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Il disastro dei chip: L’Europa resta a secco mentre USA e Cina si spartiscono il futuro (e la RAM diventa oro)

L’intelligenza artificiale corre, ma l’Europa rischia di inciampare sui suoi stessi lacci burocratici. I prezzi delle memorie esplodono, Washington usa l’export come un’arma e Bruxelles? Risponde con i soliti sussidi che non risolvono il problema strutturale. Mentre USA e Cina si sfidano a colpi di dazi, i data center europei rischiano il collasso per il costo della RAM. Il fallimento del Chips Act.

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La corsa sfrenata alla digitalizzazione e all’Intelligenza Artificiale sta divorando risorse a un ritmo insostenibile. Non parliamo solo di energia, ma dei mattoni fondamentali dell’economia digitale: i chip di memoria. Quelli che un tempo erano semplici commodity, i moduli RAM, si sono trasformati in asset strategici contesi dalle superpotenze. E in questo scenario, l’Europa si trova scoperta, priva di una strategia reale per sottrarsi a una spirale dei prezzi che minaccia di soffocare sul nascere le sue ambizioni tecnologiche.

È una battaglia per la sopravvivenza digitale, e noi la stiamo guardando dagli spalti.

La geopolitica del silicio: USA vs Cina

Mentre a Bruxelles si compilano moduli, altrove si fa la storia. L’amministrazione Trump (tornata alla Casa Bianca, ndr) ha recentemente concesso a NVIDIA un permesso limitato per esportare chip in Cina, ma incassando un dazio all’export del 25% pagato da Pechino. È la prova definitiva: gli Stati Uniti usano l’export tecnologico come leva geopolitica, esattamente come hanno fatto con le forniture di GNL all’Europa. Ma ha davvero senso economico pensare che l’UE possa sedersi a questo tavolo senza una propria capacità produttiva reale?

La risposta è ovvia: no.

Un’esplosione dei prezzi “non monetaria”

I chip di memoria (DRAM e NAND Flash) sono ovunque: smartphone, server, cloud e, soprattutto, nei data center che alimentano l’IA. Il mercato è passato da 120 miliardi di dollari nel 2020 a circa 176 miliardi quest’anno. Ma attenzione: non è una crescita sana. Siamo di fronte a una inflazione da scarsità, non monetaria.

  • Concentrazione: Pochi produttori (Samsung, SK Hynix) hanno un potere di prezzo enorme.
  • Domanda esponenziale: L’IA “mangia” memoria a ritmi che la produzione non riesce a soddisfare.
  • Prezzi alle stelle: Un chip DDR4 da 16GB che costava 20 dollari ora supera i 60 dollari. Un aumento del 200% che si scarica direttamente sui costi operativi dei data center europei.

Questa dinamica sta mettendo all’angolo i piccoli e medi operatori europei. Con i margini già erosi dai costi energetici (grazie alle politiche green dell’UE), chi pagherà il conto di questi aumenti? Semplice: le aziende verranno spinte fuori dal mercato.

L’illusione del “Chips Act” europeo

Di fronte a questo scenario drammatico, la risposta dell’Unione Europea appare, come spesso accade, tardiva e focalizzata sullo strumento sbagliato. Il Chips Act europeo, lanciato nel 2023, punta a portare il 20% della produzione globale in Europa entro il 2030, mobilitando miliardi di euro pubblici e privati (43 miliardi l’obiettivo). Certo, ci sono i 920 milioni per Infineon a Dresda, ma guardiamo la realtà in faccia.

Il caso Intel in Germania è emblematico: i sussidi miliardari non bastano a creare un ecosistema competitivo se mancano le basi. L’Europa soffre di un male incurabile a suon di bonus:

  1. Costi energetici fuori scala: Produrre chip richiede quantità immani di energia, che in Europa costa troppo.
  2. Burocrazia soffocante: Non si crea innovazione per decreto.
  3. Mancanza di capitale di rischio: Manca un vero mercato dei capitali libero, sostituito da fondi statali che drogano il mercato senza creare valore a lungo termine.

Mentre Apple si è blindata con contratti a lungo termine per le sue memorie specializzate, l’industria europea è esposta alle intemperie. Bruxelles pensa di poter comprare l’indipendenza tecnologica con i soldi dei contribuenti, ignorando che senza una deregolamentazione massiccia e un abbattimento dei costi energetici, quelle fabbriche (se mai apriranno) saranno cattedrali nel deserto. La cura sarebbe il contrario di quello che fa la Commissione: liberalizzare, facilitare, abbattere i costi energetici cancellando le tassazioni carboniche. Però l’ideologia è più importante dell’economia a Bruxelles.


Domande e risposte

Perché i prezzi della RAM stanno aumentando così tanto?

Non è la classica inflazione monetaria, ma una crisi di scarsità (lato offerta) unita a un boom della domanda. L’Intelligenza Artificiale richiede capacità di memoria enormi, e i pochi produttori mondiali (quasi tutti asiatici) faticano a tenere il passo. Inoltre, le tensioni geopolitiche tra USA e Cina aggiungono dazi e restrizioni che gonfiano ulteriormente i costi finali.

Il Chips Act europeo risolverà il problema della dipendenza estera?

È molto improbabile nel breve-medio termine. Sebbene l’UE stia stanziando miliardi per attirare produttori, mancano le condizioni strutturali di base: l’energia in Europa costa troppo per rendere competitiva la produzione di chip ad alto consumo, e la burocrazia scoraggia gli investimenti privati reali. I sussidi tamponano, ma non curano la mancanza di un ecosistema favorevole al business.

Quali conseguenze avrà questo aumento sui consumatori e sulle aziende?

L’impatto sarà diretto sui costi dei servizi digitali. I data center europei, schiacciati tra costi energetici alti e hardware (RAM) triplicato nel prezzo, dovranno alzare le tariffe per il cloud e l’hosting. Le piccole aziende tecnologiche europee rischiano di chiudere o di essere assorbite dai giganti americani, che hanno contratti di fornitura blindati e margini migliori.

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