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Ecco le cose buone e quelle da migliorare dopo i primi sei mesi di governo (di Giuseppe PALMA)

Capisco che un po’ di risentimento ci sia, ma occorre anche evidenziare come questo governo abbia per davvero tutti contro: dai giornaloni alle Tv, dalla sovrastruttura europea ai funzionari di Stato. Insomma, l’establishment è all’opposizione.
Ciononostante, in appena sei mesi ha bloccato l’invasione migratoria, programmato quota 100 e reddito di cittadinanza a partire da marzo/aprile del prossimo anno, innalzato il regime fiscale forfettario a 65 mila euro l’anno, introdotto una prima fase della flat-tax al 15% e previsto norme più severe che garantiscono maggiore sicurezza ed ordine pubblico. E non ha firmato il Global compact sui Migranti.
Non solo: ha reso il lavoro un po’ meno precario e per le imprese ha reso inefficaci studi di settore, redditometro e spesometro (anche se su questo bisogna essere più incisivi).
Ha commesso anche alcuni errori, come ad esempio non aver trovato 2 miliardi per disattivare l’obbligatorietà della fatturazione elettronica tra partite Iva in regime fiscale ordinario. Un problema a cui dovrà porre rimedio il prossimo anno. È pur vero che per i regimi fiscali dei minimi e forfettario non sarà obbligatoria la fatturazione elettronica in uscita, ma è altrettanto vero che proprio questo governo doveva evitarne l’obbligatorietà anche per il regime ordinario.
Come ho avuto modo di suggerire ad alcuni amici della maggioranza parlamentare, occorre al più presto porre rimedio a quella assurdità secondo la quale chi ha quote societarie in una Srl non può avere anche una partita Iva in regime fiscale forfettario. Occorre anche qui risolvere il problema prima della fine dell’anno. Altro errore è stato il taglio giustizialista impresso alle nuove norme sulla lotta alla corruzione. Il clima giacobino è sempre stato condannato dalla Storia.
Sul rapporto con Bruxelles è invece riuscito a portare a casa la pellaccia. Poteva finire peggio per il nostro Paese. Né la Ue si è piegata all’Italia, né l’Italia si è piegata alla Ue. Sostanzialmente a Bruxelles hanno capito che a Roma non ci sono più camerieri. E il Presidente del Consiglio è riuscito ad evitare la procedura di infrazione pur restando invariate le misure da adottare, seppur spostate di qualche mese. Si è tentato di affondare l’esecutivo prima con lo spread e poi con la procedura di infrazione. Al momento il nemico ha dovuto rinunciare.

Oltre alle correzioni che ho proposto finora, per il prossimo anno tre sono le cose fondamentali da fare: 1) proseguire col programma di flat-tax e portare a casa l’inversione dell’onere della prova in ambito tributario (riportandola a capo dell’Amministrazione finanziaria); 2) introdurre i minibot o la moneta fiscale; 3) approvare una Legge di revisione costituzionale che abroghi il vincolo del pareggio di bilancio. E in campagna elettorale per le europee, quantomeno la Lega deve tornare a parlare di euro e dei suoi aspetti di criticità. Diversamente, la battaglia più importante di tutte finirà nelle mani di altri partiti come ad esempio Fratelli d’Italia o CasaPound, con un drenaggio di voti che potrebbe penalizzare proprio la Lega. Un errore politico che Matteo non deve commettere.

Si poteva fare di più in questi sei mesi? Non lo so, forse si. Mi rincuora comunque quell’ordine del giorno col quale la Camera dei deputati ha impegnato il governo, nel recepimento della normativa europea, di valutare prima – e in ogni caso – la compatibilità con la Costituzione. Non è molto, ma certamente un’inversione di tendenza rispetto al passato c’è stata.
E ricordatevi sempre che l’alternativa a questo governo è un esecutivo Cottarelli (o similari), cioè quelli che vogliono raddoppiare l’avanzo primario. Intanto coloro che oggi criticano il governo Conte per aver “ceduto” a Bruxelles, sono gli stessi che nel 2016 ammettevano esplicitamente il tradimento della Nazione:

Per questo io mi tengo stretto Salvini e tutto il governo Conte. Pur continuando ad essere critico quando ci sarà da esserlo, ma allo stesso tempo propositivo e costruttivo, cercando di dare sempre consigli nell’interesse nazionale. Costituzione alla mano.

Giuseppe PALMA


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