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Grecia, Tsipras e la sua volontà a rinegoziare la cella non uscendo dalla prigione…

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Il vero populista, nel senso negativo della parola, anzi dell’aggettivo è proprio il leader greco di Syriza, Tsirpras, anch’esso rappresentate di una sinistra radical chic, che vuol far credere di rivoluzionare l’economia del suo paese, agendo sugli effetti e NON sulla causa della crisi che sta devastando il continente e la Grecia in particolare. Costui continua a battere sul discorso del debito pubblico da rinegoziare, senza capire o fa finta, che il debito pubblico è la conseguenza di una crisi da debiti PRIVATI indotta proprio dal sistema dell’eurozona che tutela i creditori a discapito dei debitori per l’assenza del rischio cambio, il che ha favorito una movimentazione selvaggia dei capitali per finanziare le esportazioni del Nord Europa.
Vitor Constancio vice presidente della BCE ha giustamente ammesso che la crisi dell’eurozona deriva appunto da una crisi da debiti PRIVATI, i quali si sono scaricati sui debiti pubblici, sia per i salvataggi statali destinati al sistema bancario del Sud Europa indebitato,che per le politiche d’austerità al fine di riportare in positivo gli squilibri commerciali di competitività.
Questo fenomeno si è verificato in tutti i Paesi europei del Sud a partire della crisi finanziaria del 2008.
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Quindi rinegoziare i debiti sovrani, non avrebbe nessun senso se prima non si risale alla causa della crisi dei debiti pubblici, ovvero quelli privati ergo il meccanismo dell’ eurozona. Di fatto , già un haircut greco è stato attuato due anni fa, ma non si è verificato nessun vantaggio per la popolazione. Inoltre Tsipras non capisce che il problema della sostenibilità dell’euro sono i gap di competitività e pertanto pretendere politiche espansive per la Grecia (nel suo caso) risultano impraticabili per il medio e lungo periodo, perchè queste farebbero aumenterebbero la forbice di competitività con il Nord Europa. Gli stimoli alla domanda interna porterebbero la bilancia pagamenti ed i saldi commerciali esteri greci in un profondo negativo per il fatto che l’euro, moneta artificialmente forte per la Grecia, farebbe riversare i consumi nazionali verso le importazioni dal Nord Europa. Ed anche se la moneta unica è svalutata sul dollaro, il fatto che più della metà dei commerci dei paesi europei sono all’interno dell’eurozona, rende tale deprezzamento un effetto nullo per le economie del sud Europa.
Da questo pertanto si evince la natura liberista di Tsipras per il fatto che si focalizza sul debito pubblico da rinegoziare o tagliare ma NON da monetizzare ovvero renderlo sostenibile ed indirizzato come credito per i cittadini ossia per l’economia privata. Ma perchè ciò avvenga (monetizzazione del debito), uno Stato dovrà dotarsi di una propria moneta SOVRANA, altrimenti si incorrerà verso lo spettro argentino che ha ricalcato l’analoga parabola dell’euro.  Ed infine la sua natura populista, in senso negativo, perchè esalta politiche che agirebbero sugli effetti e non sulle cause, rivelando l’insostenibilità di queste già a medio periodo.
Ergo, la sinistra greca e non solo, vuole cambiare tutto, affinchè nulla cambi, non a caso il giovane leader greco cerca un’alleanza con la BCE, vale a dire con il penitenziario della gabbia €uropea

“Chiedere al potere di riformare il potere…
Che ingenuità!”
(cit) Giordano Bruno


 

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