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Il colpo di stato è servito (di Giuseppe Palma)

 

 

Secondo quelle che furono le intenzioni dei Padri Costituenti, il Presidente della Repubblica – ai sensi dell’art. 92 della Costituzione – non ha alcun potere di discrezionalità nella scelta dei ministri. Il suo è solo un controllo formale, e non di merito, sulla proposta del Presidente del Consiglio. Tra gli altri, i Padri Costituenti Costantino Mortati e Aldo Bozzi, entrambi giuristi, furono chiarissimi: “L’avere condizionato la nomina dei ministri alla proposta del presidente del consiglio (che deve ritenersi strettamente vincolante pel capo dello stato) è pura e semplice applicazione del principio di supremazia conferita al medesimo , e della responsabilità a lui addossata per la condotta politica del gabinetto: responsabilità che, ovviamente, non potrebbe venire assunta se non potesse giovarsi, per il concreto svolgimento della medesima, di un personale di sua fiducia” (Costantino Mortati); “è quindi evidente che i ministri debbano avere la fiducia del Presidente del Consiglio, ed è da escludere che il Capo dello Stato abbia il potere di rifiutarne la nomina” (Aldo Bozzi).

E’ pertanto il Presidente del Consiglio che, assumendosi la responsabilità politica del governo da lui presieduto di fronte alle Camere alle quali chiede il voto di fiducia (art. 94 Cost.), sceglie i ministri che dovranno – di concerto con lui – determinare la politica generale dell’esecutivo, ivi compresa quella economica. Non a caso l’art. 95 della Costituzione recita: “Il Presidente del Consiglio dei Ministri dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile. Mantiene l’unità di indirizzo politico ed amministrativo, promuovendo e coordinando l’attività dei Ministri”. Per quale strano motivo il Presidente del Consiglio dovrebbe dirigere la politica generale del governo (compresa quella economica), assumendosene tutta la responsabilità politica, sulla base di ministri non scelti da lui ma dal Presidente della Repubblica che è totalmente estraneo al rapporto di fiducia Camere-Governo? Per quale assurdo motivo i gruppi parlamentari che dovrebbero votare la fiducia all’esecutivo non possono indicare un ministro dell’economia che realizzi il programma di governo? Non a caso il primo comma dell’art. 90 della Costituzione sancisce l’irresponsabilità del Presidente della Repubblica in merito agli atti da egli compiuti nell’esercizio delle sue funzioni. Responsabilità che grava sul Governo, tant’è che tutti gli atti del Capo dello Stato – perché abbiano efficacia – necessitano della controfirma governativa (art. 71 Cost.)!

Del resto, il motivo del Colpo di Stato di Mattarella è chiaro ed è stato ammesso dallo stesso Presidente della Repubblica nei minuti successivi alla rinuncia di Giuseppe Conte all’incarico di formare il nuovo Governo. Sergio Mattarella ha detto espressamente che non se l’è sentita di firmare il decreto di nomina di Paolo Savona quale ministro dell’economia perché il professore euroscettico ha criticato l’euro, e quindi con lui all’economia non sarebbe stata garantita la permanenza dell’Italia nella moneta unica europea. Come se l’euro fosse una religione, un dogma che non si può neppure criticare. Questa è dittatura del potere finanziario!

L’euro, stando alle parole di Mattarella, è stato posto al di sopra della democrazia e della Costituzione! I poteri forti della finanza e del capitale internazionale hanno distrutto la sovranità popolare e quindi il voto dei cittadini espresso nelle urne il 4 marzo. La politica e le Istituzioni democratiche hanno il dovere di porre un argine allo strapotere della finanza e dei mercati, invece Mattarella ha obbedito acriticamente ai diktat di Bruxelles e Francoforte, facendo gli interessi dello straniero e non quelli nazionali.

La scusa addotta da Mattarella è quella della “tutela” dei risparmi degli italiani. Fandonie! Quando le Banche del Centro-Italia depredavano i risparmi di migliaia di poveri cittadini truffati, Mattarella taceva. Quando in Ue veniva approvato il Bail-in, dov’era Mattarella?

Ma v’è di più. Quale Costituzione intende “tutelare” Mattarella? Il primo comma dell’art. 1 recita espressamente: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”. L’euro è un accordo di cambi fissi, quindi gli Stati – per poter tornare ad essere competitivi -, non potendo più intervenire sul cambio (cioè non potendo più ricorrere alla leva della svalutazione monetaria), sono costretti ad intervenire sul lavoro attraverso la riduzione dei salari, la contrazione delle garanzie contrattuali e di legge in favore del lavoratore e l’eccessiva precarizzazione del rapporto lavorativo (svalutazione del lavoro). Il Presidente Mattarella nel discorso di ieri sera ha messo l’euro davanti a tutto! Quale Costituzione intende quindi salvaguardare Mattarella?

Come se non bastasse, oggi il Presidente della Repubblica – violando apertamente il principio democratico e la sovranità popolare – si accinge a conferire l’incarico di formare il nuovo Governo a Carlo Cottarelli, uomo del FMI (Fondo Monetario Internazionale), non eletto da nessuno e personaggio dell’establishment eurocratico. Tanto per capirci, Cottarelli è un Monti-bis, con la differenza che Mario Monti ottenne la fiducia da entrambe le Camere, Cottarelli (o chi per lui) non otterrà alcuna fiducia parlamentare e condurrà il Paese a nuove elezioni. Nel frattempo adotterà provvedimenti contro i diritti fondamentali a colpi di regolamenti governativi, oltre a piazzare più di 300 uomini graditi all’Ue nei posti che contano!

Il Colpo di Stato è servito. Per la prima volta nella storia d’Italia (non solo della Repubblica, ma anche del Regno) le forze politiche che hanno ottenuto più voti alle elezioni e di conseguenza più seggi in Parlamento, restano fuori dalla formazione del governo. Il M5S, primo partito col 32,7% dei voti popolari, e la Lega, primo partito della coalizione di centro-destra che aveva ottenuto la maggioranza relativa dei voti, non andranno al governo del Paese! Pur di non avere un esecutivo con all’interno un uomo di 82 anni che si è permesso di criticare l’euro, il Presidente della Repubblica fa saltare il tavolo del governo politico per mandare a Palazzo Chigi un tecnico della finanza e dei poteri forti, un uomo dell’austerità europea privo dell’appoggio dei gruppi parlamentari di maggioranza e senza alcuna possibilità di ottenere la fiducia delle Camere.

La soluzione istituzionale c’è: mettere in stato d’accusa il Presidente della Repubblica per ATTENTATO ALLA COSTITUZIONE! A tal proposito l’art. 90 recita: Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione. In tali casi è messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune, a maggioranza assoluta dei suoi”. M5S e Lega hanno in Parlamento la maggioranza assoluta dei seggi. Sin da ieri sera anche Fratelli d’Italia ha dato la sua disponibilità a votare la messa in stato di accusa, quindi i numeri ci sono.

Il popolo, la sua sovranità e la democrazia sono sotto attacco della finanza internazionale e dell’euro. Il momento è gravissimo. Il voto popolare del 4 marzo è stato palesemente tradito! La Costituzione è stata calpestata addirittura da chi è pagato per difenderla!

Il Colpo di Stato è servito!

Avv. Giuseppe PALMA


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