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Grecia. I due scenari “opposti” preferiti dai creditori (in teoria).

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Continua il braccio di ferro tra creditori insieme all’UE e FMI e la Grecia per lo sblocco della tranche da 7.2mld da destinare ad Atene per poter “sopravvivere ” (detto salvataggio) e ripagare parte dei propri debiti, come i previsti 1,6 mld  per  la fine mese da restituire all’FMI. Questi fattori permetterebbero la Grecia di poter rimanere nell’eurozona per il momento.

Un accordo con Atene, dal lato dei creditori, imporrebbe  quello di raggiungere surplus di bilancio dell’1% per quest’anno e progressivamente del 2, 3 e 3.5% per ogni anno successivo, oltre all’aumento dell’IVA, al taglio della spesa pubblica già tagliata eccellentemente  e al blocco della rivalutazione delle pensioni minime.
Questo scenario rappresenta la continuità con quell’austerità che ha ucciso l’economia greca dal 2010, che ha fatto  lievitare il rapporto % debito-pil proprio per aver distrutto quest’ultimo, al 177%.
Ma tale scenario sarebbe ottimale per i creditori, per il semplice fatto che l’austerità funzionerebbe come garante dei loro prestiti sul breve e medio periodo (con tanto di interessi corrisposti) proprio grazie allo strangolamento dell’economia greca. I creditori non sono benefattori, questi vendono soldi.

Il secondo scenario che potrebbe andar bene ai creditori è quello opposto e sembra in contraddizione  con quello citato prima: ovvero il default della Grecia e la sua uscita dall’euro.
Tutti si chiederebbero: “se la Grecia è in default, non paga i creditori a causa del fallimento”.
Certo, ma a questo punto entrerebbe in gioco la politica europea nel coprire i debiti greci, ossia i crediti in sofferenza delle banche francesi e tedesche principalmente. E la modalità sarebbe quella di imporre sicuramente in Italia e non solo,  una manovra o  tassa d’emergenza, (ovviamente la causale non dovrebbe essere rivelata o al massimo giustificare questa maxi manovra straordinaria per salvarci da un possibile effetto domino). Quindi i modi per giustificare i salvataggi dei crediti nord europei in Grecia ci sarebbero. Tutto ciò verrebbe attuato in tempi non lunghi e ciò andrebbe incontro alle esigenze dei creditori. Nel caso italiano, sarebbe necessario per ragioni politiche, far cadere l’attuale esecutivo per sostituirlo con uno tecnico che faccia proprio questo lavoro di recupero crediti come già accaduto in Italia…

Il terzo scenario, quello “moderato” e auspicato dall’attuale governo greco, è quello di un accordo con i creditori e l’Europa per un salvataggio che miri a rendere l’economia greca sostenibile, ripudiando ogni politica d’austerità per favorire  invece quelle politiche espansive volte a far stimolare la domanda interna (ammesso sia possibile rimanendo nell’euro), oltre a richiedere un significativo taglio debito greco.
Queste ipotesi  sono state pressapoco formulate e proposte ieri all’Eurogruppo dal ministro delle finanze greco Yanis Varoufakis ma non ha trovato eco tra i suoi colleghi in Europa, probabilmente per i  motivi citati sopra.

 

Un compromesso tra Grecia e creditori che ripudi l’austerità e sia orientato verso la crescita economica destinata questa volta a beneficio dei cittadini greci, permetterebbe  il rimborso dei crediti internazionali da parte di Atene, ma questo investimento al quale dovrebbe sottostare l’Europa, richiede tempi non brevi anzi lunghi. In parole povere, prima si deve sistemare la situazione economica greca, poi con la crescita del PIL nazionale e procapite, i crediti (senza interessi da usura) potrebbero essere “onorati” gradualmente.
A differenza dei due scenari “radicali” citati prima, quest’ultimo per poter soddisfare i creditori, necessiterebbe anni e non certo un breve o medio periodo, visto l’attuale situazione disastrata dell’economia ellenica. Ma i creditori non hanno tempo da perdere e non possono attendere il miglioramento delle condizioni della popolazione greca, la finanza speculativa esige tempi non lunghi, tenendo conto anche delle instabilità nel resto del mondo come un possibile rallentamento dell’ economia americana o eventuale guerra con la Russia.

Il Grexit, certamente  sarebbe una rivoluzione democratica per l’intera Europa ed auspicabile, Atene potrebbe far funzionare la macchina statale senza dover tagliare, prendere capitali in prestito sotto ricatto dai mercati internazionali. Inoltre con una dracma non svalutata ma flessibile, ovvero una moneta che ritorna a riflettere i propri fondamentali economici del Paese, potrebbe rilanciare la sua industria locale, quale il turismo e l’agroalimentare, soprattutto verso l’orbita russa se Atene decidesse di far parte della banca di sviluppo dei BRICS e abbandonare le sanzioni UE su Mosca.

Se l’Italia dopo il grexit dovesse ripianare i crediti delle banche nord europee, come del resto già avvenuto con 40 dei 60 mld versati ai fondi salva stati EFSF e MES (che comunque non rivedremo mai più anche se Atene rimanesse nell’euro) , ciò non sarebbe da imputare  all’uscita della Grecia dalla moneta unica, bensì alla mancanza di sovranità del nostro Paese e su questo ci sarebbe molto da scrivere…

Staremo a vedere cosa accadrà nei prossimi giorni decisivi per la Grecia e per l’Europa…

 

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