Scenarieconomici.it https://scenarieconomici.it il mondo visto da un'altra angolazione Mon, 18 Nov 2019 13:58:30 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.2.4 90558640 MES vs Italia: edulcorazione dei fatti https://scenarieconomici.it/mes-vs-italia-edulcorazione-dei-fatti/ Mon, 18 Nov 2019 13:52:44 +0000 https://scenarieconomici.it/?p=114679

Volete vedere se un tema è scottante, reale, in poche parole attuale? Attuale e dannoso per il sistema Italia? O i media non ne parlano, o ne edulcorano i temini....

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Volete vedere se un tema è scottante, reale, in poche parole attuale? Attuale e dannoso per il sistema Italia? O i media non ne parlano, o ne edulcorano i temini.

E’ quello che è successo ieri alle parole di Ignazio Visco, presidente di Bankitalia, che nel commentare la riforma del MES, apparentemente accettata a giugno da Conte e Tria, ma che deve ancora essere ratificata dal Parlamento, ha dichiarato:

Così recitava il comunicato stampa della Reuters:

Ignazio Visco membro del Consiglio direttivo della BCE ha dichiarato venerdì che l’iniziativa di riformare il fondo bail out dell’eurozona avrebbe fatto più danni che altro.

L’Italia è ostile alle proposte di trasformare il Meccanismo europeo di Stabilità (MES) in una sorta di Fondo europeo monetario per finanziare i paesi in crisi finanziaria a condizione che ristrutturino il loro debito.

“E’ una materia da manovrare con cautela” ha detto il governatore della Banca d’italia in un intervento a Roma.

E il titolo era:

Visco, membro del direttivo BCE, mette in guardia contro la riforma del fondo salvastati (o bail out) dell’eurozona

Dopo le pressioni fatte sul giornalista (qui), il titolo è diventato:

Visco, membro del direttivo BCE, chiede cautela nelle proposte di riforma del fondo salvastati (o bail out) dell’eurozona.

Visco parla di “rischio enorme” ma la frase sparisce dagli articoli nazionali e dai titoli, che vanno addirittura in senso contrario.

Anche Borghi è perplesso:

Qua il discorso di Visco, integrale:
https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/interventi-governatore/integov2019/Visco_OMFIF_15112019.pdf

 

Anche un trafiletto del Fatto Quotidiano, ha segnalato la cosa, criticando Il Sole 24ore:

Immagine

 

Qua nel video di Dentro la Notizia, c’è la notizia intatta delle parole di Visco:

Ilva e MES saranno i banchi di prova per la tenuta del governo: se l’Italia farà qualcosa CONTRO la chiusura dell’Ilva, paventando la nazionalizzazione, e CONTRO la riforma del MES, ebbene il governo cadrà. Altrimenti, tutto as usual. Business as usual. Cioè spoliazione del sistema Italia as usual.

Nicoletta Forcheri

18 novembre 2019

(screenshot estratti da qua)

Altri riferimenti

https://leconomistamascherato.blogspot.com/2019/11/central-banks-doctoring-press-italian.html

 


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Perché la polizia attaccando le Università ad Hong Kong (e soprattutto una…) https://scenarieconomici.it/perche-la-polizia-attaccando-le-universita-ad-hong-kong-e-soprattutto-una/ Mon, 18 Nov 2019 09:44:14 +0000 https://scenarieconomici.it/?p=114670

      Nello scorso weekend la polizia di Hong Fong ha concentrato la propria attenzione repressiva su alcuni obiettivi specifici: le università.   Gli scontri sono stati particolarmente forti...

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Nello scorso weekend la polizia di Hong Fong ha concentrato la propria attenzione repressiva su alcuni obiettivi specifici: le università.

 

Gli scontri sono stati particolarmente forti attorno alla Chinese University of Hong Kong (CUHK) con scene da vera guerra civile..

Ai lanci di molotov e di frecce da parte degli studenti la polizia, con l’aiuto attivo degli “amici”  dell’esercito popolare cinese rispondono con lacrimogeni, gas urticante, proiettili di gomma e cariche violentissime.

Ora tutte le università sono centri del dissenso contro Pechino e l’esecutivo di nomina cinese presieduto da Carrie Lam. Perché  accanirsi allora contro la specificamente su una università, la CUHK, sino a giungere all’uso di mezzi quasi militari?

La spiegazione è semplice: la CUHK è la sete del principale, quasi unico, nodo web del territorio autonomo di Hong Kong. Il HKIX (Hong Kong Internet Exchange) situato nel campus controlla e gestisce il 99% del traffico web. Le autorità quindi hanno così duramente combattuto per riuscire a prendere il controllo delle comunicazioni verso l’esterno tramite web, per poter eventualmente filtrare o sopprimere completamente in caso si passasse ad una repressione più dura.

HKIX era nato come un progetto di ricerca e sviluppo all”interno della CUHK, che lo gestiva in modo gratuito attraverso la HKIX limited. La funzione è quella di mettere in contatto i service provider indipendenti, ISP, con le reti esterne internazionali. Quindi il controllo del campus permette il controllo di ogni comunicazione elettronica della città verso il mondo esterno.

Secondo i manifestanti l’intenzione di Pechino non è quella di chiudere il web, quanto di controllarlo come avviene nella Repubblica Popolare Cinese. Nella Patria comunista non solo esiste il “Great Firewall” che automaticamente impedisce ai cinesi di accedere a temi scomodi, come, ad esempio, la situazione in Tibet o per i musulmani cinesi, ma ormai è obbligatorio identificarsi personalmente per poter accedere alla rete. Sarebbe la fine della libertà di pensiero per la città.

