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I Clinton sfidano il Congresso: rifiutano di testimoniare sul caso Epstein. È scontro totale

Scontro totale a Washington: Bill e Hillary Clinton rifiutano di testimoniare sul caso Epstein, definendo “illegale” la convocazione di Comer. Scatta la procedura per oltraggio al Congresso.

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Non c’è solo Donald Trump nel mirino delle polemiche, anzi. L’attenzione si sposta bruscamente su Bill e Hillary Clinton, che hanno deciso di alzare le barricate. La coppia più potente della politica democratica americana ha formalmente rifiutato di testimoniare davanti agli investigatori del Congresso in merito ai loro rapporti con il defunto trafficante sessuale Jeffrey Epstein, innescando un’escalation nello scontro, ormai lungo mesi, con il presidente del Comitato di Vigilanza della Camera, il repubblicano James Comer.

Il rifiuto e la strategia legale

I Clinton avrebbero dovuto deporre questa settimana, poche settimane dopo che il Dipartimento di Giustizia (sotto l’amministrazione Trump, ndr) ha rilasciato volumi di “Epstein Files”. Sebbene questi documenti fossero pesantemente oscurati, la figura dell’ex presidente Bill Clinton vi appariva in modo prominente. Il calendario era fissato: Bill avrebbe dovuto parlare oggi, 13 gennaio, e Hillary domani. Tuttavia, poche ore prima della scadenza, i Clinton hanno giocato d’anticipo con una mossa netta: una lettera di otto pagine in cui chiariscono di non avere alcuna intenzione di presentarsi.

Le motivazioni addotte sono tanto legali quanto politiche:

  • Definiscono i mandati di comparizione (subpoenas) emessi da Comer come “non validi e legalmente inapplicabili”.

  • Promettono di combattere Comer, il presidente della commissione parlamentare, “finché sarà necessario”.

  • Sostengono che la decisione di non testimoniare spettasse a loro, scrivendo provocatoriamente: “Ma noi l’abbiamo presa [la decisione]. Ora tu devi prendere la tua”.

La reazione del Congresso: verso l’oltraggio?

La risposta del Comitato non si è fatta attendere. Un portavoce ha ribadito l’obbligo di legge a comparire, annunciando che il Comitato di Vigilanza avvierà le procedure per loltraggio al Congresso (Contempt of Congress) nei confronti di Bill, con Hillary destinata a seguire a ruota.

Ricordiamo che l’oltraggio al Congresso è un reato minore che può comportare una multa fino a 100.000 dollari e fino a un anno di carcere, se perseguito dal Dipartimento di Giustizia. Tuttavia, come spesso accade in queste partite a scacchi di alto livello, i Clinton sanno bene che le probabilità di conseguenze penali reali sono basse, trasformando tutto in una battaglia di logoramento mediatico.

Comer cercava informazioni sui voli documentati di Bill sul jet privato di Epstein e sulle interazioni personali della coppia con Ghislaine Maxwell. I Clinton, prevedendo la mossa, hanno rafforzato il loro team legale ingaggiando:

  1. Ashley Callen, della Jenner & Block, già legale per lo Speaker repubblicano Mike Johnson (una scelta strategica per interfacciarsi con il GOP).

  2. Abbe Lowell, avvocato veterano noto per gestire clienti al centro di scandali politici.

Una difesa all’attacco

La lettera dei Clinton, ottenuta dal New York Times, non si limita alla difesa, ma contrattacca con una retorica patriottica e vittimista. “Ogni persona deve decidere quando ne ha avuto abbastanza ed è pronta a combattere per questo paese… Per noi, quel momento è ora”, scrivono, accusando Comer di voler paralizzare il Congresso per perseguire un processo politico “letteralmente progettato per portarci in prigione”.

La tesi dei Clinton è semplice: Comer vorrebbe solo punire i nemici e proteggere gli amici, magari rilasciando foto vecchie di decenni per imbarazzarli. Un copione già visto a Washington, dove la giustizia e la politica si intrecciano in modi che, spesso, lasciano il cittadino comune perplesso.


Domande e risposte

Perché i Clinton si rifiutano di testimoniare nonostante la convocazione? I Clinton sostengono che i mandati di comparizione emessi dal deputato James Comer siano “non validi e legalmente inapplicabili”. Nella loro lettera, accusano il Comitato di condurre un’indagine politicamente motivata, progettata esclusivamente per danneggiarli e potenzialmente incarcerarli, piuttosto che per cercare la verità. Hanno deciso di sfidare apertamente l’autorità del Comitato, affermando di essere pronti a combattere questa battaglia legale e mediatica.

Cosa rischiano concretamente Bill e Hillary Clinton con questo rifiuto? Il Comitato di Vigilanza ha annunciato l’avvio delle procedure per “oltraggio al Congresso” (Contempt of Congress). Tecnicamente, questo è un reato minore che prevede una multa fino a 100.000 dollari e fino a un anno di carcere. Tuttavia, affinché la pena sia effettiva, il Dipartimento di Giustizia deve decidere di perseguire il caso. Data la natura politica dello scontro e i precedenti, è probabile che si tratti più di una minaccia formale che di un rischio carcerario immediato.

Chi sta difendendo i Clinton in questa battaglia legale? I Clinton hanno rafforzato notevolmente il loro team legale in vista di questo scontro. Hanno ingaggiato Ashley Callen, co-presidente delle indagini congressuali presso Jenner & Block, che ha lavorato in passato proprio per i repubblicani e per lo stesso Comitato di Vigilanza. Inoltre, si sono affidati ad Abbe Lowell, un avvocato veterano molto noto a Washington per la difesa di clienti di alto profilo coinvolti in complessi scandali politici.

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