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Francia nel caos: Lecornu prepara le urne. Legislative anticipate a marzo insieme alle municipali?

Mozioni di censura e bilancio bloccato: Macron e il Premier preparano le elezioni anticipate accorpate alle municipali del 2026, a fine marzo

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Sembra che a Parigi non ci si annoi mai, o almeno questo è quanto emerge dalle ultime mosse dell’esecutivo. Mentre il bilancio dello Stato resta un rebus irrisolto, il Primo Ministro Sébastien Lecornu sta già guardando oltre, preparando il terreno per quella che potrebbe essere l’ennesima prova di forza elettorale.

Secondo quanto trapelato da fonti dell’esecutivo e riportato da Le Monde, Lecornu ha ufficialmente incaricato il Ministro dell’Interno, Laurent Nuñez, di valutare la fattibilità logistica e politica di organizzare elezioni legislative anticipate. La data? Non una a caso, ma in concomitanza con le elezioni municipali, previste per il 15 e 22 marzo 2026.

Questa mossa non è un semplice esercizio di stile, ma una risposta preventiva a una situazione politica ormai incandescente.

I motivi dello scontro: Mercosur e Bilancio

La politica francese è attualmente ostaggio di due grandi questioni che hanno saldato, paradossalmente, gli interessi di Rassemblement National (RN) e La France Insoumise (LFI):

  • Il trattato Mercosur: L’adozione dell’accordo commerciale da parte dell’UE ha scatenato le ire delle opposizioni. Nonostante Lecornu assicuri che “La Francia voterà contro”, le opposizioni, sia di destra che di sinistra, hanno depositato mozioni di censura, accusando il governo di debolezza sui tavoli internazionali. Se votassero congiuntamente ci sarebbe un grosso rischio di sfiducia per l’esecutivo.

  • Il Bilancio 2026: Il testo non è stato votato entro il 31 dicembre 2025, costringendo il Parlamento ad adottare una legge speciale per garantire l’operatività dello Stato. In commissione finanze, la parte relativa alle entrate è stata ampiamente respinta, lasciando poche speranze per un accordo in aula la prossima settimana.

La strategia di Macron e Lecornu

Di fronte al rischio concreto che le mozioni di censura vengano approvate tra martedì 13 e mercoledì 14 gennaio, facendo cadere il governo, l’Eliseo ha pronto il “piano B”, che in realtà sembra essere diventato il “piano A”. Emmanuel Macron e il suo Primo Ministro hanno concordato che, in caso di sfiducia, la risposta sarà immediata: scioglimento dell’Assemblea Nazionale.

Lecornu, con un certo pragmatismo misto a sfida, ha commentato :

“Non abbiamo paura delle elezioni. Queste sono posizioni ciniche di parte che ritardano le discussioni di bilancio e indeboliscono la voce della Francia all’estero”.

Dall’altra parte della barricata, Jean-Luc Mélenchon non si è fatto attendere, dichiarando da Villeurbanne: “Se vogliono farlo, che lo facciano. Non abbiamo paura”.

Uno scenario complesso

Ecco, in sintesi, cosa potrebbe accadere nelle prossime settimane:

  • Voto di censura: Previsto a metà gennaio. Se passa, il governo cade.
  • Dissoluzione: Macron scioglie le camere. Si va ad elezioni anticipate.
  • Election Day: Le legislative verrebbero accorpate alle municipali di marzo 2026 per ottimizzare tempi e costi, ma soprattutto per cercare di sfruttare il trascinamento dei candidati locali.

La Francia si trova quindi in un vicolo cieco istituzionale, con un bilancio in esercizio provvisorio e una maggioranza che non regge l’urto delle opposizioni unite. Resta da vedere se questa mossa sia un bluff per spaventare i deputati o una reale volontà di ridare la parola ai francesi, nella speranza (forse vana) di ottenere una maggioranza più stabile. Anche perché, allo stato attuale, il partito vincitore sarebbe il  Rassemblement  Nationale di   Le Pen- Bardella, ma  LFI avrebbe ancora buoni numeri. A perdere sarebbero i centristi liberali macroniani. La situazione sarebbe più certa, ma nella condanna del Presidente.


Domande e risposte

Perché si parla di elezioni anticipate in Francia proprio ora? La discussione nasce dalla minaccia concreta di una mozione di censura (sfiducia) presentata congiuntamente, seppur con motivazioni diverse, dal Rassemblement National e da La France Insoumise. Il casus belli è duplice: l’adozione del trattato commerciale UE-Mercosur, che penalizzerebbe l’agricoltura francese, e lo stallo totale sulla legge di bilancio 2026, che non è stata ancora approvata, costringendo lo Stato a operare con leggi speciali provvisorie.

È possibile accorpare le elezioni politiche a quelle municipali? Tecnicamente sì, ed è esattamente ciò che il Primo Ministro Lecornu ha chiesto di studiare al Ministero dell’Interno. Le elezioni municipali sono già fissate per il 15 e 22 marzo 2026. Organizzare le legislative nelle stesse date permetterebbe di risparmiare risorse logistiche ed economiche, ma ha anche una valenza politica: l’esecutivo potrebbe sperare che la dinamica delle elezioni locali, dove i partiti tradizionali sono spesso più radicati, possa influenzare positivamente il voto nazionale.

Cosa succede se il governo viene sfiduciato? Se le mozioni di censura dovessero passare tra il 13 e il 14 gennaio, il governo Lecornu cadrebbe. A quel punto, la Costituzione francese affida al Presidente della Repubblica il potere di sciogliere l’Assemblea Nazionale. Secondo le fonti, Macron e Lecornu sono già d’accordo su questa linea: in caso di sfiducia, non si cercheranno nuovi governi tecnici o di coalizione, ma si andrà direttamente al voto, rimettendo la decisione nelle mani degli elettori.

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