 

 

 


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Il superscandalo (con morti) di cui nessuno parla: OPCW https://scenarieconomici.it/il-superscandalo-con-morti-di-cui-nessuno-parla-opcw/ Mon, 18 Nov 2019 07:00:30 +0000 https://scenarieconomici.it/?p=114666

  OPCW significa “Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche” e si occupa dell”+’investigazione e della verifica dei casi in  cui siano stati utilizzate armi chimiche, vietate dalle  convenzioni internazionali....

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OPCW significa “Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche” e si occupa dell”+’investigazione e della verifica dei casi in  cui siano stati utilizzate armi chimiche, vietate dalle  convenzioni internazionali.

Ora sul sito Counterpounch il noto giornalista internazionale Jonathan Steele ha pubblicato un articolo nel quale viene rivelata una clamorosa falsificazione delle rilevazioni e dei report fatti dalla OPCW nel caso del sospetto uso di armi chimiche a Douma (Siria) da parte di Bashar al Assad. Questo fatto avvenne nell’aprile 2018  e portò, sulla base dei primi resoconti, ad un attacco missilistico USA con morti e feriti da parte siriana. Il report definitivo è stato emesso a marzo di quest”anno ed ha parlato della possibilità di utilizzo di contenitori pieni di cloro gettati dagli elicotteri.

Steele attacca il report OPCW sulla base di testimonianze fornite da due diversi Whistle-blower, informatori interni che gli hanno fornito una visione completamente diversa rispetto a quanto successo.

  • Prima di tutto ci sarebbero state fortissime pressioni da parte degli USA affinché fossero fosse dichiarato che quanto successo a Douma fosse responsabilità di Assad;
  • Uno dei due informatori, soprannominato Alex, ha affermato che gli ispettori sul campo hanno ritenuto il report OPCW scientificamente fragile e non comprovato;
  • Il report parla di contenitori di cloro presumibilmente lasciati cadere da elicotteri,  mentre gli ispettori ritengono molto più probabile che questi siano stati portati a mano;
  • Il report OPCW parla di evidenti segni o tracce di cloro quando, in realtà, gli informatori parlano di un contenuto inferiore alle percentuali internazionalmente ammesse nell’acqua potabile.

Insomma OPCW avrebbe ingannato i suoi stessi ispettori, oltre al pubblico. Una situazione gravissima, resa ancora più pesante dal fatto che da un lato i rapporti preliminari al report hanno giustificato l’attacco USA 2018, e che l’ente rifiuta pervicacemente di confrontarsi su questo tema con i giornalisti. Peccato che sulla base di delle sue affermazioni sia poi morta della gente…

 


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IL GIUDICE DEL CASO ASSANGE SI RICUSA: conflitto di interessi per le sue relazioni con l’esercito https://scenarieconomici.it/il-giudice-del-caso-assange-si-ricusa-conflitto-di-interessi-per-le-sue-relazioni-con-lesercito/ Mon, 18 Nov 2019 06:30:40 +0000 https://scenarieconomici.it/?p=114651

    Lady Emma Arbuthnot, presidente della corte di giustizia che sta valutando la richiesta di estradizione da parte degli USA contro Julian Assange, ha ricusato il proprio ruolo dopo...

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Lady Emma Arbuthnot, presidente della corte di giustizia che sta valutando la richiesta di estradizione da parte degli USA contro Julian Assange, ha ricusato il proprio ruolo dopo aver rivelato di essere in una posizione potenzialmente conflittuale con l’imputato, così come rivelato dalla legale di Wikileaks, Jen Robinson.

 

Tutto nasce dall’attività di Lord Arbuthnot di Edrom  il marito della giudice,  che è stato anche ministro della difesa del governo inglese e quini anche in contatto con tutto l’apparato economico legato alla difesa, oltre che i servizi segreti di Sua Maestà Britannica. Però c’è dell’altro.

Il figlio di Lady Arbuthnot, è inoltre consigliere sui temi di cybersicurity di Vitruvian, una  società che collabora con il GCHQ,  cioè con l’ufficio relazioni pubbliche del governo, e con  lo Mi5, i servizi segreti interni. La funzione del figlio è proprio quella di fornire consulenze ed idee per bloccare i “Leaks” , cioè le fuoriuscite di notizie dal Governo o dai militari. Proprio i servizi segreti, sia inglesi sia americani, sono dietro la cattura e la messa in stato d’accusa di Assange.

La posizione del giudice è stata  quindi compromessa a tal punto da queste rivelazioni dallo spingerla a dare le dimissioni per mantenere un’immagine di imparzialità del processo. Tra l’altro non è la prima volta che Lady Alburhnot è obbligata a mettersi da parte, perchè cò p successo già in altri due casi simili, ma non usciti davanti al grande pubblico.

 

 


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ALLARME ROSSO ITALIA (di Marco Santero) https://scenarieconomici.it/allarme-rosso-italia-di-marco-santero/ Sun, 17 Nov 2019 22:32:14 +0000 https://scenarieconomici.it/?p=114656

      Condivido con piacere questo video per l’estrema chiarezza con cui spiega il pericolo MORTALE che corre il nostro paese e SOPRATTUTTO IL RISPARMIO DEI CITTADINI. L’EMS va...

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Condivido con piacere questo video per l’estrema chiarezza con cui spiega il pericolo MORTALE che corre il nostro paese e SOPRATTUTTO IL RISPARMIO DEI CITTADINI.

