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Il deficit commerciale USA crolla ai minimi dal 2009: la cura dei dazi inizia a funzionare e far male
USA, deficit commerciale a picco: a ottobre tocca i minimi dal 2009 ($29,4 mld). L’effetto dazi sorprende gli analisti e dimezza le stime. La strategia di Trump sta cambiando i flussi globali.

Ottobre 2025 segna una svolta storica per i conti con l’estero degli Stati Uniti. Contro ogni previsione, il disavanzo si riduce drasticamente, segnalando un riaggiustamento strutturale dell’economia americana che pochi analisti avevano previsto.
Se c’era bisogno di una conferma che le dinamiche del commercio globale stanno cambiando pelle, i dati di ottobre 2025 forniti dal Dipartimento del Commercio USA sono la prova definitiva. Il deficit commerciale degli Stati Uniti si è ridotto bruscamente a 29,4 miliardi di dollari, toccando il livello più basso dal lontano giugno 2009.
Ecco la grafica di Tradingeconomics con ottica a tre anni:
E con orizzonte decennale:
Siamo di fronte a un dato che ha spiazzato il “consensus” degli economisti: le previsioni parlavano di un disavanzo intorno ai 58,1 miliardi, mentre il dato reale ha quasi dimezzato le attese, scendendo nettamente rispetto ai 48,1 miliardi (rivisti) di settembre. Evidentemente, l’implementazione dei dazi e le nuove politiche commerciali stanno generando oscillazioni significative nei flussi, modificando la struttura stessa dell’import-export a stelle e strisce.
Cosa sta succedendo ai flussi commerciali?
Il miglioramento del saldo è frutto di una manovra a tenaglia: le importazioni scendono e le esportazioni salgono. È la classica ricetta per il riequilibrio, applicata però con una rapidità che lascia sorpresi.
Le Importazioni: Sono calate del 3,2%, scendendo a 331,4 miliardi di dollari, il minimo da 21 mesi. A guidare questo calo è stato il crollo nell’acquisto di preparati farmaceutici e, in misura minore, di oro non monetario e mezzi di trasporto. Tuttavia, non tutto l’import soffre: gli americani continuano a comprare accessori per computer e apparecchiature per le telecomunicazioni.
Le Esportazioni: Sono cresciute del 2,6%, raggiungendo il record storico di 302 miliardi di dollari. Curiosamente, il balzo è stato trainato da un’impennata nell’export di oro non monetario e altri metalli preziosi, mentre si è registrata una frenata nei beni farmaceutici e nei servizi governativi.
La geografia del deficit
Analizzando i partner commerciali, si nota come la bilancia resti in rosso con i grandi fornitori storici, ma con dinamiche in evoluzione. Ecco i disavanzi più significativi registrati in ottobre:
| Paese Partner | Deficit (Ottobre 2025) |
| Messico | -17,9 miliardi $ |
| Taiwan | -15,7 miliardi $ |
| Vietnam | -15,0 miliardi $ |
| Cina | -13,7 miliardi $ |
Un dato politicamente molto rilevante è quello relativo all’Unione Europea: il gap commerciale si è ridotto drasticamente a soli 6,3 miliardi di dollari. Un segnale che l’Europa sta perdendo quote nel mercato americano o che le catene del valore si stanno accorciando. Clamoroso il dato dell’Irlanda: il deficit è calato da 15,1 miliardi a 5,3 miliardi. L’Italia ha ancora un surplus verso gli USA; ma ridotto a soli 500 milioni, mentre quello francese è pari a 1,3 miliardi e quello tedesco è di 5,1 miliardi. Gli USA sono in surplus verso Paesi Bassi e Belgio.
Un riaggiustamento necessario
Questi dati ci dicono una cosa semplice: il riaggiustamento dell’economia USA, per quanto doloroso per i partner commerciali, è in atto. La riduzione di questi deficit cronici era necessaria per la stabilità macroeconomica di lungo periodo. Anche se in pochi ci credevano, la strategia dell’amministrazione Trump sta effettivamente riportando in equilibrio i conti con l’estero.
Certo, questo rende gli Stati Uniti meno “simpatici” agli occhi dei grandi esportatori globali (Cina e Germania in testa), che vedono restringersi il loro mercato di sbocco preferito, ma per Washington questo significa meno debito estero e una maggiore domanda interna soddisfatta dalla produzione nazionale o da partner strategici. Resta da vedere se la volatilità di settori come l’oro e la farmaceutica sia transitoria, ma la tendenza di fondo appare tracciata.
Domande e risposte
Perché il deficit commerciale USA è sceso così tanto in un solo mese?
Il crollo è dovuto a una combinazione di fattori tecnici e politici. L’implementazione dei dazi ha frenato le importazioni, portandole ai minimi da quasi due anni, mentre l’export ha toccato livelli record. Hanno influito molto anche componenti volatili come l’oro non monetario (che ha spinto l’export) e il calo dell’import farmaceutico. Tuttavia, il divario rispetto alle previsioni suggerisce che l’impatto delle politiche protezionistiche sia stato sottostimato dagli analisti.
Quali sono le conseguenze per l’Europa e gli altri partner commerciali?
Per i partner commerciali storici non sono buone notizie. La riduzione del deficit con l’UE a soli 6,3 miliardi indica che le merci europee faticano di più ad entrare nel mercato USA. Paesi come Messico, Vietnam e Taiwan mantengono surplus elevati, ma la tendenza generale americana è quella di ridurre la dipendenza dall’estero. Questo costringerà i paesi esportatori a stimolare la propria domanda interna per compensare il calo dell’export verso l’America.
Questa politica economica è sostenibile per gli Stati Uniti?
In un’ottica keynesiana e di sovranità economica, ridurre un deficit commerciale cronico è positivo perché smette di drenare domanda aggregata verso l’estero. Sebbene i dazi possano alzare i prezzi di alcuni beni importati (come l’elettronica, che infatti continua ad essere acquistata), il riequilibrio favorisce la produzione interna e riduce l’indebitamento netto del paese verso il resto del mondo. È un “aggiustamento doloroso” ma necessario per risanare i fondamentali economici USA.









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