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E’ guerra aperta ormai tra Weber del Ppe e Garcia Perez del Psoe..?

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Si narra negli ambienti che contano di Bruxelles, che Manfred Weber, il potente leader tedesco del Partito Popolare Europeo, la più grande famiglia politica europea, non abbia mai dimenticato quello che a lui parve uno sgarbo, e cioè non permettergli di essere eletto presidente della commissione nel 2019. Si narra che nel giugno del 2019, fuori dal suo ufficio a Bruxelles si sentirono ben vivide le urla del tedesco contro la presidente dei socialisti la spagnola Iraxte Garcia Perez, che si recò da lui per confermargli che il suo gruppo non lo avrebbe appoggiato

García, eurodeputato spagnolo a capo del gruppo di centro-sinistra dei Socialisti e Democratici al Parlamento, era accompagnato dall’ex leader liberale rumeno Dacian Cioloș. I due dissero a Weber che non avrebbero sostenuto la sua candidatura a presidente della Commissione europea, nonostante la posizione consolidata del Parlamento secondo cui il leader del partito che ha ricevuto il maggior numero di voti alle elezioni dovrebbe ottenere l’incarico.

Sebbene Cioloș sia ormai da tempo scomparso dalla scena politica dell’UE, García e Weber rimangono al loro posto e l’animosità tra loro non ha fatto che aumentare, soprattutto ora che il PPE si sta allineando all’estrema destra per approvare la legislazione. Durante la passata legislatura weber, durante le conferenze dei presidenti, il gelo tra i due è sempre stato palpabile. Si è avuto un momento di disgelo solo quando si è trattato di discutere sui nuovi commissari, con Weber che ha difeso Raffaele Fitto e la Garcia che voleva difendere la sua Teresa Ribera finita nell’occhio del ciclone per la disgrazia dell’alluvione di Valencia.

I due sono come “due ex tossici che avevano un buon rapporto, ma Weber ha tradito García con l’estrema destra, e questo rende le cose difficili per i socialisti”, ha detto qualche giorno fa Manon Aubry, co-presidente del gruppo La Sinistra al Parlamento.

Oggi, il difficile rapporto tra Weber e García è sulla bocca di tutti. Per decenni, il PPE e i Socialisti e Democratici – le due più grandi famiglie politiche d’Europa – hanno lavorato fianco a fianco per garantire maggioranze stabili in Parlamento ( anche se tra i due capigruppo il rapporto è sempre rimasto molto freddo ), anche sostenendo un secondo mandato per von der Leyen in un momento di crisi senza precedenti che l’Unione sta attraversando. Ma in queste ultime settimane questa stabilità sta cominciando a vacillare.

Il giornale POLITICO che ha parlato con 12 funzionari e legislatori che sono o sono stati vicini alla coppia, riferisce che il problema sia soprattutto personale.

“Weber e García sono diventati un problema per von der Leyen”, ha affermato un alto funzionario della Commissione, al giornale.

Certamente in questa legislatura i popolari si sono avvicinati e di molto alle posizioni di destra, creando di fatto su molti provvedimenti quella che alcuni ormai chiamano maggioranza “Giorgia”, intendendo con questo lo schema di maggioranza che esiste nell’attuale governo italiano, uno dei più stabili dell’0intero continente. Le tensioni si sono riversate anche sulla stessa von der Leyen, con García che l’ha accusata di “aderire al programma di Trump” spingendo per la deregolamentazione. Gli eurodeputati di centro-sinistra hanno esortato la presidente della Commissione a frenare Weber per la sua collaborazione con l’estrema destra.

Gli attacchi verbali nell’emiciclo del Parlamento, le tensioni sulla politica spagnola, le opinioni contrastanti sulle ambizioni verdi dell’UE e sulla politica migratoria, e il fatto che il PPE stia votando leggi con l’estrema destra hanno eroso quello che era iniziato come un rapporto promettente.

Weber “non supererà mai il grande tradimento commesso quando Iratxe lo ha pugnalato alle spalle durante la presidenza della Commissione”, ha affermato un importante eurodeputato del PPE.

Nel suo discorso sullo stato dell’Unione del settembre 2025, von der Leyen ha cercato di ovviare e si supera con un discorso che fosse il più possibile inclusivo, le sempre più crescenti divisioni che sono sorte nella maggioranza che aveva guidato il Parlamento europeo negli ultimi dieci anni.  Ma i due anche nell’aula del parlamento non mancarono di polemizzare l’uno con l’altro, sancendo di fatto la fine di qualsiasi rapporto tra i due.

Weber ha accusato Garcia e i socialisti di “danneggiare l’agenda europea”. Nel suo intervento, la leader di S&D ha replicato: “Sapete chi è responsabile del fatto che questa alleanza pro-europea… non funziona in questo Parlamento?  Ha un nome e un cognome. Si chiama Manfred Weber”. Come detti la prima frattura tra i due gruppi si verificò nell’autunno del 2024, in occasione delle audizioni per i nuovi commissari.

Mentre il PPE voleva far cadere Ribera, i socialisti speravano di rendere la vita difficile all’italiano Raffaele Fitto, proposto dal Primo Ministro Giorgia Meloni. Sebbene Fitto non appartenga al PPE (ma ai Conservatori e Riformisti Europei), la sua candidatura è stata sostenuta da Weber. Alla fine, S&D è stato più indulgente con Fitto per salvare Ribera da ulteriori attacchi. La lotta ha evidenziato che la vecchia alleanza tra PPE e S&D si stava incrinando, ora la prossima battaglia sarà probabilmente tra un’anno quando si dovrà eleggere il presidente del parlamento. Si prevede che il PPE cercherà di fare pressione affinché Metsola ottenga un terzo mandato, ma i socialisti sostengono che sia il loro turno, in base a un accordo di condivisione del potere dopo le elezioni del 2024. Secondo una fonte qualificata della commissione, il ruolo di Giorgia Meloni sempre più centrale, ha avuto gioco facile ed ha contribuito ad avvicinare i popolari ai conservatori europei, in quella che appare come una più logica e naturale alleanza nel Parlamento europeo. Ed è proprio per questo che molti sono pronti a scommettere che presto anche a Bruxelles si possa arrivare ad una maggioranza come quella che esiste e governa in Italia

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