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Energia, inflazione ed azzeramento delle emissioni. Siete pronti all’inferno energetico?

 

L’Agenzia internazionale per l’energia – un’influente ONG lanciata per la prima volta per rispondere agli shock dell’offerta petrolifera globale all’inizio degli anni ’70 durante la crisi petrolifera – ha appena pubblicato un rapporto in cui avverte che se il mondo vuole raggiungere gli obiettivi stabiliti nell’Accordo sul clima di Parigi (a cui il presidente Biden si è appena unito), tutti i nuovi progetti di esplorazione di petrolio e gas devono fermarsi immediatamente. Un ottimo consiglio nel momento in cui i prezzi dell’energia stanno crescendo così come l’inflazione.

Gli accordi di Parigi prevedono di azzerare le emissioni di CO2 entro il 2050 per limitare il cosiddetto “Riscaldamento climatico”, e quindi l’unico modo per raggiungere questo risultato è cessare l’utilizzo dei combustibili fossili. Anche perché non si può pensare che le cose accadano per miracolo, ed i fanatici  del  disastro ecologico sono li dietro l’angolo.

Naturalmente, se tutte le compagnie energetiche del mondo annunciassero che stavano interrompendo ogni esplorazione mineraria, l’impatto sul prezzo del petrolio sarebbe improvviso e rapido, e gli effetti sul costo della vita e sul benessere delle persone brutale. 

Raggiungere questo obiettivo richiederebbe un investimento di dimensioni sbalorditive: l’umanità dovrebbe investire altri $ 5 mila  miliardi d’investimenti energetici all’anno entro il 2030 (rispetto ai circa $ 2 trilioni di oggi).

Secondo il FT, il rapporto arriva mentre l’AIE deve affrontare la pressione degli attivisti per il clima per produrre una “tabella di marcia” per raggiungere gli obiettivi sul cambiamento climatico. Ironia della sorte, il risultato finale della tabella mostra proprio quanto irrealistici, stupidi e fondamentalmente violenti siano questi obiettivi. Pare che nessuno si chieda, da nessuna parte, chi dovrà alla fine pagare per tutti questi cambiamenti…

Fonte: IEA

Come promemoria, il raggiungimento di zero emissioni di carbonio nette richiede la riduzione delle emissioni il più possibile, quindi compensare il resto con piani di “rimozione del carbonio” finanziati da crediti sulle emissioni di carbonio, che hanno dato vita all’ennesimo mercato speculativo.

Se gli stimoli economici funzionano dovremmo assistere ad un aumento della domanda energetica. Gli scienziati ecologisti prevedono che per il 2050 , a maggiore crescita e produzione, corrisponderà un uso dell’energia dell8% inferiore. Speriamo che abbiano ragione, ma il 2050 è “Lungo Periodo” il tempo in cui, diceva Keynes, saremo morti. Come arriviamo al Lungo Periodo?

Anche la Cina “si è impegnata” a ridurre le emissioni allo zero netto durante il vertice virtuale sul clima del presidente Biden all’inizio di quest’anno.

Per ottenere la riduzione modellata dall’AIE, la quota di combustibili fossili nell’approvvigionamento energetico globale dovrebbe scendere di circa quattro quinti  il 2050. In questo scenario, il solare diventerebbe la principale fonte energetica globale, rappresenta il 20% della domanda globale. Riteniamo che allo stato attuale sia possibile? Senza contare le sfide per i paesi produttori di petrolio, che non sono solo l’Arabia Saudita ed i ricchi Emirati, che comunque se la caverebbero con investimenti alternativi, ma sono anche paesi poveri o in vi di sviluppo, dal Venezuela, all’Indonesia all’Angola. Che facciamo con loro.

Gli attivisti per il clima hanno celebrato il rapporto come un segno che l’AIE si unirà alla lotta contro il cambiamento climatico esercitando maggiore pressione sulle compagnie petrolifere e sugli Stati membri.  Quando però i prezzi esploderanno e le economie crolleranno, con forti ridistribuzioni di ricchezza verso quei paesi che hanno affrontato la ricerca di nuove fonti di energia con calma, cosa succederà a queste persone? E soprattutto, chi pagherà per i propri errori. 


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