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Groenlandia: il gigante addormentato delle materie prime che fa impallidire l’Alaska

Groenlandia: scoperto un tesoro energetico più grande dell’Alaska Le stime USGS rivelano 31 miliardi di barili di idrocarburi e terre rare vitali per l’Occidente. Un gigante geologico che potrebbe cambiare gli equilibri energetici mondiali, superando persino il leggendario giacimento di Prudhoe Bay. Ecco i numeri della nuova corsa all’oro artico.

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Spesso, quando pensiamo alla Groenlandia, immaginiamo distese infinite di ghiaccio, qualche insediamento costiero e poco altro. Un errore strategico madornale. Sotto quella coltre bianca si nasconde uno dei più grandi tesori geologici del pianeta, una “cassaforte” che fa gola alle superpotenze globali e che potrebbe ridisegnare la mappa energetica del futuro. Non stiamo parlando di spiccioli: le stime parlano di volumi di idrocarburi capaci di rivaleggiare con i giganti storici dell’industria petrolifera, oltre a minerali critici essenziali per quella transizione verde che tanto piace a Bruxelles. Si tratta di risorse in grado di cambiare l’equilibrio economico e industriale di nazioni, se ben utilizzato, e che sono attualmente intonse.

Il Petrolio e il Gas: Numeri da Capogiro

Partiamo dai dati duri, quelli che fanno drizzare le antenne agli investitori e ai governi. Una valutazione condotta dall’USGS (United States Geological Survey) ha messo sotto la lente d’ingrandimento la Groenlandia nord-orientale. Il verdetto? Siamo di fronte a una potenziale provincia petrolifera di importanza mondiale.

La stima media parla di 31,4 miliardi di barili di petrolio equivalente (BBOE) tra petrolio, gas naturale e liquidi di gas naturale (NGL)2. Per dare un ordine di grandezza che anche i non addetti ai lavori possano comprendere:

  • Se queste riserve fossero provate, la Groenlandia nord-orientale si classificherebbe al 19° posto tra le 500 province petrolifere conosciute al mondo.
  • Stiamo parlando di un volume di risorse paragonabile al bacino dell’Alberta in Canada e superiore alle risorse note dell’Alaska settentrionale.

Qui il confronto si fa interessante, e merita una riflessione. Tutti conosciamo Prudhoe Bay in Alaska, il giacimento “mostro” che ha definito la politica energetica americana per decenni, con i suoi circa 25 miliardi di barili. Ebbene, la sola provincia nord-orientale della Groenlandia potrebbe contenere risorse superiori a quelle di Prudhoe Bay. Se si considera che il giacimento di Prudhoe Bay si classificherebbe decimo al mondo tra i “giganti”, la prospettiva groenlandese assume contorni geopolitici enormi5.

Ecco come sono ripartite le probabilità di trovare questi tesori nelle diverse unità geologiche valutate:

Unità di Valutazione (AU)Probabilità Presenza Sistema PetroliferoRisorse Stimate (Media BBOE/Gas)Note
North Danmarkshavn Salt Basin0,65 6Alta presenza di Gas (~32 TCF) 7Potenziali trappole legate alla tettonica salina 8
South Danmarkshavn Basin0,72 9Alta presenza di Olio (~4,3 mld barili) 10Strutture estensionali e trappole stratigrafiche 11
Thetis Basin0,49 12Risorse significative ma rischio più alto13

C’è una probabilità del 50% di trovare un giacimento non ancora scoperto superiore a 1,5 miliardi di barili, e una probabilità del 5% che ne esista uno superiore a 8,1 miliardi di barili. Numeri che giustificano l’interesse americano.

Non solo fossili: la chiave della “Green Economy” e il paradosso dello sfruttamento

L’ironia della sorte vuole che la Groenlandia sia fondamentale sia per l’economia “vecchia” (fossile) che per quella “nuova” (verde). La geologia dell’isola, plasmata da 4 miliardi di anni di storia, è un caso più unico che raro: è una delle poche aree al mondo ad aver subito tutti e tre i processi geologici fondamentali che generano risorse (formazione di montagne, fratture della crosta e attività vulcanica).

Ecco cosa nasconde il sottosuolo e, soprattutto, a che punto siamo con l’estrazione:

  • Terre Rare (REE) e l’eredità vulcanica: Molti dei materiali critici groenlandesi devono la loro esistenza a un passato vulcanico, simile a quello che ha generato i depositi di stagno e rame nella Cornovaglia inglese. Tre dei depositi di terre rare sotto il ghiaccio potrebbero essere tra i più grandi al mondo per volume. In particolare, si stima che le riserve “sub-glaciali” di disprosio e neodimio – elementi insostituibili per i magneti permanenti di motori elettrici e turbine eoliche – possano soddisfare più di un quarto della futura domanda globale prevista, per un totale mostruoso di quasi 40 milioni di tonnellate.

