Difesa
Il de profundis del “Super-Carro” europeo: perché la Germania è pronta a rottamare l’MGCS (e a rilanciare la propria industria)
L’asse Parigi-Berlino sui carri armati scricchiola. Macron lega il destino del MGCS ai caccia FCAS, ma la Germania è pronta a correre da sola con il Leopard 2 A8, rilanciando la propria industria.
Se c’è una cosa che la storia degli appalti militari europei ci insegna, è che unire due Paesi con visioni strategiche opposte in un unico progetto produce, quasi sempre, ottimi ritardi e pessimi compromessi. Il Main Ground Combat System (MGCS), il tanto sbandierato “carro armato del futuro” a trazione franco-tedesca, sembra destinato a confermare questa ferrea regola. Un problema sottolineato da HartPunkt, che però potrebbe ritorcersi contro Parigi.
Le recenti dichiarazioni del Presidente francese Emmanuel Macron hanno infatti gettato una pietra tombale sull’entusiasmo (già scarso) che circondava l’iniziativa. Macron ha candidamente subordinato il futuro del MGCS ai progressi del FCAS, il controverso caccia di sesta generazione sviluppato con Germania e Spagna. In parole povere: se Parigi e Berlino non trovano un accordo su chi debba costruire i software e i motori dell’aereo, salterà anche l’accordo sui cingolati. Un ricatto politico che, tuttavia, potrebbe rivelarsi un clamoroso autogol per l’Eliseo e una benedizione per l’economia industriale tedesca, anche perché, in questo caso, saggiamento Berlino ha un potente “piano B”, anzi più di uno.
Il bluff francese e il pragmatismo industriale tedesco
La strategia francese del “tutto o niente” nasconde una debolezza strutturale. Se il progetto aeronautico FCAS dovesse naufragare, la Germania accuserebbe certamente un colpo politico, ma non rischierebbe di perdere il proprio know-how industriale nel settore terrestre. Al contrario, l’industria tedesca dei mezzi corazzati è tra le più fiorenti e avanzate al mondo.
Da un punto di vista strettamente macroeconomico e keynesiano, la spesa militare non è mai solo un costo, ma un potente volano per la domanda aggregata, l’occupazione qualificata e lo sviluppo tecnologico nazionale. Rinunciare alle pastoie di un progetto transnazionale bloccato dai veti incrociati, per investire direttamente nella propria filiera interna, garantirebbe a Berlino un moltiplicatore economico ben superiore.
Anche scorporando il destino del carro da quello dell’aereo, i nodi vengono al pettine. Gli interessi nazionali contrapposti stanno paralizzando le scelte tecniche più elementari. Un esempio su tutti? Non si è ancora deciso quale cannone monterà questo fantomatico MGCS:
- Il progetto francese: KNDS France spinge per un cannone da 140 mm, puntando sulla forza bruta e su specifiche esigenze tattiche transalpine.
- Il progetto tedesco: Rheinmetall propone un cannone da 130 mm, considerato più equilibrato in termini di logistica, cadenza di tiro e standardizzazione.
Non problemi insormontabili, ma si parte da un clima di sfiducia reciproca che non aiuta gli accordi.
L’illusione del “Sistema di Sistemi”
C’è poi la questione dottrinale. L’MGCS è stato venduto ai decisori politici non come un semplice carro armato, ma come un “sistema di sistemi”. L’idea di base è che il carro armato principale, i veicoli lanciamissili e i mezzi di supporto debbano condividere lo stesso telaio. Sulla carta sembra geniale, ma nella realtà operativa di una Bundeswehr che possiede già una pletora di piattaforme diversificate, i vantaggi logistici di questo telaio unico sarebbero, a dir poco, trascurabili.
Inoltre, se guardiamo al passato, le brigate della Guerra Fredda erano già un vero e proprio “sistema di sistemi”. Avevano carri armati, artiglieria semovente, mezzi antiaerei e veicoli per il genio, tutti coordinati, seppur tramite obsolete radio analogiche. Oggi, il futuro MGCS dovrebbe comunque integrarsi nella rete di comando digitale D-LBO e nella moderna catena sensore-tiratore. Aggiungiamo a questo quadro l’esplosione dei veicoli terrestri senza pilota (UGV), e appare evidente come il tentativo di cristallizzare un’unica architettura chiusa franco-tedesca sia un approccio anacronistico. Molto più logico avere dei protocolli condivisi sulla base dei quali ogni operatore abbia la possibilità di sviluppare la propria soluzione, comunque interfacciabile e compatibile.
Il Piano B è già il Piano A: lunga vita al Leopard e benvenuto Panther
Se l’MGCS dovesse finire su un binario morto, la Germania non si troverebbe affatto disarmata. Negli ultimi decenni, aziende come KNDS Germany e Rheinmetall hanno continuato a modernizzare il venerabile Leopard 2, portandolo al recentissimo standard Leopard 2 A8.
| Caratteristica | Programma MGCS | Ecosistema Leopard 2 A8 |
| Stato attuale | Impasse politico e tecnico | In produzione attiva e in consegna |
| Rischio d’investimento | Altissimo (tecnologie non testate) | Minimo (piattaforma collaudata) |
| Impatto economico | Condiviso e disperso | Forte ricaduta sull’industria tedesca |
| Clienti export | Nessuno | Numerosi partner NATO (es. Italia, Svezia) |
Esiste già una linea di produzione pienamente operativa, con un indotto sterminato e collaudato. Le competenze ci sono tutte: Rheinmetall costruisce i cannoni, mentre Hensoldt fornisce l’elettronica di bordo e i sensori.
In aggiunta, l’industria tedesca sta intelligentemente muovendo le sue pedine all’interno del progetto europeo EDF MARTE (Main Armoured Tank of Europe). Qui, a differenza del tavolo ristretto e litigioso con Parigi, Berlino dialoga con Svezia, Spagna, Italia, Norvegia e Finlandia. Tutti paesi che già condividono esperienze operative con l’industria tedesca (Leopard 1 , 2 o H-2000) applicate con flessibilità e successo. Italia e Germania stanno già implementando la piattaforma KF-51 Panther KF-41 Lynx, di cui 4 esemplari sono già stati consegnati ai reparti per la valutazione e su cui verrà istallata una torretta Leonardo. Un metodo di cooperazione semplice e che abbrevia i tempi di sviluppo.
KF-41 Lynx consegnato all’esercito italiano con torretta Rheinmetall che verrà sostituita dalla torretta Leonardo
Con il Cancelliere Friedrich Merz che ha già ipotizzato di trasformare la Bundeswehr nella forza armata convenzionale più potente dell’UE, l’industria tedesca si trova davanti a una commessa interna colossale. La fine dell’MGCS, dunque, non è una tragedia europea, ma la migliore opportunità per l’economia e la difesa della Germania di imporre il proprio standard per i prossimi cinquant’anni.
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