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Egregio Governatore Luca Zaia…

Egregio Governatore Luca Zaia,

la gran parte della politica italiana la indica come il politico emergente di queste ultime ore a causa del referendum per l’autonomia promosso domenica scorsa in Veneto e che ha visto la partecipazione di circa il 60% degli aventi diritto. A me non pare e provo a spiegarle perché.
La chiamata alle urne riguardava la richiesta di maggiore autonomia dallo Stato centrale. È inutile che le ricordi il quesito perché lo conosce sicuramente e era chiaro nei termini e nella sua formulazione. Nessuna possibilità di equivocare. In aggiunta sia lei sia il suo collega lombardo Maroni vi siete sbracciati a spiegare che il referendum, al contrario di quello catalano, era perfettamente legale e che la secessione o le aspirazioni alla indipendenza secessionistica nulla c’entravano e che non si trattava neanche di un referendum per il federalismo.
La maggiore autonomia richiesta dal referendum può già ora, a costituzione invariata, essere richiesta dalle regioni che ne sentano la necessità e l’esigenza. Mi risulta che ella sia stato liberamente eletto governatore del Veneto e quindi titolare del mandato popolare per attivare le procedure costituzionali previste dal combinato disposto degli articoli 116 e 117 della costituzione. Quindi non aveva nessuna necessità di fare questo referendum ma, se il suo obiettivo era la maggiore autonomia, doveva semplicemente agire. Vi sentite in grado di gestire meglio dello Stato le risorse assegnatevi, bene: fatelo. Anche se mi sentirei, viste le recenti vicende delle Banche Venete, di consigliarvi di pensarci bene. Almeno sulle banche siete in media nazionale.
Sul rapporto tra tasse pagate dal territorio e beni e servizi ricevuti dallo Stato le evidenzio quello che afferma l’onorevole Gianfranco Librandi, imprenditore lombardo di successo e membro della commissione bilancio della camera, in un post: “86% entrate fiscali provenienti dal Veneto ritorna nella regione sotto forma di beni e servizi. Ma anche questo #Zaia si dimentica di dirlo”. In altri termini Librandi afferma che lei questo lo sa benissimo, ma che evita accuratamente di dirlo.

Quanto detto sino ad ora mostra, salvo sua prova contraria, l’inutilità del referendum sulla base delle finalità dichiarate.

Probabilmente, secondo le migliori tradizioni che voi attribuite ai terroni e ai politici romani, avete dichiarato agli elettori una cosa e ne avete pensata un’altra.

Tant’è che il giorno dopo la proclamazione dei risultati del referendum ella ha convocato la giunta regionale e chiesto di far diventare il Veneto una regione a statuto speciale. Epperò! Questo non ce lo aveva detto prima.

Egregio Gorvernatore, con questo proditorio referendum ella ha messo in moto degli eventi che rischiano di sfuggire alla sua stessa volontà, come spesso accade a quei sedicenti politici e leader chi invece di guidare il popolo ne segue i mutevoli istinti. La prova sono tutti i contorsionismi che ella sta facendo, in perfetto stile politico romano, sulla questione autonomia.

Sicuramente ella sa che l’inserimento del Veneto tra le regioni a statuto speciale richiede una modifica costituzionale. Tale modifica costituzionale deve essere approvata dai due terzi del parlamento e se non si raggiunge tale quota occorre il referendum confermativo a scala nazionale. Sa com’è, la costituzione non è, salvo suo diverso parere, appannaggio solo dei veneti. Ora se volete che il resto degli italiani votino questa ipotetica riforma occorre stabilire convenienze per tutti. In altri termini far diventare tutte le regioni italiane a statuto speciale e dare qualche contentino supplementari a chi regione a statuto speciale lo è già. Conseguenza? Fine dello Stato Unitario. Ritengo che lei o è completamente scemo, cosa che non credo nel modo più assoluto, o queste cose le sa benissimo e ha un altro obiettivo: tertium non datur!

E allora vogliamo dichiararlo senza ambiguità questo obiettivo? Per me si chiama secessione.

A questo punto occorre essere chiari. Chiedere la secessione è un atto eversivo, illegale. Detto questo non possiamo considerare l’argomento un tabù assoluto.

