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Gli esperti del FMI? Non ci azzeccano quasi mai

 

Un recente articolo del Financial Times lascia cadere un po’ di ombra sulle valutazioni dei modelli economici previsionali utilizzati dal FMI , Fondo Monetario Internazionale, perchè, sui fatti azzeccherebbero piuttosto poco.

Un paio di immagini ci fanno capire quante volte FMI abbia azzeccato, o NON abbia azzeccato , le recessioni dei singoli paesi.

In generale il FMI non azzecca, anzi continua ad avere una visione eccessivamente ottimistica. A sinistra le linee rosa indicano i paesi che il FMI si attende vadano in recessione a destra le linee blu i paesi che effettivamente sono andati in recessione. Il caso limite è stato il 2009 in cui il FMI previde la recessione per solo 7 paesi, quando in realtà sono stati ben 91 ad andare in recessione. Il 2010 è stato l’anno in cui le previsioni si sono rivelate più corrette, ma non era complicato prevederlo, visto il 2009.

Le previsioni di ottobre del FMI sono state in media di 5 paesi in recessione, contro una media reale di 26. Praticamente con 2 trimestri di anticipo il FMI non riesce a fare previsioni seriamente affidabili. Con un tocco di ironia il macroeconomista del fondo Prakash Loungani ha commentato “Le recessioni non sono rare, sono rari i casi in cui le abbiamo previste”. Ad esempio nel 2008 il FMI predisse un incremento del PIL mondiale sarebbe cresciuto del 3%, quando in realtà vi fu un calo del 0,1%.

Le previsioni sono  anche peggiori quando si va ad un orizzonte superiore all’anno, comee si può vedere dalla seguente immagine:

Tutte le previsioni di crescita mondiale del FMI sono sempre state troppo alte. Il modello utilizzato funziona solo per i casi positivi, non per le recessioni, e questo può farci pensare che, come tutti i modelli statistici,  non preveda l’evento casuale da un lato, nè preveda le situazioni di bolla dall’altro. Troppa matematica, poca pratica, poca teoria e poco buon senso, conseguenze di costruzioni teoriche, astratte e completamente astratte dalla realtà. Ora quali sono le conseguenze di questi errori? Potremmo citare il caso della Grecia 2010, ma, per non picchiare sempre sullo stesso tasto diciamo che, in generale, si viene così a sopravvalutare il tema del “Laissez Faire” dei mercati che si autoregolano, e si sottovaluta la necessità di intervento per evitare le recessioni che, a priori, non vengono considerate. Forse l’applicazione di modelli un po’ più interventisti permetterebbe ai paesi di prevedere gli eventi negativi con migliore precisione.

 


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