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Il Canada corre alle armi: 250 nuovi blindati e tank per il “Grande Nord” (e per guardarsi le spalle?)
Il Canada anticipa al 2029 l’acquisto di 250 nuovi blindati e prepara i tank per l’Artico. Tra le minacce russe e cinesi nel Grande Nord, spunta anche un’insolita simulazione di difesa dai vicini americani.

L’immagine del Canada come placida nazione di aceri e giubbe rosse a cavallo sta per essere aggiornata con qualcosa di decisamente più pesante. Ottawa ha deciso di premere l’acceleratore sulla modernizzazione delle sue forze armate, con un piano che prevede l’acquisto urgente di centinaia di veicoli corazzati e l’aggiornamento della flotta di carri armati.
Una mossa che solleva sopracciglia e interrogativi: in un mondo dove le guerre si combattono con droni e sanzioni, perché il Canada sente il bisogno di una forza corazzata pesante? La risposta ufficiale guarda a Mosca e all’Artico, ma tra le righe dei documenti di difesa spunta anche uno scenario da fantapolitica (o forse no): il confine meridionale con gli Stati Uniti. Comunque i piani canadesi sono ambiziosi per una nazione così vasta, ma anche così poco abitata.
Un’accelerazione improvvisa sui blindati
Secondo quanto emerso dalla conferenza International Armoured Vehicles tenutasi in Inghilterra, l’esercito canadese non ha solo confermato i piani di acquisto, ma ha drasticamente accorciato le tempistiche. Se prima si parlava di un ingresso in servizio per il 2035, ora l’obiettivo è avere i mezzi operativi tra il 2029 e il 2031.
La lista della spesa di Ottawa è piuttosto specifica:
- 250+ Veicoli da Combattimento Corazzati (AFV): Destinati a due nuovi battaglioni di cavalleria media.
- Specifiche tecniche: Devono garantire mobilità tattica elevata e protezione balistica STANAG Livello 6 (resistenza a cannoni automatici da 30mm e schegge di artiglieria).
- Modularità: Si richiedono configurazioni variabili che includano cannoni, mortai, lancio di loitering munitions (droni suicidi) e sistemi di comando.
Tra i candidati papabili per questa fornitura spiccano il CV90 di BAE Systems (svedese), il Redback sudcoreano e il Lynx della tedesca Rheinmetall.
Il ritorno del “Tank”: modernizzare i Leopard
Non si tratta solo di fanteria meccanizzata. Il Canada intende rimettere mano alla sua flotta di carri armati principali (MBT). Il progetto Heavy Direct Fire Modernization (HDFM) prevede:
- Upgrade immediato: Portare la flotta di Leopard 2A6 allo standard 2A6M entro il 2033, digitalizzando i sistemi analogici e migliorando le ottiche.
- Nuovo acquisto: Avviare la selezione di un nuovo carro armato da battaglia entro il 2030, che dovrà operare in tandem con i vecchi Leopard fino alla loro dismissione prevista per il 2035-2037.
Ecco una sintesi delle tempistiche previste:
| Progetto | Obiettivo | Tempistica Precedente | Nuova Tempistica |
| Nuovi AFV (250+) | Battaglioni Cavalleria | 2035 | 2029 – 2031 |
| Leopard 2 Upgrade | Modernizzazione 2A6M | N/D | Entro il 2033 |
| Nuovo MBT | Sostituzione flotta | Post-2035 | Selezione dal 2030 |
La minaccia del “Grande Nord”
Perché questa fretta? La risposta più ovvia è a Nord. L’Artico non è più solo una distesa di ghiaccio, ma un teatro di competizione strategica ed economica. La Russia ha da tempo militarizzato la sua fascia artica con basi e sistemi d’arma ottimizzati per il gelo, e anche la Cina mostra un interesse crescente per le rotte polari.
Il Canada si è reso conto che i suoi attuali mezzi, basati sui vecchi M113 (TLAV) e sui ruotati LAV 6.0, potrebbero non bastare. I veicoli cingolati sono essenziali per muoversi sulla neve profonda e sul terreno difficile del nord, dove i mezzi ruotati faticano. Ottawa deve dimostrare di poter presidiare fisicamente il proprio territorio artico, altrimenti qualcun altro lo farà al posto suo.
L’ipotesi “impossibile”: difendersi dagli USA?
Qui la faccenda si fa interessante e scivola nel surreale. Il Canada confina via terra solo con gli Stati Uniti. Eppure, fonti governative hanno rivelato al Globe and Mail che le forze armate canadesi hanno condotto wargames (simulazioni) ipotizzando uno scenario di invasione da parte degli USA.
Sebbene definito “altamente improbabile” e puramente teorico, il fatto che esista un piano di difesa asimmetrica (stile guerriglia, simile a quanto visto in Afghanistan) contro l’alleato storico è indicativo del raffreddamento dei rapporti. Le recenti tensioni retoriche con l’amministrazione Trump, le dispute sulla Groenlandia (dove Trump vorrebbe estendere la “Golden Dome” missilistica e il Canada invia truppe per esercitazioni con i danesi) e le battute sull’annessione hanno creato un clima di nervosismo.
Trump shared a doctored image showing a Western Hemisphere in which Canada — along with Greenland and Venezuela — is covered by the American flaghttps://t.co/N5eHosdAlq pic.twitter.com/8ny1JaKRJq
— National Post (@nationalpost) January 25, 2026
A che serve dunque questa forza?
La realtà è, come spesso accade, una via di mezzo. Il Canada non si sta riarmando per combattere una guerra convenzionale contro gli Stati Uniti — una battaglia che non potrebbe vincere. Si sta riarmando per due motivi pragmatici:
- Deterrenza Artica: Per scoraggiare Russia e Cina nel “High North”.
- Sovranità passiva: Se il Canada non è in grado di difendere il Nord America dall’Artico, gli Stati Uniti si sentiranno obbligati a farlo sul suolo canadese, riducendo Ottawa a un mero protettorato militare. Avere una forza credibile è il prezzo da pagare per mantenere la propria sovranità decisionale nei confronti del potente vicino.
Insomma, Ottawa apre il portafoglio non tanto per fare la guerra a Washington,, ma per evitare che Washington debba “salvarla” con troppa invadenza. Spendere contro un emico che non esiste, per mantenere lontano un amico che è già fin troppo vicino.









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