Come vostra abitudine, e di quasi tutti gli italiani, vi lagnate. Vi lagnate anche del fatto che i tanti vostri eroi risorgimentali Manin, Manara, Tommaseo eccetera avevano lottato per uno stato federale e Cavour vi ha fregati e il referendum sull’annessione fu un referendum truffa. Può darsi che sia vero, ma lo stesso è avvenuto nel resto d’Italia. Dopo il referendum truffa i lucani, i cui eroi risorgimentali si devono cercare con il lanternino, si ribellarono e i lucani, non i veneti, lottarono per la propria indipendenza dopo l’unità d’Italia. I lucani lasciarono sotto i fucili del modenese generale Cialdini, detto il macellaio d’Italia, secondo la storiografia ufficiale più di 50.000 morti. Secondo stime più attendibile tra il 10% e il 20% della popolazione fu fucilata o arsa viva. Come se una potenza straniera ammazzasse tra i sei e i dieci milioni di italiani! Quella tragedia ha ancora conseguenze nella nostra comunità, tant’è che compagnie petrolifere e governo centrale fanno in Lucania quello che gli pare.

Acqua passata non macina più, però quei morti meritano rispetto, come meritano rispetto i contadini lucani, calabresi, siciliani, campani portati a morire sul Carso, sulle vostre montagne, perché qualcuno gli aveva spiegato che si difendevano i confini di una Patria comune, anche a lei.

Rispetto, fuori da ogni retorica, significa che se volete la secessione chiedetela sul serio e facciamola, se c’è il consenso generale, nel più breve tempo possibile. La secessione si basa sulla valorizzazione identitaria di un popolo, che per contrasto deve denigrare i popoli da cui si vuole separare alimentando recriminazioni storiche vere e presunte. Questo semina umori difficilmente gestibili e sopportabili nel lungo periodo e, se si dovesse realmente arrivare dopo lungo stillicidio a questo, veramente ci sarebbero confini e dazi e vigilanza armata alle frontiere che nessuno può permettersi, neanche i veneti. Neanche io, a dire il vero, che sono un estimatore del prosecco di cui faccio un uso smodato e che adoro il Veneto, ma non lei e i suoi sostenitori, oltre a tutto il resto d’Italia. Insomma risparmiateci altri trenta anni di gratuite offese “Roma ladrona”, di “ammazza un terrone risparmia un milione”, di muri e cavalli di frisia immaginari per marcare confini a sud, di assaltare campanili con finti autoblindati, di fondare banche Padane che falliscono come le vostre, di miss Padania e giochi celtici, di ampolle del dio Po e del dio Eridanio, di referendum burla e di altre buffonate simili. Di tutto ciò non ne abbiamo bisogno.

I veneti hanno molti motivi di lamentele sullo stato italiano. E gli altri italiani no? Avete dei rappresentanti in parlamento: metteteli al lavoro per migliorare il Paese invece di mettersi cappi intorno al collo salvo poi mettere le mani nella marmellata, come le vicende della allegra famigliola Bossi hanno dimostrato.

Abbiamo passato gli ultimi trenta anni affrontando le sfide della globalizzazione con la cultura del localismo che lei e la Lega Nord avete diffuso lucrando carriere politiche e fomentando populisticamente gli umori più biechi, e per fortuna minoritari, presenti in tutte le popolazioni del mondo, e anche tra i veneti.

Mentre il mondo faceva infrastrutture e affari con la Cina voi avete bloccato il Paese con le vostre lamentose istanze complice il vostro campione Giulio Tremonti che chiedeva invece i dazi commerciali con la Cina. I cinesi hanno varato un piano da un trilione e mezzo di dollari di investimenti per lanciare le vie della seta, che sarebbero poi le vie di Marco Polo (non so se il nome le dice qualcosa e se abbia consapevolezza che proprio i commerci di Marco Polo e dei mercanti veneti resero la sua terra tra le più ricche del mondo), e nonostante il fatto che i cinesi ci abbiano implorato per anni di fare qualche infrastruttura per farle passare dall’Italia noi, presi anche dalle vostre querelle, li abbiamo ignorati.

Fine di una opportunità da milioni, chi sa della vicenda sa che non esagero, di posti di lavoro. Ancora una volta stiamo affrontando questo affare colossale non in termini organici e globali ma tramite le iniziative di qualche piccola comunità raccogliendo qualche briciola.

Credo che ora le sia chiaro il perché non la considero un politico di rango ma uno dei tanti inconcludenti mestatori nel torbido che abbiamo in Italia. Se le va bene potrà salvare la faccia spacciando, con la complicità del governo centrale e della stampa, come grandi risultati la riperimetrazione di quello che il veneto ha già.

Pietro Francesco Maria De Sarlo Manager e scrittore


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