L’EMS va fermato immediatamente, altrimenti si fa la fine dei paesi del Sud America e dell’Africa che tramite l’Usurocrazia vengono da sempre spolpati.

Il fatto che anche una fonte autorevolissima come il Governatore della Banca d’Italia insieme a Galli (anche lui ex Banca d’Italia e parte del Osservatorio sul Debito pubblico di Cottarelli, quindi non certamente un Sovranista e Antieuropeista) mettano in guardia con parole ESTREMAMENTE ALLARMATE DEVE FAR CAPIRE IL RISCHIO CHE STIAMO CORRENDO.

IL ESM VA STOPPATO SENZA SE E SENZA MA!! Conte e Tria devono essere indagati per tradimento del paese, visto che hanno violato le norme che imponevano loro di riferire al Parlamento sulla trattativa in corso per la riforma del ESM.

Basta con questi venduti, con questi vicerè franco tedeschi che da decenni creano trattati e riforme senza coinvolgere i cittadini e senza riferire e far decidere i punti chiave al Parlamento.

Ricordo a tutti i Magistrati, che potrebbero intervenire a norma di legge per verificare l’esistenza di DELITTI CONTRO LA PERSONALITA’ DELLO STATO CHE IN CODICE PENALE PREVEDE APPUNTO PER UNA NUMEROSA FATISPECIE DI REATI, che l’Italia mi risulta sia ancora una REPUBBLICA PARLAMENTARE E QUINDI LE DECISIONI CHIAVE LE DEVE PRENDERE IL PARLAMENTO CON UN DIBATTITO AMPIO E PUBBLICO AL FINE DI FAR SAPERE AI CITTADINI ATTIVI E NON LESIONATI CEREBRALMENTE DAI MEDIA E DALL’ABUSO NELL’USO DEGLI SMARTPHONE QUELLO CHE SI VORREBBE FARE E TUTTI I PRO E CONTRO. IN MODO CHE LE DECISIONI CHE RIGUARDANO IL FUTURO DEL PAESE SIANO PRESE CON LA GIUSTA PONDERAZIONE (es. in Danimarca ci fu un dibattito serrato e pubblico per un intero anno sull’adesione o meno all’Euro e INFATTI, giustamente, NON ADERIRONO ALL’EURO!!!)

Allego per promemoria per tutti e per i magistrati in particolare un file dei DELITTI CONTRO LA PERSONALITA’ DELLO STATO (e alcuni di questi articoli sembrano proprio scritti, con grande lungimiranza, per le fraudolente azioni contro gli interessi dello stato italiano e il legittimo interesse pubblico collettivo dei suoi cittadini. https://www.altalex.com/documents/news/2014/07/14/dei-delitti-contro-la-personalita-dello-stato

Ad esempio risulta “molto interessante” da analizzare l’art. 264

Infedeltà in affari di Stato.

Chiunque, incaricato dal Governo italiano di trattare all’estero affari di Stato, si rende infedele al mandato è punito, se dal fatto possa derivare nocumento all’interesse nazionale, con la reclusione non inferiore a cinque anni.”

Questo come singolo, se c’è associazione la pena raddoppia!

e questo è solo uno dei tanti articoli che andrebbero analizzati a fondo e confrontati con chi ha incatenato il paese e gli italiani a trattati, regolamenti e norme europee palesemente incostituzionali per chi ha una minima conoscenza della Costituzione Economica

ONORE A ONOREVOLI (veramente onorevoli!) come BORGHI, BAGNAI, RINALDI E ALTRI CHE STANNO SCOPERCHIANDO LA TERRIBILE TRAPPOLA CHE GLI “AMICONI” DEL NORD EUROPA CI STANNO PREPARANDO IN MODO FRAUDOLENTO.

Dire che questa è una U.E. solidale e a favore delle masse e parlare di “sogno europeo” (come fa la “sinistra” decerebrata e la sua brutta copia M5S) equivale a dire che Hitler era un benefattore incompreso.

Ricompattiamoci intorno al SACROSANTO interesse NAZIONALE e smettiamola di farci “INFINOCCHIARE COME EBETI” E “SPOLPARE” da questi poteri usurocratici.


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L’Europa che fa per Venezia? Qualcuno inizia a chiederselo…. https://scenarieconomici.it/leuropa-che-fa-per-venezia-qualcuno-inizia-a-chiederselo/ Sun, 17 Nov 2019 21:00:50 +0000 https://scenarieconomici.it/?p=114660

  Si parla di “Venezia patrimonio dell’Umanità”, quindi di tutto il globo, Europa in testa. Però il danni derivanti dalla specifica natura della città sono goduti solo dal veneziani, e...

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Si parla di “Venezia patrimonio dell’Umanità”, quindi di tutto il globo, Europa in testa. Però il danni derivanti dalla specifica natura della città sono goduti solo dal veneziani, e le spese dei tentativi di salvataggio solo dagli Italiani. Eppure la città è di tutti, soprattutto dei turisti che la visitano, ma anche di chi si prende la briga di copiarla. Inoltre la città è un contenitore i gioielli artistici di tutti, ma i sacrifici per il suo salvataggio li fanno solo gli italiani.

Arriva un momento in cui la solidarietà deve passare dalle banali parole ai fatti, in cui si non bisogna amareggiarsi, ma mettere le mani ai portafogli ed ai bilanci e fornire la risorse necessarie a salvare la città. Il MOSE, che funzioni o meno, è stata un’opera italiana pagata da italiani. Quando l’Europa fornirà il suo aiuto? Se lo chiede il gruppo ID e la Lega in particolare che finalmente di muoversi.

