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Grecia: La storia ritorna, 2500 anni dopo, la democrazia sfida l’invasore.



Se per l’Europa la democrazia è qualcosa di sconcertante, visto lo “shock” di Bruxelles dopo l’annuncio del referendum indetto dal governo Tsipras sull’accettare o no i diktat della TROIKA. Ricordando che il Paese che si è indebitato per arricchire gli export tedeschi e francesi, posso immaginare su quali basi è stata creata la  costruzione finanziaria e monetaria europea.
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Mentre il debito pubblico era appena sopra il 100% del pil, quello privato volava. Basta vedere l’aumento della quota prestiti, grazie all’Euro che non rappresenta rischio cambio per i creditori, i quali hanno prestato con molta fantasia.
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Questi prestiti sono serviti appunto a finanziare gli export del nord Europa (tedeschi e francesi principalmente) distruggendo la competitività interna greca. Essa ha recuperato leggermente con la compressione dei salari, che ha però portato disoccupazione, deflazione e recessione.

La prossima consultazione popolare greca è la prova che la Storia è di fatto ciclica: essa torna sempre, a differenza di chi santifica nuove ideologie, le quali concepiscono la storia come un’unica direttrice irreversibile che non si può fermare, comunque vadano le cose.
Veniamo alla questione: un piccolo Paese di 11 milioni di abitanti, a differenza dalle grandi megalopoli del mondo, con un Pil che rappresenta appena il 2% del vecchio continente, è riuscito, almeno per ora, a bloccare i piani di istituzioni sovranazionali europee ed americane, autoreferenziate come “potenze” mondiali assolute. Questi poteri internazionali non democratici, sono stati incanalati in uno spazio angusto, chiamato referendum, dove qualsiasi forza che si scaglia contro questa iniziativa democratica, non può trovare nessun margine di vittoria. Questa sfida sul piano economico-diplomatico, dovrebbe riportare, per fare un parallelismo storico, ad una famosa battaglia tra Greci e Persiani dove un pugno di soldati, composti da Spartani, Tespiesi e Tebani, riuscirono ad incastrare la potente armata persiana de Re Serse, proprio al passo delle Termopili, unica via per poter invadere il resto della Grecia. La battaglia fu persa dal piccolo contingente greco, a causa di un collaborazionista detto Efialtes che svelò una strada secondaria per aggirare il passo delle Termopili, (oggi sarebbe stato l’operato di un governo tecnico). Ma il tempo prolungato della battaglia servì per riorganizzare il resto dell’armata greca, per poter cacciare e vincere l’invasore persiano.
Tornando all’attualità, la proposta di referendum è stata votata in parlamento in modo trasversale, da Syriza ad Alba Dorata, il che deve farci riflettere che anche in questo caso gli eventi sono ciclici: Ateniesi e Spartani, storici rivali, durante l’emergenza dell’invasione persiana, con saggezza si allearono contro il nemico comune.
Se vincerà il NO, questo non porterà direttamente il Paese alla liberazione dall’euro, ma i fatti verranno da sè, lasciando intendere che senza austerità è impossibile convivere  con una moneta unica continentale.
La consultazione popolare greca, inoltre, ha anche un peso che va contro l’ideologia europeista di stampo megalomane e neo darwinista, secondo la quale il “piccolo” non potrà mai vincere sul “grande” e pertanto il primo dovrà unirsi ad altri per essere vasto ed “unito” al fine di sopravvivere nella giungla.
In conclusione, ancora una volta la Grecia ci ricorda che è stata la Patria che ha dato alla luce la democrazia occidentale, mentre ad esportarla, ci hanno pensato 2000 anni dopo, da oltreoceano …
La democrazia va conquistata e difesa ma, non esportata…

 

 

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