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Dpcm, ordinanze e stato di diritto (di P. Becchi e G. Palma)

Entra in vigore oggi il nuovo Dpcm di Conte. Venticinque pagine accompagnate da un allegato di 325 fogli, questo il nuovo regalo del governo agli italiani. Un Dpcm a settimana fa sprofondare un intero Paese nell’ansia e, purtroppo, nella consapevolezza che centinaia di migliaia di imprese, partite Iva e posti di lavoro non ci saranno più. “Nessuno resterà indietro” dicevano Conte e Gualtieri otto mesi fa. Ad oggi, a dire il vero, gli italiani sono abbandonati al loro destino, senza aiuti economici sufficienti e in preda alla bulimia normativa del governo.

Il nuovo Dpcm – in vigore fino al 3 dicembre – è stato pubblicato ieri sul sito del governo, addirittura in formato word, cioè come se fosse un “pizzino di un capomafia” a cui bisogna obbedire e basta. Un atto che decide della vita e della libertà di sessantamilioni di persone, contraendone i diritti fondamentali, avviene con normali documenti word in attesa di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale (circostanza verificatasi solo successivamente). Nessun rispetto del diritto, della forma, della sua certezza, della sua “forza”. Dalla forza del diritto siamo passati al diritto della forza.  Ciò che viene calpestato e deriso è il precetto della “forza della legge”, tra l’altro in assenza di una legge visto che si tratta di meri atti amministrativi del governo.

Con questo nuovo Dpcm, l’ennesimo, il governo introduce nuove restrizioni tra cui il coprifuoco su tutto il territorio nazionale dalle ore 22 alle ore 5. Nella serata di mercoledì un’ordinanza del ministro della salute Speranza ha diviso il Paese in tre aree, a seconda delle criticità: gialla, arancione e rossa e sempre con successive ordinanze chi è giallo o arancione potrà diventare rosso.

Nella zona gialla (criticità moderata), che comprende Abruzzo, Basilicata, Campania, Emilia-Romagna, Friuli, Lazio, Liguria, Marche, Molise, Prov. aut. di Trento e Bolzano, Sardegna, Toscana, Umbria e Veneto, le regole restano sostanzialmente quelle del Dpcm precedente, con la differenza dell’introduzione del coprifuoco e della sospensione dei concorsi pubblici. Bar e ristoranti aperti fino alle 18, trasporti pubblici con capienza non superiore al 50% (anche nelle altre zone) e didattica a distanza a partire dalla scuola superiore. Particolarmente interessante è aver posto la Campania tra le regioni con criticità moderata, visto che appena una settimana fa De Luca parlava di situazione insostenibile. Forse Conte avrà avuto paura delle proteste di Napoli? Allora dov’è finita l’emergenza che avrebbe giustificato De Luca nel fare un lockdown regionale?

Nella zona arancione (Puglia e Sicilia) sono valide le stesse misure della zona gialla ma col divieto di spostamento tra un Comune all’altro (salvo i soliti motivi di lavoro e urgenza/necessità) e la chiusura – sette giorni su sette – di bar e ristoranti. Sarà consentita la sola consegna a domicilio fino alle 22. Università a distanza, mentre la scuola sarà in presenza fino alle medie, tranne in Puglia dove medie e superiori restano chiuse per ordinanza regionale. Ormai è il far west del diritto, ognuno fa quello che vuole.

L’inferno della zona rossa – comprendente Lombardia, Calabria, Piemonte e Valle d’Aosta – dove da oggi si ritorna allo stesso lockdown di marzo e aprile, con la sola eccezione della scuola in presenza fino alla prima media. Università solo a distanza, tranne i corsi di laurea in medicina e relativi tirocini. Tutto chiuso, tutti a casa! Davvero strano come finisca in questa zona anche la Calabria, una delle regioni con meno contagi, sicuramente meno della Campania. La sola ragione è l’assenza di terapie intensive sufficienti. Il governo ha avuto 8 mesi di tempo per affrontare la questione, non ha fatto niente e ora chiude intere Regioni, e conta sul fatto che la Calabria – dopo la morte improvvisa del suo Presidente – è allo sbando.

Le libertà fondamentali, che la Costituzione definisce in alcuni casi come “inviolabili”, vengono ora pesantemente limitate non più solo con Dpcm – che già di per sé è ampiamente contestabile in violazione della riserva di legge assoluta -, ma adesso anche con ordinanze ministeriali, che non sono neppure fonte secondaria del diritto, ma meri atti amministrativi del singolo ministero inferiori persino ai Dpcm. Certo, Speranza con propria ordinanza si è limitato soltanto a suddividere l’Italia in tre zone, ma è proprio da questa suddivisione che poi nascono le limitazioni che si sono viste finora e Speranza, con mera ordinanza, deciderà se altre Regioni finiranno nella zona rossa. L’Hüter der Verfassung pare già in pensione, e si governa come nel mese di marzo, anzi anche peggio, ora non solo con Dpcm ma con semplici ordinanze di un Ministro.

Dpcm e ordinanza sono da oggi in vigore, senza tra l’altro alcuna certezza sugli aiuti economici. La gente scenderà di nuovo in piazza ed avrà ragione, c’è solo da sperare che le opposizioni non restino sorde al messaggio che arriva dal popolo. Otto mesi persi in monopattini e banchi a rotelle con le scuole nuovamente chiuse e senza realizzare un numero sufficiente di terapie intensive che avrebbero evitato questo nuovo lockdown a macchia di leopardo.

di Paolo Becchi e Giuseppe Palma 

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Consigli letterari:

di Paolo Becchi e Giuseppe Palma, “DEMOCRAZIA IN QUARANTENA. Come un virus ha travolto il Paese“, Historica edizioni, aprile 2020.

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