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Groenlandia: la ritirata lampo della Bundeswehr dopo sole 44 ore. Berlino teme i dazi di Trump?

Ritiro lampo dalla Groenlandia: la Bundeswehr torna a casa dopo sole 44 ore. Ordine improvviso da Berlino mentre incombe l’ombra dei dazi di Trump. Strategia o debolezza?

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Una missione di ricognizione che ha assunto i contorni di una “toccata e fuga”. La presenza militare tedesca in Groenlandia, iniziata sotto l’egida della NATO e su invito danese, si è conclusa con una rapidità sorprendente e, per certi versi, imbarazzante. Secondo quanto riportato dalla Bild, la squadra di ricognizione della Bundeswehr ha lasciato l’isola dopo meno di due giorni, richiamata d’urgenza da Berlino.

Una partenza senza preavviso

Il contrammiraglio Stefan Pauly (61 anni) e i suoi 15 soldati sono stati avvistati all’aeroporto di Nuuk mentre si imbarcavano su un Boeing 737 della Icelandair. Nessun volo di stato, nessun cerimoniale, ma un rientro precipitoso che ha colto di sorpresa gli osservatori.

Solo venerdì, Michael Stempfle, portavoce del Ministero della Difesa tedesco, aveva giocato la carta dell’ambiguità strategica durante la conferenza stampa federale. Alla domanda sulla durata della missione, aveva risposto: “Se dico ora che sarà fino al 17 gennaio, e poi sul posto si scopre che vogliono rimanere più a lungo, allora direte di nuovo: Stempfle non è stato abbastanza specifico. Ecco perché vorrei lasciare la questione un po’ aperta per ora”.

La “questione aperta” è stata chiusa, a quanto pare, da una telefonata all’alba.

La cronologia della ritirata

La missione, che coinvolgeva esercito, aeronautica e marina, aveva lo scopo di esplorare opportunità di addestramento e cooperazione. Ecco come si sono svolti gli eventi nelle ultime ore frenetiche:

Momento (Ora locale)EventoDettagli
VenerdìArrivoI 15 soldati atterrano a Nuuk per la missione NATO.
Ieri, ore 15:30DichiarazioneL’ammiraglio Pauly conferma i colloqui con i danesi e attende istruzioni da Berlino.
Oggi, mattina prestoL’OrdineArriva l’ordine di rientro immediato da Berlino.
Oggi, ore 08:30AeroportoTruppe schierate all’aeroporto con equipaggiamento, pronte all’imbarco.
Totale permanenza44 OreDall’atterraggio al decollo.

Tutti gli appuntamenti programmati con le controparti locali sono stati cancellati con urgenza. Nessuna spiegazione è stata fornita alle truppe sul campo, se non l’imperativo del rientro. Difficilmente la missione è riuscita a fare nulla, oltre che prendere qualche caffé e fare una passeggiata a Nuuk, in queste 44 ore.

Geopolitica o paura dei dazi?

La domanda che sorge spontanea a chi osserva le dinamiche internazionali non riguarda la logistica, ma la politica. È questa la risposta di Berlino alle minacce di Donald Trump?

Il Presidente degli Stati Uniti, sempre più aggressivo nella sua politica verso la Groenlandia (che considera strategica per le risorse e la posizione artica), aveva recentemente minacciato tariffe punitive contro gli oppositori delle sue mire.

La missione tedesca era stata avviata proprio dopo il fallimento di un incontro a Washington tra i ministri degli esteri di Danimarca, Groenlandia e USA. Inviare truppe, seppur per “ricognizione”, era un segnale politico forte di sovranità europea e atlantica a fianco della Danimarca. Ritirarle dopo meno di 48 ore, senza preavviso, assomiglia molto a un passo indietro, se non una vera e propria fuga,  dettato dal timore di ritorsioni economiche.

Berlino si trova in una posizione scomoda:

  • Da un lato, la necessità di mostrare solidarietà europea e fedeltà ai principi NATO.
  • Dall’altro, il terrore che l’industria tedesca, già in affanno, venga colpita dai dazi americani.

In questo scenario, la Bundeswehr sembra essere stata usata come una pedina in un gioco più grande, ritirata dalla scacchiera non appena la temperatura si è alzata troppo. Resta da capire se questa mossa verrà letta a Washington come un atto di distensione o come un segnale di debolezza di cui approfittare.

Domande e risposte

Perché i soldati tedeschi hanno lasciato la Groenlandia così in fretta?

Ufficialmente non è stata fornita una motivazione dettagliata al di là di un ordine diretto da Berlino. Tuttavia, le tempistiche suggeriscono una decisione politica improvvisa. L’ordine è arrivato la mattina stessa della partenza, costringendo alla cancellazione di tutti gli incontri. È molto probabile che il governo tedesco abbia voluto evitare un’escalation diplomatica con gli Stati Uniti di Trump, che avevano minacciato dazi contro chi si fosse opposto ai loro interessi nell’area.

Qual era lo scopo della missione tedesca?

Si trattava di una missione di ricognizione composta da 15 soldati di esercito, aeronautica e marina, guidata dal contrammiraglio Stefan Pauly. L’obiettivo formale era condurre esercitazioni ed esplorare potenziali opportunità future di addestramento e dispiegamento congiunto, su invito della Danimarca e nell’ambito di una cornice NATO. La missione doveva valutare la fattibilità di una cooperazione più stretta sul campo artico.

Che ruolo c’entra Donald Trump in questa vicenda?

Il ruolo di Trump è centrale come “convitato di pietra”. Dopo il fallimento dei colloqui tra USA, Danimarca e Groenlandia, Trump ha minacciato tariffe punitive contro gli alleati che ostacolano la sua politica artica. La presenza militare tedesca poteva essere interpretata come una sfida diretta o un ostacolo alle ambizioni americane sull’isola. Il ritiro immediato potrebbe essere una manovra preventiva di Berlino per proteggere le proprie esportazioni dalle minacciate sanzioni commerciali.

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