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Giappone: Takaichi pronta all’azzardo elettorale. Elezioni anticipate per sfidare la Cina (e il bilancio)
Giappone, la scommessa della Takaichi: sondaggi record al 78% e venti di guerra commerciale con la Cina spingono verso elezioni anticipate a febbraio. Ma lo stop al Bilancio 2026 rischia di costare caro all’economia.

A Tokyo l’aria si è fatta improvvisamente elettrica. I vertici del Partito Liberal Democratico (LDP) sono in stato di massima allerta: le voci di uno scioglimento imminente della Camera Bassa non sono più solo sussurri nei corridoi della Dieta, ma un piano concreto. Il Primo Ministro Sanae Takaichi, la prima donna a guidare il Giappone, sembra intenzionata a capitalizzare il suo momento d’oro e a chiamare il Paese alle urne, forse già all’apertura della sessione parlamentare il 23 gennaio.
Le date cerchiate in rosso sul calendario sono l’8 o il 15 febbraio 2026. Una mossa audace, quasi spregiudicata, che potrebbe consolidare il suo potere o trasformarsi in un boomerang spettacolare per l’economia del Sol Levante.
Il vento in poppa dei sondaggi
La logica politica, cinica ma efficace, è tutta nei numeri. Takaichi gode di un consenso che farebbe invidia a molti leader occidentali: un sondaggio JNN rilasciato domenica la dà al 78,1% di gradimento, in crescita di oltre due punti rispetto al mese precedente. Perché aspettare, rischiando l’usura del potere, quando si può incassare subito?
Attualmente, la coalizione a guida LDP detiene una maggioranza risicata alla Camera Bassa — ottenuta solo grazie all’adesione recente di tre indipendenti — e non controlla la Camera Alta (il cosiddetto hung parliament). Governare in queste condizioni è un esercizio di equilibrismo che Takaichi vorrebbe terminare, ottenendo un mandato pieno e indiscutibile.
Il rischio economico: il Bilancio 2026 in ostaggio
Qui però il pragmatismo politico si scontra con la realtà amministrativa. Sciogliere le camere ora significa bloccare l’approvazione del bilancio fiscale 2026, che dovrebbe entrare in vigore ad aprile.
Questo è il vero punto critico: subordinare la stabilità della spesa pubblica e le misure contro l’inflazione — che Takaichi aveva promesso di prioritizzare — alle esigenze elettorali è un azzardo. Se le elezioni dovessero complicarsi, il Giappone potrebbe trovarsi in esercizio provvisorio o con le mani legate proprio mentre l’economia richiede stimoli certi. Però potrebbe anche accadere il contrario: consegnare una maggioranza più forte e solida, in grado di applicare una politica più efficace.
La partita geopolitica: Pechino e Washington
Ma forse la vera partita non si gioca sui conti interni, bensì sullo scacchiere internazionale. Un premier giapponese con una maggioranza schiacciante avrebbe le mani molto più libere per trattare con i due giganti del Pacifico:
- Cina: Le relazioni sono ai minimi storici. Dopo le dichiarazioni di Takaichi sulla difesa di Taiwan e le ritorsioni di Pechino (ban sull’export di terre rare e prodotti ittici), Tokyo ha bisogno di un governo forte per non cedere ai ricatti commerciali di Xi Jinping e proseguire in una politica di contenimento dell’espansione cinese, uno sforzo notevole sotto tutti i punti di vista per Tokio.
- Stati Uniti: Con Donald Trump alla Casa Bianca, l’incertezza regna sovrana. Takaichi ha in programma una visita a Washington in primavera; presentarsi non come un premier di transizione, ma come una “Lady di Ferro” legittimata dal voto popolare, cambierebbe il peso specifico del Giappone al tavolo delle trattative.1
Ecco una sintesi delle forze in campo:
| Fattore | Situazione Attuale | Obiettivo Elezioni Anticipate |
| Consenso Interno | Altissimo (78,1%) | Trasformare i sondaggi in seggi reali |
| Parlamento | Maggioranza fragile (Camera Bassa), assente (Camera Alta) | Ottenere maggioranza assoluta e autonomia |
| Economia | Bilancio 2026 da approvare | Rischio ritardi, ma mandato forte per riforme future |
| Geopolitica | Tensioni con la Cina, attesa per Trump | “Mani libere” per negoziare senza pressioni minori |
L’incognita Meloni e il fattore tempo
Curiosamente, in questo vortice diplomatico c’è spazio anche per l’Italia. Il nostro Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, è attesa a Tokyo venerdì per un vertice bilaterale. Sarà interessante vedere se l’instabilità politica imminente influenzerà i dossier sul tavolo. Sicuramente si parlerà di rapporti con i principali player internazionali, Russia, USA e CIna, oltre ad attività strategiche che interessano entrambe le parti, come lo sviluppo del caccia GCAP, che dovrebbe vedere il primo prototipo volare quest’anno. Italia e Giappone hanno molti punti in comune e ben pochi di contrasto.
Intanto, il Capo di Gabinetto Minoru Kihara ha informato la commissione della Camera Bassa: la sessione inizia il 23 gennaio. Se Takaichi premerà il grilletto dello scioglimento quel giorno stesso, la campagna elettorale sarà fulminea.
La scommessa è lanciata: Takaichi punta tutto sul rosso, sperando che l’urna non le riservi la stessa sorte del suo predecessore Ishiba, che cercò la legittimazione e trovò la sconfitta.
Domande e risposte
Perché Takaichi vuole elezioni anticipate proprio ora?
Il motivo principale è l’opportunismo politico dettato dai sondaggi. Con un tasso di approvazione record del 78,1%, Takaichi vuole sfruttare la sua popolarità per ottenere una maggioranza solida alla Camera Bassa e Alta. Attualmente governa con una coalizione fragile e un parlamento “appeso” che la costringe a continue negoziazioni. Un mandato forte le permetterebbe di governare senza il ricatto dei piccoli partiti o dell’opposizione.
Quali sono i rischi economici di questa mossa?
Il rischio maggiore è tecnico ma sostanziale: il blocco del Bilancio 2026. Sciogliere le camere a gennaio interrompe l’iter di approvazione della legge di bilancio che deve essere operativa per l’inizio dell’anno fiscale ad aprile. Questo potrebbe lasciare il Giappone senza un budget approvato nei tempi previsti, ritardando misure cruciali contro l’inflazione e gli investimenti pubblici, creando incertezza sui mercati proprio in una fase delicata.
Come influirebbe una vittoria sulle relazioni con la Cina?
Una vittoria schiacciante darebbe a Takaichi “mani libere”. Non dovendo preoccuparsi di un’opinione pubblica divisa o di alleati di coalizione timorosi, potrebbe mantenere la linea dura su Taiwan e sulla sicurezza nazionale senza fare concessioni a Pechino. La Cina, che sta già usando leve economiche come il blocco delle terre rare, si troverebbe di fronte un leader politicamente inattaccabile in patria, rendendo la posizione negoziale di Tokyo molto più solida.








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