Mobilitare urgentemente il Fondo di Solidarietà Europeo e mettere a disposizione tutti gli strumenti e i possibili fondi europei straordinari per far fronte alla catastrofica ondata di maltempo che ha colpito Venezia, la sua laguna e il litorale veneziano. E’ la richiesta degli europarlamentari della Lega che hanno presentato un’interrogazione urgente alla Commissione Europea sulla “situazione d’emergenza che sta vivendo la città di Venezia e la sua popolazione”. L’interrogazione è firmata dagli europarlamentari Mara Bizzotto, Rosanna Conte, Matteo Adinolfi, Simona Baldassarre, Alessandra Basso, Anna Bonfrisco, Paolo Borchia, Marco Campomenosi, Massimo Casanova, Susanna Ceccardi, Angelo Ciocca, Gianantonio Da Re, Marco Dreosto, Gianna Gancia, Valentino Grant, Oscar Lancini, Elena Lizzi, Alessandro Panza, Luisa Regimenti, Antonio Maria Rinaldi, Silvia Sardone, Annalisa Tardino, Isabella Tovaglieri, Lucia Vuolo, Stefania Zambelli, Marco Zanni

 

 

 


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The road map: dal Venetex alla moneta fiscale https://scenarieconomici.it/the-road-map-dal-venetex-alla-moneta-fiscale/ Sun, 17 Nov 2019 12:50:05 +0000 https://scenarieconomici.it/?p=114648

Cosa dovrebbe fare – e da dove dovrebbe ricominciare – una nuova maggioranza sovranista ove mai conquistasse la guida del Paese? Uno spunto ci arriva dal Veneto, una delle roccaforti...

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Cosa dovrebbe fare – e da dove dovrebbe ricominciare – una nuova maggioranza sovranista ove mai conquistasse la guida del Paese? Uno spunto ci arriva dal Veneto, una delle roccaforti leghiste oltre che una delle “locomotive” d’Italia.

Il 9 luglio scorso, il Consiglio regionale ha approvato il disegno di legge nr. 201 che, in data 16 luglio, è diventato la legge numero 27 dal titolo: “Norme per la promozione della conoscenza dei circuiti di compensazione multilaterale e complementare su base regionale”. Il progetto riguarda il circuito delle monete complementari ed è stato condiviso dai consiglieri regionali veneti quasi all’unanimità, con 32 voti a favore, 6 astenuti e nessuno contrario. Già solo il fatto che la “questione monetaria” approdi in un documento ufficiale, anzi addirittura in un provvedimento normativo, sia pure di un ente locale, deve incuriosirci, se non addirittura entusiasmarci. È da anni, infatti, che tutto l’universo cosiddetto “populista” e anti establishment si interroga sui modi per uscire dall’euro, o quantomeno per aggirare i problemi di rarefazione, rigidità e ristrettezza  che l’euro ha generato.

Certo, la legge in oggetto ha soprattutto uno scopo culturale: promuovere la conoscenza del funzionamento della monetazione complementare; ma è comunque tanta roba visto il bisogno spasmodico di liquidità in cui si dibatte l’economia reale. E non è tutto: la legge mette anche a disposizione 50.000 euro per finanziare un sistema informativo, istituisce una sezione (nel sito web regionale) dove possono iscriversi le società che promuovono l’uso di monete complementari e impegna la Giunta a riferire ogni anno sui progressi del sistema.

La moneta complementare veneta si chiama Venetex. È stata modellata sul Sardex (nato in Sardegna nel 2010) e su analoghe “valute” già sperimentate in altre nove regioni italiane. Si tratta di una forma di compensazione tra crediti e debiti valevole solo tra le imprese iscritte al “circuito”, circa 700 solo in Veneto. Il cuore pulsante del format è la Camera di compensazione (cosiddetta clearing house) la quale apre un conto a ciascun iscritto e poi gli concede un accredito nella “moneta” di riferimento. Un Venetex vale un euro e, dal 2016 ad oggi, vi sono già state transazioni per un totale di circa 5 milioni di euro. Il beneficiario dell’accredito potrà impiegarlo per acquistare beni o servizi presso un altro imprenditore della stessa rete. E potrà, a sua volta, cedere i suoi prodotti o servigi in cambio di Venetex.

Si crea, così, una fitta rete di scambi alimentati dai Venetex. Parliamo, sia chiaro, di una moneta non a corso legale: cioè, la sua accettazione è volontaria e non obbligatoria. Essa però, ha esattamente lo stesso effetto (quantomeno tra gli utilizzatori) di una moneta a corso legale come l’euro: rappresenta “benzina” per alimentare nuovi scambi e, così, far “girare” l’economia locale. Per poterla utilizzare, è necessario entrare in un circuito (pagando una quota annuale) composto da aziende disposte ad accettare la moneta complementare come strumento di pagamento.

