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Il Dragone è stanco: crollo record delle nascite in Cina nel 2025. La crisi demografica è servita

Crollo storico delle nascite in Cina nel 2025: svanito l’effetto Drago, il tasso scende al 5,6 per mille. Popolazione in calo e pensioni a rischio: l’inverno demografico gela l’economia di Pechino.

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La Cina sta invecchiando, e lo sta facendo molto più velocemente di quanto Pechino avesse previsto. I dati rilasciati lunedì dall’Ufficio Nazionale di Statistica non lasciano spazio a molte interpretazioni ottimistiche: il 2025 ha segnato il minimo storico per il tasso di natalità, spazzando via le speranze legate al breve rimbalzo dell’anno precedente.

La demografia è una scienza inesorabile e, come spesso accade, si rivela un avversario ben più ostico dei dazi commerciali o delle fluttuazioni valutarie. Nonostante gli sforzi del governo centrale, che ha tentato di stimolare le culle con sussidi e permessi, i cittadini cinesi sembrano aver votato con i piedi – o meglio, con la rinuncia alla genitorialità.

I numeri del declino

Il tasso di natalità è sceso a 5,6 nati per 1.000 abitanti nel 2025, in netto calo rispetto al 6,4 del 2023. Si tratta del livello più basso mai registrato nelle serie storiche che risalgono agli anni ’50.

Il confronto anno su anno è impietoso:

  • Nel 2024 (Anno del Drago): si era registrato un picco a 6,77 nati per 1.000 abitanti, spinto dalla superstizione favorevole.
  • Nel 2025: l’effetto è svanito, portando i nuovi nati a circa 7,9 milioni, contro i 9,5 milioni dell’anno precedente.

Di seguito una sintesi dei dati demografici chiave:

IndicatoreDato 2024Dato 2025Variazione
Nuovi nati (milioni)9,57,9Crollo netto
Popolazione totale (mld)1,4081,405-3,4 milioni
Popolazione over 6022%23%+1%
Ecco un grafico che mostra il tasso di nascite e morti, fino al 2024 dal sito NBS cinese:

In rosso tasso di nascite, in azzurro tasso di morti, in viola effetto sulla popolazione

Gli incentivi non bastano: la trappola della liquidità (e della fiducia)

Pechino ha provato a invertire la rotta. La politica del figlio unico è un ricordo di un decennio fa, e oggi il governo offre incentivi in denaro, sgravi fiscali per le famiglie con bambini sotto i 3 anni e ha esteso il congedo di maternità da 98 a 158 giorni. Tuttavia, la risposta della popolazione è stata tiepida.

Come osserva Yue Su, economista dell’Economist Intelligence Unit, “il ritmo del declino è impressionante, soprattutto in assenza di shock maggiori”. La realtà è che i giovani cinesi stanno ritardando matrimonio e figli non per capriccio, ma per una razionale valutazione economica:

  • Pressioni economiche crescenti.
  • Competizione lavorativa feroce.
  • Costi immobiliari e di educazione ancora elevati.

In ottica keynesiana, ci troviamo di fronte a una sorta di “trappola”: puoi offrire liquidità (sussidi), ma se le aspettative future sul reddito e sulla stabilità sono negative, la propensione al consumo (in questo caso, l’investimento a lungo termine di avere un figlio) non riparte.

Un problema di domanda aggregata

Il calo della popolazione per il quarto anno consecutivo (il totale è sceso di 3,4 milioni) pone rischi macroeconomici enormi.

Un minor numero di bambini oggi significa una forza lavoro ridotta domani. E una forza lavoro ridotta dovrà sostenere una coorte di pensionati in rapida espansione (gli over 60 sono ormai il 23% della popolazione).

Le conseguenze sono da manuale di economia:

  1. Pressione sul sistema pensionistico: il sistema è già tirato, e per sostenerlo si rischia di dover aumentare i contributi previdenziali.
  2. Contrazione del reddito disponibile: più tasse sul lavoro per pagare le pensioni significano meno soldi in tasca ai giovani lavoratori.
  3. Crollo della domanda interna: “Una popolazione che si riduce implica una base di consumatori più piccola in futuro”, nota ancora Yue Su. Questo aumenta il rischio di squilibri tra domanda e offerta, rendendo la Cina sempre più dipendente dall’export proprio mentre il mondo erige barriere.

Il tasso di fertilità è crollato a 1 figlio per donna (dati World Bank 2023), ben al di sotto della media globale di 2,2 e della soglia di sostituzione. La Cina sta scoprendo a sue spese che pianificare l’acciaio è facile, ma pianificare la fiducia delle famiglie è tutta un’altra storia.

Domande e risposte

Perché l’Anno del Drago non ha invertito la tendenza a lungo termine?

L’Anno del Drago (2024) è tradizionalmente considerato di buon auspicio nella cultura cinese, portando spesso a un picco temporaneo delle nascite. Tuttavia, si tratta di un fattore culturale e non strutturale. Esaurito l’effetto “superstizione”, sono riemersi immediatamente i problemi di fondo: costi della vita insostenibili, incertezza economica e un mercato del lavoro iper-competitivo. Senza riforme strutturali che migliorino il welfare e il reddito disponibile reale, nessun animale dello zodiaco può compensare la sfiducia delle famiglie.

Quali sono i rischi economici concreti per la Cina nei prossimi 10 anni?

Il rischio principale è la “giapponesizzazione”, ma con un reddito pro capite molto più basso. Una forza lavoro in calo riduce il potenziale di crescita del PIL e mette sotto stress il sistema pensionistico. Se meno persone lavorano e più persone vanno in pensione, il governo dovrà scegliere tra alzare le tasse (deprimendo ulteriormente i consumi) o tagliare i servizi. Inoltre, una base di consumatori domestici più piccola rende difficile la transizione verso un’economia basata sulla domanda interna, lasciando la Cina esposta alla volatilità dell’export.

Le misure del governo cinese possono ancora funzionare?

Al momento, le misure appaiono insufficienti. Estendere i congedi o dare piccoli bonus in contanti non compensa l’altissimo costo di educare un figlio in un sistema competitivo come quello cinese. Gli economisti suggeriscono che servirebbe una risposta molto più “aggressiva”, simile a un massiccio intervento di welfare state in stile nordeuropeo, per abbattere drasticamente i costi di sanità, istruzione e alloggio. Tuttavia, un tale cambiamento strutturale è costoso e politicamente complesso per Pechino.

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