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Il Dollaro crolla ai minimi del 2022. Trump esulta: “Fantastico, lasciamolo scendere”. La strategia della svalutazione competitiva è servita

Il biglietto verde scivola ai minimi del 2022 mentre Trump plaude alla svalutazione competitiva. Tra tensioni FED e manovre commerciali, ecco perché un dollaro debole potrebbe essere la nuova strategia della Casa Bianca per rilanciare l’export USA, con rischi evidenti per l’inflazione.

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Il Re Dollaro sta abdicando? A guardare i grafici delle ultime ore sembrerebbe proprio di sì. Il biglietto verde ha subito un brusco scivolone martedì, toccando i minimi che non si vedevano dai primi mesi del 2022. Ma se a Wall Street e nelle cancellerie europee qualcuno inizia a sudare freddo, c’è un uomo in Iowa che sorride: il Presidente Donald Trump.

Con una mossa che rompe decenni di retorica sulla “Strong Dollar Policy”, l’inquilino della Casa Bianca ha benedetto il crollo della valuta nazionale. “Penso che sia fantastico”, ha dichiarato ai giornalisti, “Il dollaro sta andando alla grande”. Una frase che, tradotta dal “Trumpese” all’economichese, significa: finalmente abbiamo un tasso di cambio che favorisce le nostre fabbriche e non solo la finanza.

Il DXY in caduta libera: i numeri

Basta dare un’occhiata al grafico del Dollar Index (DXY), l’indice che misura la forza del dollaro contro un paniere delle principali valute globali (Euro, Yen, Sterlina, Franco Svizzero, ecc.), per capire l’entità del movimento.

Come si evince dall’immagine, l’indice è scivolato in area 96,2, bucando supporti psicologici importanti.

  • Il movimento: Un calo dell’1,5% in una singola seduta, il peggior tonfo giornaliero da aprile scorso.
  • Il trend: Siamo alla quarta sessione consecutiva di ribassi.
  • Il confronto: Il valore attuale riporta le lancette dell’orologio indietro al febbraio 2022.

Trump non si è limitato a commentare, ma ha esplicitato una dottrina di laissez-faire guidato: “Voglio che la valuta cerchi il suo livello, che è la cosa giusta da fare. Potrei farla salire o scendere come uno yo-yo”. Parole che pesano come macigni sui mercati dei cambi, dove la parola del Presidente USA può spostare miliardi in pochi secondi.

La logica economica: mercantilismo e svalutazione competitiva?

Perché Trump vuole un dollaro debole? La risposta risiede nella bilancia commerciale. Un dollaro forte rende i prodotti americani costosi all’estero e le importazioni economiche in patria. Questo ha distrutto la base manifatturiera USA per decenni. Un dollaro debole inverte l’equazione:

  1. Export: I prodotti Made in USA diventano improvvisamente competitivi sui mercati globali.
  2. Import: Comprare merci straniere diventa più costoso per gli americani, disincentivando l’import e favorendo la produzione interna.
  3. Debito: I debiti esteri denominati in dollari diventano “leggermente” meno onerosi da ripagare per i paesi emergenti, ma il vantaggio principale è tutto interno agli USA.

Trump ha ricordato le vecchie battaglie con l’Asia: “Se guardate alla Cina e al Giappone, combattevo come un inferno con loro perché volevano sempre svalutare. È difficile competere quando loro svalutano. Ma vogliono sempre i nostri dollari”. Ora, a quanto pare, è il turno dell’America di giocare alla “svalutazione competitiva”.

Il ruolo della FED e le tensioni politiche

Il calo del dollaro non è solo frutto delle parole presidenziali. I mercati stanno prezzando un mix esplosivo di fattori tecnici e politici in vista della riunione della Federal Reserve di domani:

  • Tassi di Interesse: La FED dovrebbe lasciare i tassi invariati, ma l’attenzione è tutta sulla guidance, cioè su quello che avverrà in futuro.
  • Indipendenza della Banca Centrale: Si intensificano le voci secondo cui Trump potrebbe annunciare un nuovo Presidente della FED molto più “colomba” (favorevole a tassi bassi e liquidità abbondante) già questa settimana.
  • Shutdown: I timori di un blocco delle attività governative, con i Democratici pronti a bloccare un pacchetto da 1,2 trilioni di dollari se includerà fondi per la sicurezza interna, aggiungono incertezza. E l’incertezza, paradossalmente, sta spingendo gli investitori a vendere dollari in un trade “Sell America”.

Materie prime: il paradosso del petrolio

Solitamente, quando il dollaro scende, le materie prime (che sono prezzate in dollari) salgono. È una correlazione matematica quasi perfetta. Vediamo infatti una certa vivacità sui metalli preziosi, che fungono da rifugio contro la svalutazione monetaria.

Tuttavia, c’è un’anomalia interessante: il petrolio non sta vivendo un boom corrispondente. Questo potrebbe indicare che la debolezza della domanda globale (forse un rallentamento economico in Asia o Europa?) è talmente forte da compensare l’effetto valuta. O forse, la produzione interna USA è talmente elevata da calmierare i prezzi nonostante il dollaro debole.

Conseguenze per i cittadini (e per noi europei)

Cosa significa tutto questo nella vita reale?

  • Per gli americani: Viaggiare in Europa o in Giappone costerà molto di più. I beni importati (elettronica, vestiti) potrebbero rincarare, portando pressione sull’inflazione interna. Ma, secondo la visione di Trump e di molti analisti keynesiani, questo è il prezzo da pagare per riportare lavoro nelle fabbriche del Midwest.
  • Per l’Europa: Un dollaro debole significa un Euro forte. E un Euro forte è una pessima notizia per l’export tedesco e italiano, già in affanno. Se il dollaro continua a scendere, la BCE potrebbe trovarsi costretta a intervenire o a tagliare i tassi più aggressivamente per non vedere le nostre merci fuori mercato.

Siamo di fronte a un cambio di paradigma ben espresso dal consigliere della Casa Bianca Stephen Miran, ora alla Federal Reserve . Dopo anni di “Dollaro Forte” usato come arma finanziaria per attirare capitali, gli USA sembrano voler usare il “Dollaro Debole” come arma commerciale per riequilibrare i conti con il resto del mondo. Quindi, con sicurezza, possiamo dire che non c’è nulla di nuovo e Trump è pronto a tenere il dollaro molto basso.

Resta da vedere se il mercato obbligazionario USA reggerà l’urto o se gli investitori esteri chiederanno rendimenti più alti per detenere asset in una valuta che si sta deprezzando volontariamente.

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