L’importanza di questa, legge, tuttavia, non sta nel Venetex in sé, ma nel “riconoscimento”  di ciò che esso rappresenta a un livello giuridico, politico, e territoriale importanti.  Si inizia finalmente a parlare di moneta e di creazione della moneta anche al di fuori dei cenacoli complottisti o degli sclerotici e ingessati cliché tradizionali. Per intenderci, quelli legati al modello della Banca centrale “indipendente” che crea in esclusiva denaro a debito. Nel sistema attuale, ai sensi dell’articolo 128 del Trattato sul funzionamento della UE, l’unica entità titolare monopolistica della prerogativa di emettere banconote in euro, o di autorizzarne la emissione, è la BCE. Tuttavia, pochi sanno che le banconote e le monete metalliche costituiscono solo una percentuale limitatissima (pari appena al 7 per cento) della “liquidità” complessiva in circolazione. Il 93 per cento del totale è costituito da “moneta elettronica” a debito, vale a dire aperture di credito fatte dalle banche ogniqualvolta concedono prestiti ai clienti: proprio così si generano quelle catene di compensazioni fra debiti e crediti cui si ispirano anche le monete complementari.

L’iniziativa del Consiglio regionale veneto potrebbe avere quindi pure una valenza propulsiva: rappresentare, cioè, il trampolino di lancio per “sdoganare” definitivamente un altro progetto assai più ambizioso, e perfettamente legale, in grado di pompare ossigeno nell’economia senza fare deficit – e quindi senza aumentare il debito pubblico –  e senza violare i trattati europei. Si tratta della moneta fiscale. L’Italia, secondo i più, e anche secondo la vulgata preferita dagli stessi sovranisti, ha perso la sovranità monetaria. Anche dando per buona questa tesi (giuridicamente opinabile) nessuno, però, neppure il più acceso e ortodosso europeista, mette in dubbio che tutti i Paesi dell’area UE e dell’eurozona sono ancora pienamente titolari della propria sovranità fiscale. E, quindi, sia del potere di imporre le tasse sia del potere di concedere sconti fiscali.

L’idea, variamente modulabile ma per ora confinata nell’ambito dei dibattiti tra specialisti, sarebbe quella di “mettere nelle tasche”  degli italiani decine di miliardi di euro sotto forma di sconti fiscali, o crediti fiscali che dir si voglia, idonei a pagare le tasse future. Sul piano giuridico del rispetto dei trattati, problemi zero: infatti, non  verrebbe in alcun modo violata l’esclusiva attribuita alla BCE dal surrichiamato articolo 128 del Trattato di Lisbona. Naturalmente, è fondamentale che lo sconto fiscale concesso dallo Stato a un cittadino (supponiamo pari a 10.000 euro in un conto corrente appositamente dedicato) non sia impiegabile fin da subito, nella prima dichiarazione dei redditi utile, ma solo dopo due o tre anni. Ciò consentirebbe a quel credito, proprio come avviene con il Venetex, di iniziare a circolare. Un imprenditore, o un privato qualsiasi, potrebbero fin da subito usare i titoli di sconto fiscale come strumento di pagamento. Non si tratterebbe di moneta a corso legale, cioè obbligatoria, bensì volontaria. Tuttavia, chi avrebbe motivo di rifiutarla sapendo che potrà comunque usarla per vedersi “scontate” le tasse future?

Inoltre, la circolazione pluriennale di tale moneta fiscale innescherà un circuito virtuoso che porterà a un consistente aumento di PIL (e quindi anche delle imposte dirette e indirette); ciò permetterà di iper-compensare la diminuzione di gettito fiscale futuro che lo stato accuserà  nel momento in cui tali crediti verranno “portati all’incasso” e cioè impiegati per pagare le imposte. Questa soluzione, oltre a essere ineccepibile sul piano giuridico, non potrebbe neppure allarmare i mercati perché non determinerebbe alcun aumento del debito pubblico, come tutte le agevolazioni fiscali. Essa potrebbe essere reiterata anche di anno in anno e, comunque, per il tempo necessario a rinvigorire l’economia nazionale oggi strozzata dall’euro. Dovrebbe, insomma, diventare la bandiera di ogni nuova coalizione politica desiderosa di recuperare sovranità. Soprattutto perché concernente un ambito (quello monetario) che è precondizione imprescindibile di qualsiasi serio progetto di riscatto nazionale.

Francesco Carraro

www.francescocarraro.com


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AUTOSTRADE? NIENTE CANCELLAZIONE CONCESSIONI …. I senatori M5S fermano tutto https://scenarieconomici.it/autostrade-niente-cancellazione-concessioni-i-senatori-m5s-fermano-tutto/ Sun, 17 Nov 2019 11:51:45 +0000 https://scenarieconomici.it/?p=114645

    Vi ricordate quando DI Maio a Settembre dava per scontato che, dopo la caduta del Ponte Morandi e gli arresti per i vari funzionari che avevano falsificato documenti...

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Vi ricordate quando DI Maio a Settembre dava per scontato che, dopo la caduta del Ponte Morandi e gli arresti per i vari funzionari che avevano falsificato documenti e relazioni per nascondere la mancanza di manutenzione, le concessioni autostradali ad Atlanti ed ai Benetton sarebbero state cancellate? Qui su Scenari lo abbiamo sfidato a porre veramente in atto i suoi proclami ed a cancellare le concessioni entro Natale.

Abbiamo superato la metà di novembre e le concessioni sono ancora li , inossidabili. Anzi, come riporta La Vrità due emendamenti di Toninelli volti a cancellare la Norma del 2008 di rinnovo delle concessioni, quella voluta da Prodi e confermata da Berlusconi, sono stati cassati dagli stessi Cinque Stelle al Senato, che li hanno giudicati “Inopportuni”. Se gli emendamenti fossero passati all’aula, e quindi approvati, avrebbero cancellato buona parte degli incredibili privilegi di cui godono i concessionari autostradali, come per esempio l’esenzione di passaggio davanti al Cipe, alla commissione trasporti, alla  Corte dei Conti per le modifiche tariffarie. Il primo emendamento Toninelli prevedeva la cancellazione di questi privilegi che hanno permesso aumenti quasi annuali e regolari delle tariffe ogni anno, praticamente senza controllo. Con la cancellazione dell’accordo del 2008 naturalmente la Società autostrade per l’Italia poteva recedere e sentirsi libera e qui subentrava il secondo emendamento che prevedeva la prosecuzione temporanea della concessione fino a nuova assegnazione o revoca.

