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Geopolitica ed energia: il Piano di Trump per Frenare l’AI cinese passa per il petrolio di Venezuela e Iran?
Perché Trump preme su Iran e Venezuela? Il vero obiettivo non è solo il petrolio, ma togliere a Pechino l’energia a basso costo necessaria per vincere la corsa globale all’Intelligenza Artificiale.

Perché l’amministrazione Trump sembra così determinata a prendere il controllo del Venezuela e a esercitare la massima pressione sul regime iraniano? La risposta superficiale è la geopolitica tradizionale. La risposta reale, squisitamente economica e proiettata nel futuro, è una sola: l’energia necessaria per l’Intelligenza Artificiale (AI), o almeno questo è il pensiero di John Ndede, esperto in relazioni internazionali ripreso da Zerohedge.
Se analizziamo i flussi globali, scopriamo che le mosse di Washington a Caracas e Teheran non sono casi isolati, ma tasselli di una strategia più ampia. L’obiettivo ultimo non è solo fermare l’immigrazione o indebolire i BRICS, ma tranciare l’accesso di Pechino al petrolio a basso costo nel momento esatto in cui la Cina ne ha disperatamente bisogno per competere con gli Stati Uniti nella corsa all’AI.
L’affare venezuelano e il nervo scoperto iraniano
Fino a poco tempo fa, il Venezuela rappresentava un affare eccezionale per la Cina. Sottoposto a sanzioni ed evitato dall’Occidente, Caracas vendeva greggio fortemente scontato alle raffinerie cinesi. Sebbene il Venezuela fornisse solo circa il 4-5% del fabbisogno annuale di petrolio della Cina, era una fornitura affidabile ed economica, vitale per attutire le oscillazioni dei prezzi globali. Con il blocco delle esportazioni e il controllo statunitense sulle infrastrutture, questo vantaggio svanisce.
Ma la vera partita si gioca in Medio Oriente. Il flusso di petrolio dal Venezuela è minimo se paragonato a quello iraniano. Alcuni dati concreti aiutano a comprendere la scala del problema:
Il cliente principale: La Cina acquista fino all’80% del greggio esportato da Teheran.
Settori critici: Questo petrolio, spesso acquistato a forte sconto, è la linfa vitale delle raffinerie indipendenti cinesi e del suo settore petrolchimico.
La vulnerabilità: La Cina importa oltre il 70% del suo petrolio totale, gran parte del quale proviene da stati politicamente instabili o sanzionati.
La rinnovata pressione di Trump sull’Iran pone Pechino di fronte a un dilemma: continuare ad acquistare greggio iraniano rischiando ritorsioni economiche da parte degli USA, o conformarsi perdendo una delle fonti di energia più economiche sul mercato. In entrambi i casi, il risultato per la Cina è lo stesso: pagare di più per forniture meno sicure.
Il falso mito dell’AI “pulita”
C’è un mito diffuso secondo cui l’Intelligenza Artificiale funzioni in un etereo mondo digitale fatto di cloud e algoritmi. La realtà, tipicamente keynesiana, è fatta di infrastrutture fisiche: l’AI funziona a elettricità, e questa è ancora largamente generata da combustibili fossili (petrolio, gas naturale, carbone) ed energia nucleare.
L’addestramento dei grandi modelli di AI richiede quantità impressionanti di energia. Un singolo data center hyperscale può consumare l’elettricità di una città di medie dimensioni. Pechino lo sa bene: per questo continua ad approvare un numero record di nuove centrali a carbone e ad assicurarsi contratti petroliferi a lungo termine, nonostante sia leader mondiale nelle rinnovabili. Le energie rinnovabili, per loro natura intermittenti, non possono garantire l’alimentazione continua (always-on) richiesta dai sistemi AI.
Inoltre, non dimentichiamo che l’hardware stesso dell’AI dipende da sottoprodotti del petrolio: plastiche, resine, refrigeranti e lubrificanti per chip e server. Il petrolio è un input industriale non negoziabile.
Il confronto strategico: USA vs Cina
In questo scenario, la strategia americana diventa cristallina: gli Stati Uniti non hanno bisogno di costruire più data center della Cina, ma solo di renderli economicamente insostenibili per l’avversario.
| Fattore Strategico | Stati Uniti | Cina |
| Indipendenza Energetica | Alta (abbondanza di petrolio e gas domestico, esportazioni GNL) | Bassa (importa >70% del fabbisogno) |
| Costo dell’Energia | Stabile e basso, mercati di capitali profondi | In aumento, soggetto a ricatti geopolitici |
| Vantaggio Competitivo AI | Costo di addestramento inferiore grazie a energia a basso costo | Costi di scaling in aumento a causa dell’instabilità energetica |
Tagliare fuori la Cina dal petrolio scontato non alza solo il prezzo del carburante, ma alza il costo dell’intelligenza stessa. Il petrolio diventa così un’arma di secondo livello per l’AI: non attacca direttamente la tecnologia, ma determina silenziosamente chi può permettersi di scalarla.
In conclusione, il dominio dell’AI non sarà deciso solo da chi scrive il codice migliore, ma da chi potrà alimentare il maggior numero di macchine, per più tempo e al costo più basso. Se questa scommessa è corretta, il futuro dell’economia globale non si deciderà nella Silicon Valley o a Shenzhen, ma nei campi petroliferi e nelle rotte marittime che oggi passano sotto traccia.








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