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E’ IL MERCATO ORA A CONDANNARE LE POLITICHE UE di Luigi Luccarini.

 

Questa è la fonte principale delle preoccupazioni, oggi, per quanto potrà avvenire domani, ma anche dopodomani.

E un grafico di lungo periodo del Dax tedesco, dal quale si può rilevare la criticità della situazione in atto su quel mercato, e quindi, a cascata, per molti altri, sicuramente per tutti quelli europei, ad eccezione forse di Londra.

.L’indice ha rotto in modo forte e chiaro la trendline rialzista ciclica, appoggiata sui minimi del 2009, 2011 e 2015.

La distanza dei prezzi con la loro media mobile è enorme.

L’indicatore “lungo” di momento segnala che l’ultimo massimo del mercato è stato raggiunto con forza relativa calante e che attualmente c’è ancora largo spazio per ulteriori ribassi dei valori.

Fino al livello 8.800 circa, già individuato come 3° pivot di supporto (i precedenti sono a quota 10.600 e 9.,500) su cui si andrebbe ad appoggiare la trendline ascendente che origina addirittura dal 2002.

Sotto c’è il vuoto, ma quello vero, senza paracadute.

La preoccupazione deriva dal fatto che guardando questo grafico la prospettiva che il Dax alla fine arrivi sull’ultimo dei 3 pivot individuati, dopo un’altra interminabile serie di “rimbalzi di gatti morti”, sembra aumentare di probabilità seduta dopo seduta.

Osservando infatti le barre dei volumi, che sono piatti in questa fase, ci si rende conto che siamo ben lontani da quella possibile “onda di panico” che contribuisce a generare veri minimi significativi di prezzo (come è accaduto per quelli del 2009 e 2011) e fornisce a quel punto il “pavimento” che sostiene il ritorno dei veri acquisti.

D’altronde se l’indice tedesco dovesse anche rimbalzare con convinzione sul secondo dei pivot (quello posto intorno ai 9.500 punti), la reazione conseguente porterebbe quasi certamente alla realizzazione di un modello “testa e spalle” ribassista, con un 30% di potenziale di ulteriore discesa, al punto che sembra quasi preferibile che non si fermi proprio su quel supporto (figura 2).

(figura 2)

Qualcuno potrà obiettare a questo punto che la Borsa rappresenta solo l’aspetto finanziario dell’economia e che alla fine la parte “reale” di quest’ultima potrebbe anche fornire altri segnali, più incoraggianti.

Non è così, purtroppo, per vari motivi.

Primo tra tutti perchè sono le Borse, in genere, ad anticipare quei segnali.

E l’attuale ribasso del Dax sembra annunciare ad una fase di forte contrazione, che può durare per i prossimi 6 o anche 12 mesi, a seconda di quanto si prolungherà questa fase.

In secondo luogo perchè le perdite finanziarie e le svalutazioni generalizzate che ne derivano sono l’unico fattore realmente democratico del moderno capitalismo.

Nel senso che impoveriscono tutti, chi più, chi meno, ma in ogni caso tutti.

L’auspicio questo punto non può essere se non nel senso che coloro che hanno il peso delle responsabilità di questa situazione si rendano conto che non è più possibile ritardare il cambiamento di politiche che hanno fornito in questi anni soltanto l’illusione di una società “in movimento”.

Perchè questi grafici stanno già dando la misura di cosa potrebbe voler dire un effetto di “disillusione” globale, che gli andamenti del periodo stanno mostrando in uno stadio molto più avanzato rispetto a quanto era apparso nelle precedenti stagioni di crisi.

Ed il fatto che lo specchio di questa situazione sia la Germania, padrona assoluta dell’Europa e dell’Euro, non può che aggravare le preoccupazioni.

Anche perché è la Germania (e con lei l’Europa) a dimostrare di essere alle prese con una debolezza specifica che per ora ha “contagiato” solo relativamente Wall Street (figura 3) e resta ancora da vedere cosa potrebbe accadere sui mercati del continente nel caso in cui l’indice S&P 500 iniziasse una vera discesa, visto che fino ad ora l’ha contenuta nei termini di una robusta, ma semplice “correzione”.

(figura 3)

In questo senso aspettare maggio, il nuovo Parlamento Europeo, la nuova Commissione, sarebbe già troppo tardi.

Quello che deve accadere, per lasciar ipotizzare un mutamento delle tendenze ribassiste in atto, deve infatti succedere ORA.

I livelli di prezzo, gli indicatori di trend, gli oscillatori sono la rappresentazione grafica di qualcosa che è già accaduto e che il mercato giudica negativamente: in questo caso gli esiti delle politiche economiche europee e interne (anche alla Germania) di questi ultimi mesi.

Ma ci dicono anche, con l’ampiezza dei movimenti e la loro velocità, che cosa gli individui prevedono per il futuro.

In questo caso sembra esserci la convinzione che quelle politiche non muteranno così rapidamente, cosicché l’attuale tentativo di “spingere” il Dax a raggiungere un vero “fondo” (fino ad ipotizzarne un possibile altro -20% dai valori di oggi) sembra anche un modo attraverso il quale il mercato cerca di “forzare” i responsabili delle leve economiche e monetarie a cambiare rotta per davvero.

Bisogna solo augurarsi, a questo punto, che l’informazione, soprattutto quella economica e finanziaria, la smetta con quel suo spalleggiare personaggi, anche istituzionali, che agitano teorie che non tengono conto di quanto tutto il continente si già è impoverito per effetto degli errori che hanno commesso in passato. E di come si stanno ponendo loro “contro” il mercato. Non chi li contesta.

D’altra parte sono i grafici che li condannano, ora.

E i grafici non mentono mai.

LUIGI LUCCARINI


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