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Flop Cinese in Thailandia: i carri VT-4 esplodono, i vecchi M60 americani resistono. Errore strategico?
Negli scontri con la Cambogia, i moderni carri di Pechino mostrano gravi difetti strutturali e di integrazione. Le canne cedono sotto stress e l’elettronica va in tilt, mentre i veterani USA degli anni ’60 continuano a combattere. Un duro colpo per l’export militare cinese.

Non è tutto oro quel che luccica, e a quanto pare non è tutto acciaio di prima qualità quello che arriva da Pechino. Le recenti scaramucce di confine del dicembre 2025 tra Thailandia e Cambogia hanno offerto agli osservatori militari un raro “stress test” reale per l’equipaggiamento cinese moderno, con risultati che stanno facendo discutere le cancellerie del sud-est asiatico e preoccupare i generali di Bangkok.
Al centro della polemica c’è il VT-4 (MBT-3000), il carro armato principale da battaglia (MBT) prodotto dalla Norinco, fiore all’occhiello dell’export militare cinese. Acquistato dalla Thailandia per proiettare le sue forze armate nel XXI secolo, il mezzo doveva garantire una superiorità tecnologica schiacciante. Invece, alla prova del fuoco, ha mostrato limiti strutturali imbarazzanti, cedendo proprio dove un carro armato non dovrebbe mai cedere: la bocca da fuoco.
Il fatto: canne esplose e sistemi in tilt
Secondo quanto riportato da fonti militari thailandesi e confermato da immagini diffuse sui social media asiatici, un VT-4 del Royal Thai Army ha subito un danno catastrofico durante uno scambio di fuoco diretto contro posizioni cambogiane.
Non si è trattato di un colpo fortunato del nemico, ma di un cedimento strutturale interno. Durante una missione di fuoco diretto, il cannone principale a canna liscia da 125 mm è letteralmente esploso (“ruptured”), rendendo il veicolo inutile e ferendo tre membri dell’equipaggio.
I rapporti indicano che, oltre alla rottura della canna, l’incidente ha causato un effetto domino sui delicati sistemi di bordo:
- Il sistema di controllo del tiro (FCS) è andato fuori uso;
- I sensori di avvertimento laser, fondamentali per la difesa attiva, sono stati danneggiati dallo shock.
Il carro ne è rimasto completamente distrutto, e il tutto senza ricevere neanche un colpo dal nemico.
Il paradosso dell’Ecosistema: una Tesla in un campo di trattori
Oltre alla metallurgia sospetta, che non ha retto il calore del “fuoco sostenuto”, il VT-4 ha evidenziato un problema sistemico ben più grave: l’isolamento logistico.
I sistemi d’arma cinesi sono progettati per operare in un ecosistema “chiuso”, dove data-link, munizionamento e sensori dialogano esclusivamente con altri asset di Pechino. Inserito nell’esercito thailandese, che è un “arlecchino” logistico composto da tecnologie occidentali, ucraine e americane, il VT-4 diventa un’isola digitale incapace di integrarsi efficacemente nella rete di comando.
È la classica differenza tra una vecchia auto meccanica e una moderna vettura iper-tecnologica. Il vetusto M60 Patton americano, ancora in servizio, è come un vecchio diesel anni ’70: grezzo, rumoroso e privo di comfort, ma se si rompe lo ripari con un martello e una chiave inglese, e il motore macina chilometri anche con carburante sporco. Inoltre non ha bisogno di sofisticati sistemi informatici, ma ha un semplice, ed efficace, computer di tiro per un cannone da 105 mm che è l’emblema dell’affidabilità. Un’arma vecchia, ma studiata per combattere in qualsiasi situazione.
Il VT-4, al contrario, è come una moderna auto elettrica piena di tablet e sensori: sulla carta è superiore in tutto, ma basta un surriscaldamento di una centralina o un errore nel software di gestione del tiro per trasformare un mezzo da 5 milioni di dollari in un costoso fermacarte blindato. In guerra, la resilienza (la capacità di incassare e continuare a funzionare) batte quasi sempre la raffinatezza fragile.
Confronto: Acciaio della Guerra Fredda vs Hi-Tech Cinese
Per visualizzare meglio il paradosso, ecco un rapido confronto tra i due mezzi operativi nello stesso teatro:
| Caratteristica | VT-4 (Cina) | M60 Patton (USA) |
| Era | Anni 2010 (Moderno) | Anni ’60 (Legacy) |
| Armamento | 125mm liscio (Autoloader) | 105mm rigato (Manuale) |
| Tecnologia | Elettronica digitale avanzata | Meccanica analogica/aggiornata |
| Problema rilevato | Esplosione canna, fragilità sistemica | Obsolescenza, ma affidabilità strutturale |
| Integrazione | Difficile (Ecosistema chiuso cinese) | Totale (Standard NATO/Occidentale) |
Conclusioni: un problema industriale per Norinco
Per l’industria della difesa cinese, questo è un colpo d’immagine notevole. Il VT-4 è stato venduto come un’alternativa cost-effective ai carri occidentali. Tuttavia, se l’acciaio non regge lo stress termico e l’elettronica va in tilt alla prima vibrazione eccessiva, il vantaggio di costo svanisce.
La Thailandia si trova ora con un dubbio amletico: ha comprato un sistema d’arma moderno o solo un giocattolo tecnologico che non sopporta la polvere della battaglia? La lezione che arriva dalla giungla è antica: la tecnologia digitale è utile, ma in guerra la qualità della metallurgia è ancora, letteralmente, una questione di vita o di morte.
Domande e risposte
Perché la canna del carro VT-4 è esplosa se è un mezzo moderno?
L’ipotesi più accreditata è un cedimento strutturale dovuto al surriscaldamento per “fuoco sostenuto”. Nonostante la modernità del progetto, la lega metallica della canna prodotta dalla Norinco sembra soffrire di difetti di qualità o di tempra. Quando un carro viene usato quasi come artiglieria (tanti colpi in sequenza), la canna raggiunge temperature critiche; se l’acciaio non è eccellente, la pressione dei gas provoca la rottura catastrofica, cosa che non dovrebbe accadere in un MBT di ultima generazione.
Perché i vecchi carri americani M60 non hanno avuto lo stesso problema?
Gli M60 sono tecnologicamente obsoleti, ma sono figli di una filosofia costruttiva diversa: la robustezza meccanica prima di tutto. Le loro canne da 105 mm sono fatte con acciai occidentali di altissima qualità, pensati per durare decenni. Inoltre, essendo mezzi più semplici (meno elettronica, caricamento manuale), hanno meno componenti che possono rompersi a cascata. La loro semplicità “meccanica” si rivela un vantaggio in ambienti ostili dove la manutenzione hi-tech è difficile.
Questo incidente influirà sulle vendite di armi cinesi?
Probabilmente sì. La Cina sta cercando di posizionarsi come fornitore affidabile per i paesi in via di sviluppo, offrendo alternative ai costosi mezzi occidentali. Incidenti come questo, dove il mezzo fallisce strutturalmente (e non per bravura del nemico), minano la credibilità del marchio “Made in China” nel settore difesa. I potenziali clienti potrebbero temere di acquistare sistemi che sembrano potenti sulla carta (schede tecniche impressionanti) ma che si rivelano fragili “fermacarte” sul campo di battaglia.










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