Un emendamento perfetto per dare il primo colpo ad ASPI, società autostrade, un primo passo che non ci è stato: come narrano i giornali i senatori a cinque stelle hanno ritenuto che gli emendamenti non fossero “Opportuni”, per cui hanno deciso di non farli passare in aula. La scusa ufficiale è che l’approvazione di questi emendamenti potrebbe compromettere la trattativa su Alitalia, nella quale Atlantia, padrona di Aspi, è coinvolta. Una semplice scusa che mantiene in vita tutti i privilegi dei concessionari autostradali. Al massimo vedremo una leggera revisione delle concessioni, magari limitata alla Liguria, dove è avvenuta la tragedia. Si parlava di una riduzione fino ad un massimo del 6% delle tariffe, ma pare che anche questo sia stato cancellato.

Altro che cancellazione delle concessioni: il Movimento Cinque Stele è ormai il difensore dei forti

 


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ILVA: IL TEMPO SCADE, ORA AGIRE SUBITO di Rosalba Fragapane https://scenarieconomici.it/ilva-il-tempo-scade-ora-agire-subito-di-rosalba-fragapane/ Sun, 17 Nov 2019 09:36:00 +0000 https://scenarieconomici.it/?p=114642

  Se aspettiamo ancora questo è ciò che sarà dell’ILVA…   L’ad Morselli di Arcelor Mittal ha comunicato la mattina del 14 novembre ai sindacati il programma della chiusura di...

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Se aspettiamo ancora questo è ciò che sarà dell’ILVA…

 

L’ad Morselli di Arcelor Mittal ha comunicato la mattina del 14 novembre ai sindacati il programma della chiusura di tutti gli impianti: come indicato l’altoforno (Afo) 2 sarà spento il 13 dicembre; l’afo 4 il 30 dicembre e infine l’afo 1 il 15 gennaio. Inoltre anche il treno nastri 2, quello ancora in funzione, si fermerà il 26 novembre.

La situazione è precipitata di colpo e come ha affermato Marco Bentivogli segretario della FIM CISL: “ Non possiamo ancora perderci in tatticismi governativi”. Intanto i commissari e l’avvocatura di stato hanno depositato un ricorso d’urgenza (ex 700 c.p.c.) contro Arcelor Mittal. A questo i giudici risponderanno in tempi brevissimi come prevede la legge.

In questa situazione allarmante però non si sa quali misure intanto verranno prese a Roma né quando questo avverrà. Il ricorso ex 700 c.p.c. è per ora la sola risposta dei palazzi romani, – ma per mettere davanti alle proprie responsabilità Arcelor Mittal serve anche un’azione immediata e incisiva da parte del governo. Non si può delegare alla magistratura il compito di decisioni che dovrebbero essere prese dalla politica.

L’addio di Arcelor Mittal diciamolo subito era una tragedia annunciata da qualche mese, almeno già da questa primavera. A Taranto, e non solo, lo sapevano in molti: sindacalisti, operai, impiegati, capireparto, quadri, data la totale schizofrenia contrattuale con cui è stata gestita l’operazione. Insomma la paura e il sospetto erano già venute alla mente quando giorni addietro improvvisamente durante un’intervista a Nicola Porro durante una puntata di “Quarta Repubblica” il segretario della CGIL Landini alzando il sopracciglio ha detto: “E che a questo governo non venga mica in mente di dare un alibi all’ azienda (AM) di ritirarsi perché se no veramente ci arrabbiamo”. Ebbene con l’emendamento di un gruppo di senatori grillini, capeggiati dalla senatrice Lezzi, infilato nel Decreto Salva Imprese e votato in un battibaleno da PD e Italia Viva si toglieva l’immunità penale all’azienda franco indiana. Qualcuno si stupisce di come mai un’azienda primaria nel mondo abbia già avuto pronto un Atto di Citazione verso lo Stato Italiano: ma cosa credete che aziende “mondiali” come questa non abbiano le risorse legali per prevedere un evento del genere? Soprattutto quando la puzza di bruciato si sentiva lontana un miglio. Non vi siete dimenticati quando già a fine giugno scorso le dichiarazioni di diversi esponenti sul versante M5S erano: “Pazienza se L’ILVA chiude, vorrà dire che i tarantini alleveranno cozze pelose”? Ebbene noi lo abbiamo letto questo Atto di Citazione (lo troverete in all. alla fine dell’articolo), un atto che non fa una piega, purtroppo difficile da ribaltare, bisogna ammetterlo. Forse anche a questo è dovuto il ritardo del deposito della richiesta del provvedimento d’ urgenza del governo.

