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IL DUELLO TSIPRAS-EUROPA

…alle 20 di giorno undici.

Per quanto riguarda la crisi greca, ci troviamo nella condizione di sapere i fatti, ma non il perché dei fatti. Solo per citare gli ultimi, Alexis Tsipras, dopo avere ottenuto il forte mandato a rompere con l’Europa, ha fatto tutto il contrario. Anzi, prima ha rifiutato un accordo in cui la Grecia si impegnava per nove miliardi, e ora ne offre uno in cui si impegna per dodici. Chapeau.
Inoltre, secondo quanto riferisce il Corriere della Sera(1), lo scherzetto ha avuto un costo enorme. All’incirca il 4% del prodotto interno lordo greco. Si prevedeva, per quest’anno, un incremento del pil del 2,9%, ora si prevedono tre punti di calo, ed è una differenza di quasi il 6%. L’economia, che prima sembrava riprendersi, ora è disastrata. Le banche, ammesso che siano rifinanziate, ci metteranno tempo per riprendere a funzionare. Infine il governo greco, così imprevedibile e spregiudicato, ha fatto aumentare la già grande diffidenza. La Germania nemmeno lo nasconde.
Qual è la spiegazione di tutto ciò? Dal lato dell’Ue, il mistero è meno fitto. Tutti i grandi Paesi europei sanno che non bisogna allarmare i mercati, visto che la pace borsistica, pagata a caro prezzo, rimane fragile. E dunque per mesi, malgrado l’opposizione della Germania profonda, sono stati disposti a fare l’impossibile, per la Grecia. Ma Tsipras ha interrotto i negoziati, e da un lato l’Unione Europea ha capito che la Grecia voleva abbandonare l’euro, dall’altro si è accorta che la cosa non turbava poi tanto i mercati.
Ora Tsipras si presenta con proposte più gravose, per la Grecia, di quelle che aveva rigettato a fine giugno, e certo potrebbe essere più difficile per l’Europa dire di no. Le contraddizioni sono dunque fondamentalmente greche, ed è ad Atene che va cercata la spiegazione, non a Bruxelles o a Strasburgo. Purtroppo non sappiamo niente di ciò che è avvenuto dietro le porte chiuse. Non ne sa niente nessuno. Si possono soltanto fare ipotesi che domani magari potrebbero essere tutte smentite.
1. Ipotesi del bluff greco. Tsipras e Syriza volevano ottenere di più, in particolare un consistente taglio dei debiti, e si dichiaravano pronti a lasciare l’eurozona se ciò non fosse stato concesso. Per dimostrare che facevano sul serio, hanno indetto un referendum, in modo da essere legittimati dal popolo, per questa epocale decisione. La consultazione gli ha offerto un sostegno entusiastico e ciò avrebbe dovuto spaventare a morte l’Unione Europea. Ma purtroppo per Tsipras ciò non è avvenuto, e lui è stato costretto a tornare sui suoi passi, facendo esattamente l’opposto di ciò che aveva promesso al popolo. Per ottenere l’autorizzazione del Parlamento, ha persino accettato i voti dell’opposizione, e per essere sicuro che l’Europa avrebbe aperto la porta al penitente, ha proposto ai creditori condizioni migliori di quelle che lui stesso aveva prima rifiutato. Fenomenale.
2. Ipotesi dell’ignoranza. Tsipras, come tutti i veri uomini di sinistra, preferisce seguire l’ideale che far di conto. L’Europa non ha certo aiutato la Grecia con l’austerità, l’ha umiliata, l’ha trattata come un Paese di imbroglioni, di scialacquatori, di mendicanti, e a tutto questo non si poteva rispondere che con una sola parola: “Basta!” Meglio non pagare i debiti, meglio uscire dall’euro, tanto peggio non poteva andare. Ma forse, a questo punto, i consiglieri gli hanno dimostrato che andare peggio poteva eccome. E gli hanno anche fatto presente che le sue minacce – “Indico un referendum!”, “Me ne vado immediatamente!”, “Farò ciò che vuole il popolo!” – non facevano paura a nessuno. Bisognava che si rimangiasse tutto, che tradisse il mandato del referendum a meno d’una settimana dal voto e chinasse la testa. È ciò che ha fatto.
3. Ipotesi delle conseguenze prevedibili. Prevedibile è che, se si giungerà ad accettare le proposte di Tsipras, fra qualche anno ci si troverà dinanzi alla stessa crisi. Naturalmente aggravata dai nuovi debiti. Perché il pacchetto proposto da Tsipras non elenca riforme che favoriscano il rilancio produttivo, e l’aumento delle tasse non è una soluzione. Inoltre in Europa non si ha più la minima fiducia in Tsipras, e a questo punto molti chiedono: perché dare ancora denaro ad Atene?
4. Ipotesi delle conseguenze imprevedibili. Forse, mentre la Grecia si chiedeva se dovesse o no abbandonare l’euro, la Germania dal suo lato si convinceva sempre più che era nel suo interesse espellere la Grecia dall’eurozona e abbandonarla al suo destino. Dunque lo stop ai negoziati da parte dei greci, a fine giugno, è stato vissuto dalla Germania come una manna dal cielo. Quegli sciocchi le facevano il favore di evitarle l’accusa di averli scacciati. Dunque nel momento in cui ritornano, dopo avere dimostrato la loro totale inaffidabilità e mancanza di vergogna (gli stessi greci parlano di “capriola” di Tsipras), può darsi che i tedeschi abbiano meno remore a dire di no. Basterebbe richiedere condizioni effettivamente inaccettabili. Aggiungendo che, se il resto dell’Europa vuole fare credito alla Grecia, può farlo senza la partecipazione di Berlino.
Naturalmente si preferirebbe di molto sapere come sono andate effettivamente le cose. Anche perché le ipotesi hanno la brutta abitudine di sbugiardare chi ha osato formularle. Ma per questo bisogna aspettare la storia.
Gianni Pardo, pardonuovo@myblog.it
11 luglio 2015
(1)http://www.corriere.it/editoriali/15_luglio_11/grecia-lezione-che-non-va-sprecata-cb0d50ce-278b-11e5-ab65-6757d01b480d.shtml

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