  15. Permanent Forum on People of African Descent (Forum permanente sulle persone di discendenza africana – Tipico esempio di struttura “identitaria” nel mirino di Trump)
  16. UN Alliance of Civilizations (Alleanza delle civiltà delle Nazioni Unite)
  17. UN Collaborative Programme on Reducing Emissions from Deforestation and Forest Degradation in Developing Countries
  18. UN Conference on Trade and Development (UNCTAD – Conferenza ONU sul commercio e lo sviluppo)
  19. UN Democracy Fund (Fondo ONU per la democrazia)
  20. UN Energy
  21. UN Entity for Gender Equality and the Empowerment of Women (UN Women – Ente per l’uguaglianza di genere)
  22. UN Framework Convention on Climate Change (Convenzione quadro ONU sui cambiamenti climatici – Il pilastro degli accordi di Parigi)
  23. UN Human Settlements Programme (UN-Habitat)
  24. UN Institute for Training and Research (UNITAR)
  25. UN Oceans
  26. UN Population Fund (Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione)
  27. UN Register of Conventional Arms (Registro ONU delle armi convenzionali)
  28. UN System Chief Executives Board for Coordination
  29. UN System Staff College
  30. UN Water
  31. UN University

In sintesi, l’America chiude i rubinetti. Resta da vedere se l’Europa avrà il coraggio di fare altrettanto o se, come temiamo, cercherà di tappare i buchi con i soldi dei nostri contribuenti, in nome di un multilateralismo che ormai parla solo a se stesso.


Domande e risposte

Questo ritiro significa che gli USA si isolano dal mondo?

Non esattamente. Significa passare dal multilateralismo (dove decine di nazioni decidono insieme in grandi assemblee spesso inconcludenti) al bilateralismo o a coalizioni di scopo ristrette. In economia si chiama efficienza allocativa: Trump preferisce trattare direttamente con i singoli Stati o partner fidati, dove il peso specifico degli USA conta di più, piuttosto che diluire la propria sovranità in organismi dove il voto americano vale quanto quello di micro-stati ostili. È realismo, non isolazionismo.

Quali saranno le conseguenze immediate per l’Europa?

Il conto, letteralmente. Molte di queste organizzazioni (specialmente quelle sul clima e sui diritti civili) avevano negli USA il primo finanziatore e nell’UE il secondo. Con l’addio di Washington, si creeranno voragini di bilancio. I burocrati di Bruxelles e delle capitali europee si troveranno di fronte a un bivio: aumentare i contributi (tassando i cittadini europei) per mantenere in vita questi enti, o lasciarli ridimensionare drasticamente. Dato il clima di austerity attuale, la seconda ipotesi sarebbe logica, ma la prima è politicamente più probabile.

Perché tagliare fondi a enti che sembrano “buoni” (pace, bambini, clima)?

Perché spesso l’etichetta non corrisponde al contenuto. L’amministrazione USA sostiene che molti di questi enti siano diventati inefficienti, spendendo gran parte del budget in stipendi, conferenze e auto-promozione piuttosto che in aiuti reali sul campo. Inoltre, enti come quelli sul clima o sul genere promuovono agende politiche specifiche (spesso progressiste e anti-industriali) che l’attuale governo USA considera dannose per la propria economia. Non si taglia l’aiuto, si taglia l’intermediario politicizzato.

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