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Greggio iraniano e sanzioni USA: la deroga a sorpresa che rimescola il mercato petrolifero

Per frenare l’aumento dei prezzi, gli USA sospendono per un mese le sanzioni sul petrolio iraniano. Le grandi raffinerie di Stato cinesi valutano l’acquisto, mentre il mercato si interroga sugli effetti reali della deroga.

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Negli ultimi anni la Cina è stata la principale, se non l’unica, acquirente di petrolio iraniano. Tutto questo avveniva nell’ombra delle cosiddette flotte fantasma, destinate alle raffinerie indipendenti cinesi, comunemente note come “teapot”. Queste ultime, guidate esclusivamente dalla convenienza del prezzo e dai forti sconti, hanno ignorato le sanzioni internazionali. Al contrario, le grandi raffinerie di Stato cinesi si sono sempre tenute a debita distanza da questi barili, per non incorrere in penalità commerciali sui mercati internazionali. Oggi, ma a fronte di una situazione di mercato eccezionale, lo scenario sta rapidamente cambiando.

Di fronte all’impennata globale dei prezzi dell’energia, l’amministrazione statunitense ha infatti optato per una mossa decisamente inaspettata. L’Office of Foreign Assets Control (OFAC) del Dipartimento del Tesoro USA ha emesso una deroga di un mese che sospende le sanzioni sulle importazioni di greggio iraniano caricato a partire dal 20 marzo fino al 19 aprile. Una decisione pragmatica dettata dall’urgenza di raffreddare i listini, ma che non manca di suscitare una certa ironia geopolitica: per abbassare il prezzo alla pompa, si allentano le maglie proprio sul rivale storico.

A seguito di questa finestra temporale, i colossi statali della raffinazione cinese stanno seriamente valutando di tornare ad acquistare greggio da Teheran, operando finalmente alla luce del sole.

Ecco i punti chiave della manovra:

  • Apertura del mercato USA: La licenza generale permette, in via del tutto eccezionale, l’importazione di greggio e prodotti petroliferi di origine iraniana perfino negli Stati Uniti, rompendo un tabù durato decenni.
  • Le reazioni: Come prevedibile, la mossa ha sollevato critiche da parte degli analisti più conservatori. Esperti della Foundation for Defense of Democracies (FDD) hanno definito la deroga come un modo per “finanziare il nemico”.
  • Scetticismo degli operatori: Nonostante l’apertura, molti analisti ritengono difficile che questa deroga di un solo mese possa attrarre un bacino di clienti molto diverso dai consueti acquirenti “teapot”.

Dato che le sanzioni sono sospese e che il petrolio è comunque in mare, si ritiene che, questa volta i compratori saranno le grandi raffinerie statali, spaventate dagli alti prezzi dei mercati internazionali e desiderose di accumulare scorte nel caso che gli eventi prendano una piega negativa e, soprattutto, di lungo termine.

Resta da capire se questa breve finestra temporale sarà sufficiente a modificare strutturalmente i flussi logistici globali. L’incertezza sulla durata della misura e il permanere di altre restrizioni collaterali rendono il quadro estremamente volatile. In un’economia che cerca disperatamente di frenare l’inflazione energetica, la rigidità delle sanzioni si piega, ma solo temporaneamente, alle ferree leggi della macroeconomia.

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