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Groenlandia e Trump: per JP Morgan niente invasione, ma un “Accordo Negoziato”. Ecco perché i mercati restano ottimisti
Groenlandia, JP Morgan non crede all’invasione USA: “Ecco come finirà” Mentre Trump minaccia dazi, la banca d’affari prevede un accordo strategico su risorse e difesa, salvando la sovranità danese. I mercati puntano tutto sulla crescita del 2026.

Mentre i titoli dei giornali strillano al caos e la tensione diplomatica tra Washington e Bruxelles sembra salire alle stelle sulla questione Groenlandia, le sale operative delle grandi banche d’affari mantengono un sangue freddo invidiabile. Dopo Goldman Sachs, anche il desk di JP Morgan getta acqua sul fuoco, suggerendo che dietro il rumore e la furia delle minacce tariffarie di Trump si celi, molto più prosaicamente, una classica manovra negoziale.
L’arte del negoziato (e del rischio calcolato)
Secondo Federico Manicardi del team International Market Intel di JP Morgan, l’attuale volatilità va letta attraverso la lente dell’“Art of the Deal”. Trump crea rumore, spara alto e minaccia dazi del 10% su alcuni paesi UE per generare leva politica e urgenza. Non è una novità, è il modus operandi del trumpismo: massimizzare la pressione per poi sedersi al tavolo e trattare.
I mercati, nonostante una “bandiera arancione” sul rischio di un calo dell’azionario, restano sostenuti da fondamentali solidi. L’inizio d’anno è stato forte, con una leadership settoriale che suggerisce come gli investitori stiano scommettendo su un “riavvio della crescita” nel 2026.
I tre scenari: perché l’invasione è improbabile
La banca d’affari americana scompone la crisi della Groenlandia in tre possibili esiti, scartando quelli più estremi a favore di una soluzione pragmatica. Ecco come il desk vede la situazione:
| Scenario | Probabilità | Descrizione |
| Accordo Negoziato | Alta | L’esito più probabile. Gli USA ottengono ciò che realmente vogliono: sicurezza artica, difesa missilistica e accesso alle risorse naturali. La Danimarca mantiene la sovranità formale. Partono investimenti massicci, con quanto ne consegue. Tutti vincono, o almeno nessuno perde la faccia. |
| Vendita | Bassa | Gli USA non hanno bisogno del controllo territoriale formale per raggiungere i loro obiettivi strategici. Inoltre, ottenere l’approvazione sia della Danimarca che della Groenlandia sarebbe un incubo burocratico e politico. |
| Invasione | Remota | Sarebbe un disastro politico. I sondaggi la bocciano e, come nota ironicamente JPM, “scioglierebbe la NATO più velocemente del ghiaccio artico”. |
In sintesi, JP Morgan si aspetta che la questione si risolva, forse già durante il World Economic Forum di Davos, senza causare danni strutturali ai mercati.
Non solo ghiacci: cosa guardare questa settimana
Mettendo da parte le ambizioni territoriali americane, l’attenzione degli investitori intelligenti dovrebbe concentrarsi sui veri catalyst macroeconomici che potrebbero muovere i listini nei prossimi giorni:
- Dati Macro: Occhi puntati sul PIL e PCE degli Stati Uniti, oltre all’inflazione (CPI) nel Regno Unito.
- Davos (19-23 Gennaio): Il discorso di Trump del 21 gennaio è atteso non tanto per la Groenlandia, quanto per possibili annunci sul prossimo presidente della Fed. Inoltre a Davos il segretario della NATO Rutte ha previsto degli incontri per sciogliere il problema Groenlandia.
- Banche Centrali: La BOJ è sotto i riflettori per le voci sulle elezioni, mentre la Fed entra nel periodo di silenzio pre-riunione, che sarà molto interessante visti i problemi di Powell e la sua prossima uscita.
- Geopolitica: Attenzione alla Francia, dove il bilancio è di nuovo in bilico, con i socialisti che hanno ottenuto più tasse, e all’Iran, che rimane un punto caldo per i prezzi del petrolio, anche se il consenso scommette su azioni limitate e chirurgiche.
In conclusione, il consiglio implicito è di non farsi prendere dal panico per i titoli sensazionalistici sulla Groenlandia, ma di guardare ai dati sottostanti. La ripresa del 2026 sembra ancora la scommessa principale, purché il “rumore” politico rimanga, appunto, solo rumore.
Domande e risposte
Perché i mercati non stanno crollando nonostante le minacce di dazi e tensioni geopolitiche? I mercati stanno guardando oltre il “rumore” politico immediato. Secondo gli analisti, gli investitori stanno anticipando una ripresa della crescita economica nel 2026, sostenuta da dati solidi. Inoltre, le sale operative interpretano le mosse di Trump non come preludio a una guerra commerciale totale, ma come una tattica negoziale (“Art of the Deal”) per ottenere concessioni specifiche, destinata a risolversi in un accordo pragmatico piuttosto che in una rottura sistemica.
Che cos’è l'”Accordo Negoziato” previsto da JP Morgan per la Groenlandia? È lo scenario considerato più probabile, in cui gli Stati Uniti e la Danimarca raggiungono un compromesso. Invece di una vendita totale del territorio o di un’azione militare, gli USA otterrebbero l’espansione della loro presenza di sicurezza nell’Artico (basi militari, sistemi di allerta missilistica) e l’accesso alle risorse naturali della Groenlandia. In cambio, la Danimarca manterrebbe la piena sovranità sull’isola. Questo soddisferebbe gli obiettivi strategici americani senza umiliare l’alleato europeo.
Oltre alla Groenlandia, quali sono i rischi principali per i mercati in questo momento? Gli investitori devono monitorare diversi fronti. In Francia, il dibattito sul bilancio potrebbe innescare instabilità politica. Sul fronte delle banche centrali, le decisioni della Bank of Japan e le future nomine della Fed sono cruciali. Infine, il rischio geopolitico in Medio Oriente, in particolare legato all’Iran, rimane elevato e potrebbe influenzare il prezzo del petrolio. Anche la stagione delle trimestrali (Netflix, Intel) fornirà indicazioni importanti su








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