Economia

Il governo italiano pronto a dare battaglia in Europa sul sistema Ets

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Il nuovo decreto bollette appena varato dal governo ha ricevuto il plauso da un po’ tutte le categorie produttive, a cominciare da Confindustria che nelle parole del presidente Emanuele Orsini ha subito voluto manifestare il suo apprezzamento per la misura sul caro bollette “Accogliamo con favore il decreto bollette varato dal Governo guidato dal Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. È positivo che si intervenga con misure concrete a sostegno di
famiglie e imprese, ma soprattutto che si inizi a delineare una visione più ampia e strutturale di politica industriale per il nostro Paese”, queste le parole di Orsini.

D’altra parte, i risparmi per le imprese sono stanziati perché si va dai 20.000 euro all’anno per un Pmi ai 260.000 euro all’anno per una media grande impresa. Inoltre, come ha voluto ribadire il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giovan Battista Fazzolari, il governo ha introdotto meccanismi che spazzando quel circolo vizioso speculativo che faceva  alzare i prezzi dell’energia, gli effetti dovrebbero essere duraturi. Senza contare il risparmio di 115 euro per circa 2,7 milioni di famiglie a basso reddito. Mentre altre 4,5 milioni di famiglie senza il bonus sociale riceveranno uno sconto in bolletta di 60 euro. Ma la novità che riguarda anche la modifica sul contestato meccanismo europeo dell’Ets ( Emission Trading System) che coinvolge tutte le aziende che producono Co2 e che limita le emissioni prodotte da oltre 10.000 impianti nel settore dell’energia elettrica e nell’industria manifatturiera, nonché dalle compagnie aeree che operano tra i Paesi che lo adottano.

Il Sistema interessa oltre il 40% delle emissioni di gas a effetto serra dell’UE. Una misura che dovrà però ovviamente ricevere l’avallo dell’Europa. Perché sul fatto che il sistema lasci adito a molti dubbi, sembrano concordi quasi tutti e il nostro paese, con in testa il ministro del made in Italy Adolfo Urso, sta da tempo tessendo le sue fila diplomatiche per arrivare ad una sua graduale ma sostanziale modifica, come chiede da tempo anche Confindustria “Riteniamo fondamentale continuare a lavorare insieme al Governo, anche in sede europea, affinché si affronti con determinazione il tema dei costi legati al sistema ETS, che hanno un impatto significativo sul prezzo finale dell’energia. È necessario aprire un confronto costruttivo con l’Unione Europea per garantire regole che accompagnino la transizione senza penalizzare la competitività del nostro tessuto industriale”

Si tratta di una misura che sta preoccupando moltissimo anche tutta la filiera del trasporto marittimo, come denunciato anche dall’onorevole Carlo Ciccioli dell’Ecr, ad aprile dello scorso anno “Una misura che, lungi dal garantire un equilibrio tra sostenibilità ambientale e competitività economica, espone i porti europei a un rischio crescente di delocalizzazione delle emissioni (carbon leakage) e perdita di traffici marittimi strategici”. Ecco allora che il governo vuole entrare nel merito cercando di modificare il sistema uno degli ultimi capisaldi del vecchio green deal, che proprio grazie al centro destra sta subendo sostanziale modifiche su alcuni punti come quello dei motori termici, che rischiavano di distruggere interi settori industriali europei. Quello messo a punto dal ministero dell’ambiente è un chiaro tentativo di
operare quel famoso disaccoppiamento tra il prezzo dell’energia e quello del gas naturale, che fa schizzare in alto i prezzi della bolletta. I tecnici del Ministero dell’Ambiente hanno ribadito che a loro avviso, eliminando per i produttori termoelettrici gli oneri di trasporto del gas e le quote ETS, il prezzo marginale scenderebbe, portando una riduzione diffusa delle tariffe elettriche complessive.

La presidente del Consiglio è andata oltre e ha voluto spiegare direttamente il senso della misura, che però, come detto, deve avere l’ approvazione della commissione europea, sostenendo che “oggi si tiene conto anche degli Ets per determinare il prezzo di tutte le forme di energia, anche di quelle rinnovabili, che questa tassa non la pagano”. Ma quello che sostiene il governo, che si evince dalle parole di Fazzolari due sere fa a Porta a Porta, ma come ha anche ribadito, di recente, il capo delegazione al Parlamento europeo dei meloniani, Carlo Fidanza, il sistema è diventato ormai merce per speculatori senza scrupoli, dal momento che l’accesso allo scambio di crediti è stato aperto anche agli hedge fund. E alla fine i crediti vengono acquistati da aziende concorrenti, come quelle statunitensi e cinesi. Ma il governo italiano non è solo in questa battaglia, perché gran parte dell’ industria europea è favorevole ad una decisa modifica di uno strumento che ha già ampiamente mostrato i suoi limiti. Della cosa Giorgia Meloni ne aveva anche parlato con il cancelliere Merz nel loro recente bilaterale a Roma, che ha mostrato ampie aperture per modifiche che vadano nella direzione di salvaguardare la competitività dell’industria europea.

Si tratta quindi di un primo passo importante verso quel cambio di paradigma, di cui il nostro paese si sta facendo portavoce in Europa. “Sia pure con tutte le difficoltà del caso, è la prima volta che si cerca di fare un provvedimento organico sul tema del costo dell’energia in Italia per famiglie e imprese. E vedere che il governo del secondo paese più industrializzato d’Europa pone con forza la questione degli Ets non è solo una grande soddisfazione, per me
che da anni su questo predico nel deserto. Ha anche un effetto politico enorme, perché aiuta ad aprire il dibattito in Europa”. ha detto in maniera assai chiara Antonio Gozzi, presidente di Federacciai, amministratore delegato di Duferco e special advisor di Confindustria per l’autonomia strategica europea, Piano Mattei e competitività. Dopo il successo di Adolfo Urso sul piano delle modifiche al piano sull’automotive che grazie al suo pressing e all’asse con la Germania è stato anticipato di due anni, rispetto alla scadenza prevista. Ora il governo si appresta ad affrontare un’altra battaglia altrettanto decisiva per il futuro dell’industria italiana, che da troppo tempo deve pagare uno scotto alla sua competitività rispetto al resto del mondo, proprio a causa dei costi dell’energia molto piu alti.

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