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I TRE TRAPPOLONI TEDESCHI PER FAR FINTA CHE ESISTA UN’EUROPA SOCIALE

 

 

Oggi il giornale tedesco  SZ si sofferma, finalmente, ad analizzare i motivi del fallimento del progetto europeo, il motivo come mai affascini sempre di meno, e venga visto in modo sempre più ostile e polemico. SZ è una sorta di organo non ufficiale dei Cristiano Sociali Bavaresi,  i concorrenti-nemici di AfD e parte attiva del PPE.

Il  motivo identificato è, banalmente, ovvio: l’Unione è un mostro ordoliberista e burocratico che non tutela la sicurezza sociale dei cittadini e non li protegge dai “Capitalismo d’assalto anglosassoni e asiatici”, dimenticandosi che il capitalismo più predatorio è proprio quello europeo-germanico, anche perchè quello asiatico, vedi Cina e Giappone, fa comunque riferimento al potere politico e quindi, in modo distorto o diretto, al popolo, ed in questo momento quello americano è meno aggressivo, paradossalmente, di quello tedesco.

Torniamo al problema ed alle possibili soluzioni indicate da SZ per rendere l’Europa più Sociale:

a) Una aliquota minima per le imprese, in modo da evitare la concorrenza fiscale. questo potrebbe anche essere utile, ma chi controllerà le varie deduzioni etc. Perchè  anche le regole fiscali contabili dovrebbero essere uguali. Un obiettivo complesso, ma condivisibile;

b) Un “Fondo Europeo Pensionistico Unico”, che dovrebbe investire in titoli ed immobili. un supporto unico europeo alla pensioni. Un sistema che ha due grosso difetti: il primo è che non è compatibile con il sistema a ripartizioni italiano, per cui per applicarlo dovremmo iniziare a tagliare le pensioni erogate o incrementare pesantemente i contributi e le età pensionabili. Siamo sicuri che questo renderebbe la UE più popolare. Il secondo problema, come sentono i tedeschi, è che legheremmo il valore delle pensioni alle performance finanziarie mobiliari ed immobiliari, cioè a due mercati notoriamente soggetti a fenomeni di bolla. Quindi in caso di crisi economica, magari con esplosione di debito sovrano, ci troveremmo a tagliare le pensioni con un effetto prociclico a spirale. Un’idea che sembra di buon senso, ma è demenziale.

c) La “Paga minima Europea”. Se pensate che si intenda fissare una paga base uguale da Sofia al Lussemburgo vi sbagliate. Perfino i tedeschi più eurofilli si rendono conto che questo non è possibile, che fissare una unica remunerazione su tutta l’Unione sarebbe una mossa socialmente utile, soprattutto per i paesi con paghe più contenute, ma non realizzabile, anche se sicuramente fermerebbe gran parte dei processi di delocalizzazione interna e di concorrenza fra paesi. Allora la genialata: lo stipendio base europeo dovrebbe essere pari al 60% dello stipendio medio. vediamo un po’ di stipendi medi europei

Quindi la grande soluzione dello “Stipendio minimo europeo” è pagare 7400 euro all’anno un lituano, 8300 uno slovacco, e 40 mila un lussemburghese. Che dire, un modo non per migliorare ed omogeneizzare le remunerazioni, ma per cristallizzare le differenze, renderle permanenti. L’Europa sciale diventa l’Europa delle differenze sociali, un sistema eterno, quasi, per classi. Non un avanzamento, ma un deciso arretramento.

Queste sono le prospettive per la prossima commissione. Di male in peggio.

 


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