  • Grafite, Rubini e Oro: Le immense forze compressive che hanno innalzato le montagne groenlandesi hanno agito come una pressa, permettendo a oro, rubini e grafite di depositarsi nelle faglie. La grafite, cruciale per gli anodi delle batterie, è presente ma rimane “sotto-esplorata” rispetto ai giganti del settore come Cina e Corea del Sud.

  • Diamanti e Ferro Nativo: Non mancano le curiosità geologiche estreme, come blocchi di “ferro nativo” (non derivante da meteoriti) grandi come camion. Inoltre, fin dagli anni ’70 sono stati scoperti i “tubi” di kimberlite, le formazioni vulcaniche che tipicamente ospitano i diamanti.

Risorse minerarie della Groenlandia da The Conversation

Ma queste risorse sono state sfruttate?

La domanda cruciale è: stiamo già scavando? La risposta è: molto poco e con enorme difficoltà.

Analizzando la storia mineraria dell’isola, emerge che metalli come piombo, rame, ferro e zinco sono stati lavorati localmente fin dal 1780, ma sempre su piccola scala. Per quanto riguarda le risorse più preziose, la situazione è di stallo:

  1. Diamanti: Nonostante la scoperta dei camini kimberlitici oltre 50 anni fa, non sono mai stati sfruttati commercialmente. Il motivo? Le sfide logistiche infernali dell’Artico rendono l’estrazione proibitiva.

  2. Terre Rare: Depositi noti come Kvanefjeld nel sud della Groenlandia hanno il potenziale per alterare il mercato globale, ma l’estrazione su larga scala deve ancora decollare.

  3. Il vincolo dei costi: Come per il petrolio, anche per i minerali i costi operativi altissimi, uniti alla sensibilità ambientale, hanno frenato l’esplorazione commerciale.

In sintesi, la Groenlandia resta un gigante minerario “in potenza”: possiede tutto ciò che serve alla transizione energetica, ma il ghiaccio e la logistica ne custodiscono ancora gelosamente la maggior parte.

Il dilemma artico: scavare, ma come?

Qui si entra nel campo dell’economia reale che si scontra con l’ambientalismo. L’accesso a queste risorse è reso “più facile” (si fa per dire, i costi operativi restano altissimi e le sfide tecniche estreme ) dallo scioglimento dei ghiacci. Un’area grande quanto l’Albania si è sciolta dal 1995.

Tuttavia, con gli Stati Uniti che guardano con estremo interesse a nord e la necessità occidentale di sganciarsi dalle forniture cinesi di terre rare, è difficile immaginare che questo “scrigno” rimanga chiuso per sempre. La Groenlandia non è solo un blocco di ghiaccio: è la prossima frontiera economica. Finchè queste risorse rimarranno “Res Nullius” praticamente, controllate da chi non avrebbe la possibilità di sfruttarle, resteranno una grandissima tentazione per chiunque.

Domande e risposte

È davvero possibile estrarre petrolio in condizioni così estreme? Sì, ma è tecnicamente complesso e costoso. Le stime indicano risorse enormi, ma la piattaforma continentale è coperta dai ghiacci per quasi tutto l’anno e non è mai stata perforata17. Le sfide includono costi operativi elevati, incertezza geologica e sensibilità ambientale18. Tuttavia, la presenza di giacimenti potenzialmente “giganti” (superiori a 500 milioni di barili) rende l’esplorazione economicamente attraente nonostante i rischi19.

Oltre al petrolio, perché la Groenlandia è strategica per la tecnologia?

La Groenlandia ospita riserve immense di “terre rare” e minerali critici come litio, disprosio e neodimio, essenziali per batterie, motori elettrici e turbine eoliche. Si stima che le riserve sotto il ghiaccio potrebbero soddisfare oltre il 25% della domanda globale futura di alcuni di questi elementi, riducendo la dipendenza dell’Occidente da fornitori come la Cina.

Il cambiamento climatico sta facilitando lo sfruttamento delle risorse?

Paradossalmente, sì. Lo scioglimento dei ghiacci (un’area grande come l’Albania dal 1995) rende più accessibili aree precedentemente irraggiungibili. Le nuove tecnologie, come i radar a penetrazione del suolo, permettono di mappare il sottosuolo anche attraverso 2 km di ghiaccio. Questo crea il dilemma se sfruttare le risorse per la transizione verde, rischiando però di accelerare l’impatto ambientale locale.

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