Difesa

Emirati nel mirino: droni bloccano il gas di Shah e paralizzano il porto di Fujairah

Un attacco senza precedenti con droni colpisce il giacimento di gas di Shah ad Abu Dhabi (20% della fornitura nazionale) e blocca i carichi al porto strategico di Fujairah. I rischi per la stabilità energetica e logistica del Golfo Persico aumentano drasticamente.

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Gli Emirati Arabi Uniti hanno dovuto sospendere le operazioni presso il cruciale giacimento di gas naturale di Shah, ad Abu Dhabi. Si tratta del primo attacco diretto a un impianto produttivo negli EAU, un chiaro segnale di come l’Iran stia intensificando la sua guerra di droni contro gli asset energetici del Golfo Persico.

Le autorità locali e le squadre di emergenza hanno tempestivamente domato l’incendio scoppiato nell’impianto. Fortunatamente non si registrano feriti, ma le operazioni sono state congelate in attesa di valutare l’entità dei danni.

Per comprendere il peso macroeconomico e strategico dell’evento, bastano pochi dati sul giacimento di Shah:

  • Forniture interne: rappresenta circa il 20% dell’intera fornitura di gas degli Emirati, secondo The National.
  • Impatto globale: produce il 5% dello zolfo granulato a livello mondiale.
  • Proprietà: è gestito da ADNOC Sour Gas, una joint venture tra la compagnia nazionale ADNOC (al 60%) e l’americana Occidental Petroleum (al 40%).
  • Capacità: può produrre oltre un miliardo di piedi cubi di gas acido al giorno.

Dove si trova Shah develpment

A complicare un quadro logistico già teso si aggiunge la situazione del porto petrolifero di Fujairah, l’unico terminale di esportazione degli Emirati situato al di fuori dello Stretto di Hormuz. Negli ultimi quattro giorni, le operazioni di carico sono state interrotte a più riprese. Fujairah, affacciata sul Golfo di Oman, dovrebbe rappresentare la naturale valvola di sfogo per un export che cerca di aggirare lo Stretto di Hormuz, il quale, di fatto, è virtualmente chiuso al traffico commerciale da oltre due settimane.

Tuttavia la geografia non basta a garantire la sicurezza, e anche Fujairah è stata ripetutamente presa di mira. L’ultimo blocco risale alle prime ore di martedì: secondo l’agenzia Inchcape Shipping Services, le banchine del terminal petrolifero non sono operative e i terminali Vopak hanno sospeso le attività fino a nuovo avviso.

Tutto questo non fa che confermare la crescente insicurezza delle operazioni nei Paesi del Golfo. Queste nazioni si troveranno ben presto ad affrontare difficoltà enormi, prese in una morsa tra impianti industriali ed estrattivi chiusi, e l’impossibilità di importare o esportare merci essenziali. L’interrogativo, strettamente economico prima ancora che geopolitico, sorge spontaneo: fino a quando questi Paesi potranno tollerare una simile paralisi strutturale?

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