Infatti la verità che viene fuori non è solo la questione dello scudo penale, seppur fondamentale in ogni caso perché non consentirebbe neanche ad un caporeparto di prendere una decisione senza avere il timore di essere indagato da un giudice. Infatti va subito chiarito che lo scudo penale è rivolto non solo ai Signori Mittal come molti media affermano ma è necessario agli addetti, ai capireparto che lavorano in Ilva. Errato inoltre affermare che c’è già l’art.51 c.p. perché questo si rivolge agli amministratori e non precisamente alle maestranze che sono direttamente coinvolte. L’art. 51 appare una norma utile ma troppo blanda nel caso ILVA e non sufficiente. La questione è ben altra: riguarda lo spegnimento dell’Altoforno 2 imposta tassativamente dal giudice preposto entro il 13 dicembre 2019, e a pioggia di tutti gli altri altoforni. Tanto è vero che il timing dato questa mattina dall’ ad Morselli segue il calendario. Senza dubbio è questa la questione più rilevante perché questo bloccherebbe non solo la produzione, ma anche la stessa attività di bonifica che Arcelor Mittal si è impegnata ad attivare con tecniche avanzatissime e un piano ambientale eccellente proposto allora in fase contrattuale investendo 1, 200 miliardi di euro, un piano per il quale l’azienda necessita di avere dei tempi meno stringenti davanti.

Ora per mettere in ogni caso davanti alle proprie responsabilità l’azienda franco indiana servono provvedimenti immediati. In caso contrario la morte dello stabilimento causerebbe dei danni immensi all’Italia. La chiusura di Ex Ilva non solo procurerebbe una perdita di Pil nazionale del 1,5 % ma, come conseguenza, causerebbe la perdita di fatturato per tante aziende dell’intero territorio nazionale che per ricaduta lavorano nel settore o si avvalgono delle partite di acciaio per le loro produzioni. Se su Taranto si parla di 8000/11000 dipendenti si potrebbe calcolare un indotto complessivo di 40.000 lavoratori in tutto il paese, disseminati in varie regioni del Paese Italia. Altro che bomba sociale. Se è vero che fino ad oggi nessuno è mai sceso nelle strade fino ad oggi si sta rischiando e parecchio: una catastrofe che ha fatto tremare le mura del Colle (vedi articolo di SE del 7/11 di Guido da Landriano). Intanto dalla città di Taranto Francesco Briganti della FIOM GCIL intervistato ha però dichiarato: “Noi sugli esuberi non abbiamo ricevuto finora alcuna lettera o comunicazione né dal governo né da Arcelor Mittal di un presunto licenziamento di 5000 dipendenti”. Arcelor Mittal infatti ancora ad oggi sta seguendo il crono programma sugli altoforni, ma per il resto tace. Essendo solo affittuario da contratto, non spetterà all’azienda franco indiana procedere in questo senso, ma ai commissari che erediteranno la azienda. Cosa fare adesso? La risposta sta nel passato, neanche troppo lontano.

L’errore infatti è stato soprattutto del Governo, quando nel 2018, tra l’altro proprio Di Maio (già ministro dello Sviluppo Economico durante il Conte 1) aveva firmato un ADDENDUM al contratto siglato il 14 SETTEMBRE 2018, che legalmente parlando chiarisce e mette nero su bianco ogni equivoco possibile e immaginabile: “L’affittuario ( Arcelor Mittal n.d.r.) potrà altresì recedere dal contratto qualora un provvedimento legislativo e/o amministrativo, non derivante da obblighi comunitari, comporti modifiche al Piano ambientale, come approvato con il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 27 settembre 2017 che rendano non più realizzabile sotto il profilo tecnico/giuridico il Piano Industriale” Ecco è proprio questa firma e questo Addendum che ha permesso ad AM di poter dire di voler riconsegnare le chiavi blindando i suoi diritti contrattuali.

E’ evidente che questa vicenda ci potrebbe danneggiare a livello di sistema paese perché il pessimo spettacolo offerto agli investitori stranieri è quello di un paese inaffidabile dal quale tenersi alla larga. Certo nessuno ce lo dirà in faccia ai convegni, ai meeting o alle riunioni internazionali ma poi, nei fatti, all’estero nei “salotti” che contano non vorremmo davvero essere classificati come i soliti italiani di cui non ci si può fidare. Così i grillini mossi dal quel fanatismo che farebbe rivoltare nella tomba Montesqueiu (Lo Spirito delle Leggi è un libello che ogni politico dovrebbe avere sul banco) vorrebbero che lo stabilimento si chiudesse, senza pensare che anche questo avrebbe dei costi stratosferici per le casse delle Stato e che alzerebbe il tasso di inquinamento ambientale a livelli ancora più elevati. Cozze pelose si, ma immangiabili. Per non parlare di una eventuale nazionalizzazione totale per la quale non vi sarebbero neppure le risorse e che, al di là di ogni ipotesi, sarebbe possibile con un paese in crescita, non certo in stagnazione o alla mercè di future recessioni economiche mondiali come siamo in questo momento.

Dunque il vulnus in questa questione ora è prettamente politico e parte da lontano in una commistione fra politica ambientalista intrisa di fanatismo e magistratura ideologizzata come ha ben spiegato su Il Foglio il suo direttore Claudio Cerasa “I silenzi contro i giacobini dell’ecologia” del 6 novembre 2019. Vale la pena di citarlo questo fondo perché nel ripercorrere la vicenda Ilva a partire dal 2012 ci troviamo dentro la vera soluzione al problema. Quella che per ora il Professor Conte ha detto di non avere.

