Finanza
Il “Grande Crollo” del Software 2026: tra l’incubo dei giornali e il “Trade” della sopravvivenza

C’è un vento gelido che soffia sulla Silicon Valley in questo febbraio 2026, e non ha nulla a che fare con il meteo californiano. Per anni, gli investitori hanno trattato i titoli software come obbligazioni ad alto rendimento, sicuri che il modello SaaS (Software as a Service) fosse una macchina da soldi inarrestabile. Il cloud era la miniera d’oro del futuro, basato su ricche e costanti royalty pagate per poterlo sfruttare in tutte le funzioni aziendali, dal marketing alle consulenze legali alla produzione.
Però le ultime settimane hanno risvegliato Wall Street da questo sogno dorato con una secchiata d’acqua gelida: quello che UBS definisce una “minaccia esistenziale irrisolvibile” portata dall’Intelligenza Artificiale.
La narrazione è cambiata, e velocemente come mai nella Storia Economica. Goldman Sachs, con il pragmatismo cinico che la contraddistingue, ha lanciato un avvertimento brutale: il crollo attuale potrebbe essere solo l’inizio di una purificazione darwiniana simile a quella che spazzò via l’industria della carta stampata vent’anni fa.
L’analogia che fa tremare i polsi: Software come i Giornali nel 2000?
Ben Snider, stratega di Goldman, ha tirato fuori dai cassetti della storia un paragone che sta togliendo il sonno a molti gestori di fondi.
“Una lezione dagli esempi storici di industrie che affrontano il rischio di disruption è che la stabilità del prezzo delle azioni richiede stabilità nelle prospettive degli utili. I giornali, ad esempio, hanno affrontato il rischio della crescita di internet nei primi anni 2000. I prezzi delle azioni del gruppo sono scesi in media del 95% tra il 2002 e il 2009.”
Il parallelo è spietato. All’epoca, internet rese l’informazione gratuita e ubiqua, distruggendo il monopolio della pubblicità su carta. Oggi, l’IA minaccia di fare lo stesso con il software basato sulle licenze “per utente”. Se l’agente IA Claude Cowork di Anthropic può automatizzare interi flussi di lavoro in ambito legale, vendite e marketing, chi pagherà per le costose licenze di Salesforce o Workday per dipendenti umani che non servono più?
Volete un esempio pratico? Guardate le quotazioni di SalesForce che ha avuto un calo del 43% in un anno. Siamo sulla buona strada per seguire il settore dell’editoria:
I mercati hanno reagito di conseguenza. Titoli un tempo intoccabili come Oracle, Salesforce, LegalZoom e Thomson Reuters sono stati martellati. Persino Figma, quotatasi con grande clamore nel 2025, ha visto il suo valore crollare del 41% quest’anno. Oracle in sei mesi si è praticamente dimezzata.
La valutazione: dai sogni di gloria al ritorno sulla Terra
Per chi ama i numeri e l’analisi fondamentale, il grafico del rapporto Prezzo/Utili (P/E) del settore software è impressionante.
Esattamente un anno fa, il settore scambiava a un multiplo di 51x, rendendolo il più costoso del mercato azionario. Oggi, il multiplo è crollato a 27x. Le previsioni sono anche peggiori, e qui ve le presentiamo (fonte GS) divise fra Long (chi ha le azionj) e Short (Chi le vende allo scoperto):
Per la prima volta dopo anni, il software non è il settore più caro: media, auto e semiconduttori scambiano a multipli superiori. Questo de-rating massiccio suggerisce che il mercato non crede più alla crescita infinita dei margini software. Ironia della sorte, mentre il software soffre, settori “vecchi” come i trasporti stanno vedendo una crescita degli utili del 192%, beneficiando proprio di quella produttività che l’IA promette e che il software sta subendo.
La soluzione di Goldman: il “Pairs Trade” del 2026
In questo scenario apocalittico, Goldman Sachs non si limita a suonare la campana a morto, ma propone una strategia per guadagnare dalle macerie: distinguere il software “buono” (fisico/infrastrutturale) da quello “cattivo” (automatizzabile).
La banca ha lanciato una strategia long/short basata su due panieri distinti:
| LONG (Comprare) | SHORT (Vendere) |
| Caratteristiche: Software che l’IA non può rimpiazzare perché richiede esecuzione fisica, barriere normative complesse o responsabilità umana diretta. | Caratteristiche: Flussi di lavoro basati su processi ripetitivi che l’IA può automatizzare completamente o ricostruire internamente, eliminando l’outsourcing. |
| Settori: Infrastruttura dati, Sicurezza, Cloud Hyperscale, Piattaforme di sviluppo IA. Guida autonoma | Settori: SaaS generico, BPO (Business Process Outsourcing), Gestione documentale semplice. |
| Logica: L’IA ha bisogno di queste fondamenta per funzionare o comunque dovranno essere sotto controllo umano | Logica: L’IA rende questi servizi una “commodity” a costo zero. |
Chi sopravviverà al Grande Squeeze?
Siamo di fronte a un cambiamento strutturale. Come nota Kirk Materne di Evercore, il software tende a sovraperformare l’S&P 500 una volta trovato il fondo, ma “la domanda difficile è quanto dolore rimanga prima di arrivarci”.
L’IA non è più una promessa futuristica che alza le valutazioni di tutti; è diventata un setaccio che separa chi possiede l’infrastruttura da chi vendeva semplicemente efficienza burocratica. E in questo nuovo mondo, come dimostra l’esempio dei giornali, non tutti sopravvivranno per raccontare la storia.









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