Racconta Cerasa: “Tutto cominciò la mattina del 26 luglio 2012, quando il Gip Patrizia Todisco firmò un provvedimento di sequestro degli impianti dell’area a caldo dell’Ilva, confermato pochi giorni dopo dal Tribunale del Riesame. All’epoca era in carica il governo Monti, il quale in breve tempo firmò un Decreto Legge per sbloccare gli impianti sequestrati dai giudici e imporre l’avvio immediato degli investimenti per la bonifica ambientale dell’area con procedure avanzate”. Ecco, il senatore Monti che di pragmatismo non hai mai fatto difetto, non ci ha pensato un secondo ed ha eseguito immediatamente ciò che la logica gli diceva di fare. Dunque l’azione immediata del senatore a vita Monti fu imperativa, la stessa che occorrerebbe oggi ed che ebbe persino una vittoria a 360 gradi. Infatti prosegue Cerasa: “A quel decreto il Gip Todisco rispose con un ricorso contro quel decreto legge davanti alla Corte Costituzionale alla quale, di fatto, venne affidato il compito di verificare se vi fosse stato in pratica il tentativo di una procura di voler guidare la politica industriale del secondo paese più industrializzato d’Europa.”

La Corte Costituzionale rispose con un principio ineludibile e sacrosanto: “ Il diritto di fare politiche industriali spetta non ai magistrati, ai giudici, o alle procure ma spetta al potere politico. L’avere l’amministrazione in ipotesi male operato nel passato non è ragione giuridico costituzionale sufficiente per determinare un’espansione dei poteri dell’autorità giudiziaria oltre la decisione dei casi concreti. E una soggettiva prognosi pessimistica sui comportamenti futuri non può fornire base valida per una affermazione di competenza”. Questo è ciò che la Corte Costituzionale ha sentenziato e nel suo articolo di fondo il direttore del Il Foglio ce lo ha ricordato.

La soluzione è proprio questa agire politicamente per il bene del paese. E farlo subito, senza perdersi più in discussioni, riunioni, ritiri. Dare un segno tangibile ai lavoratori dell’EX ILVA di esserci, e a tutti gli italiani. La cosa più incredibile è che francamente non capiamo il PD in questa vicenda. Come è possibile che un partito che ha una storia così grande alle spalle si esponga ai peggiori ricatti? Vuole davvero finire come il PS francese? Più si allunga l’abbraccio mortale con il M5s e meno possibilità di sopravvivere ci saranno. Il calcolo premonitore sicuramente è nella mente di Zingaretti. Inoltre questa manovra non piace a nessuno: alle grandi imprese, a Confindustria, alla Corte dei Conti, ai pensionati, alle piccole e medie imprese, alle partite iva, ai commercianti, agli artigiani. Dovevate evitare un aumento dell’Iva (che parte da lontano) che avrebbe portato una perdita di 500 e rotti Euro a famiglia e invece così? Non saranno LO STESSO le famiglie a pagare con tutte queste tasse e tassettine disseminate in ogni dove a pagare per una manovra che per 10-15 miliardi ( stima del prof. Ricolfi) è in deficit? Ma qualcuno lo ha capito che il deficit lo paghiamo noi? Che da sempre il deficit lo pagano gli italiani? Ma allora non era meglio aumentare l’Iva magari in maniera chirurgica, azione che avrebbe portato soldi certi e sicuri in modo strutturale nelle casse dello Stato?

Ecco la soluzione : emettere un decreto d’urgenza come fece il senatore Monti per risolvere la questione Ilva. Se cade il governo pazienza. Non si può per salvare le poltrone, o per tatticismi di ogni sorta far saltare in aria il paese. Un nuovo Parlamento sarà meglio di questo, certi che un sano, sanissimo esercizio provvisorio in questo momento ci salverà tutti dal baratro.


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TRENTA: CINQUE STELLE DI PRIVILEGI https://scenarieconomici.it/trenta-cinque-stelle-di-privilegi/ Sun, 17 Nov 2019 09:16:48 +0000 https://scenarieconomici.it/?p=114638

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I Cinque Stelle hanno talmente combattuto contro i privilegi della Kasta che ne sono diventati piuttosto esperti. Oggi il corriere di presenta il divertente caso dell’ex ministro della difesa Elisabetta Trenta.

Quando era ministro ha avuto diritto ad un alloggio di servizio, pur essendo lei già residente a Roma. I ministeri hanno la fortuna di aver acquistato, negli anni, degli immobili moto suggestivi per questi scopi e quello della Difesa deve essere talmente bello che la Ministro se  ne è innamorata, al punto da…. non volerlo più lasciare. Per questo motivo, prima della scadenza del proprio mandato, lo ha fatto assegnare come alloggio di servizio…. al proprio marito, il maggiore dell’esercito Claudio Passarelli. Una situazione che sarebbe già di per se imbarazzante per il ministero, ma che diventa un disastro comunicativo completo per il M5s: abbiamo un partito che è nato per la lotta contro i privilegi di  cui un esponente, tra l’alto teoricamente un tecnico, di punta si è rivelato soltanto uno dei tanti parvenù alla ricerca di una prebenda e di una comoda sistemazione. A chi si può gridare, adesso, basta privilegi ?

Per la Trenta, entrata al ministero come “Tecnico” in virtù del marito militare, per poi svolgere un’opera di sabotaggio del ministro Salvini è la seconda figura di palta nell’arco, praticamente, di un giorno. Ieri era stata pubblicata la notizia secondo la quale , prima delle nomina ministeriale, Elisabetta Trenta avrebbe provato ad entrare nei servizi segreti, ma non sia riuscita a passare l’esame vedendosi quindi offerto solo un contratto a progetto, neanche particolarmente interessante. Un ministro della difesa che di sicurezza sa piuttosto poco……


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