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DL 18/2016: l’aiuto che non aiuta ed altre amenità…

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Oggi concludo l’analisi del DL 14 febbraio 2016 n. 18 con le ultime due regolamentazione ivi previste: le norme sulla cartolarizzazione dei crediti deteriorati è le agevolazioni fiscali per le esecuzioni.

Il Capo II del DL è tutto dedicato alla regolamentazione della cartolarizzazione dei crediti in sofferenza bancari e alla garanzia dello Stato, con minuziose norme per il calcolo del compenso spettante a quest’ultimo, in ossequio del principio che non può essere concesso un aiuto di Stato, ma solo una garanzia a prezzo di mercato. A questo proposito il Ministero Economia e Finanze aveva dichiarato che dalla garanzia prestata lo Stato non ci avrebbe rimesso, anzi avrebbe guadagnato una somma che secondo gli analisti di Equita SIM poteva aggirarsi fra i 150/200 milioni. Peccato che, per come è strutturato il meccanismo, nessuna banca avrà interesse a chiedere questa garanzia…

Oltre infatti ad essere prevista solo per i Senior, i crediti più solidi, ovvero quelli che ne hanno meno bisogno, la garanzia può essere chiesta solo dopo che sono stati già venduti il 50%+1 delle altre tipologie di crediti, i Junior e, se esistenti, i Mezzanine. Questo comporta che prima di poter chiedere la garanzia statale le banche devono già aver contabilizzato la perdita derivante dalla differenza fra il valore del credito messo a bilancio e quello ricavato dalla vendita o dal realizzo di almeno la metà delle proprie sofferenze più deteriorate. È facile pensare che le banche sceglieranno di non far intervenire lo Stato, preferendo aspettare coprendo il più possibile l’attivo messo a bilancio con le vendite dei crediti più favorevoli prima, senza il costo della garanzia, per poi cercare di vendere al meglio con più calma quelli più problematici. Un sistema più logico sarebbe stato quello di far garantire allo Stato, dietro pagamento, i crediti più deteriorati, proprio per facilitarne lo smaltimento ed invogliare gli acquirenti a rischiare, magari non garantendone il 100%, ma una percentuale minima di realizzo (tra il 30% ed il 40% del nominale) che avrebbe comunque permesso alle banche di non svalutare troppo il proprio attivo.

La previsione contenuta nel decreto legge penalizza quindi sia le banche, che lo Stato, il quale non incasserà pressoché nulla dalla prestazione delle garanzie, ma vedrà calare sia il gettito fiscale, per le perdite del sistema bancario, sia il rating complessivo delle obbligazioni bancarie, con il rischio di vedere abbassato di conseguenza il rating sulle proprie emissioni e l’uscita di queste dall’orbita di operatività del QE, con aumento esponenziale del costo per interessi. Così com’è quindi sembra che il DL sia stato pensato per legare le mani allo Stato e metterlo in difficoltà piuttosto che regolarne l’intervento…

All’opposto il decreto legge, con una sorprendente norma fiscale, sembra voler privilegiare gli speculatori immobiliari, acquirenti dalle procedure esecutive o liquidatorie: l’art. 16 del DL 18/2016 prevede infatti un pagamento fisso delle imposte di registro, ipotecaria e catastale nella misura di 200 euro ciascuna per gli acquirenti di immobili in procedure espropriative, a patto che questi dichiarino ed effettuino la rivendita del bene entro due anni dall’acquisto. In caso di decorso del termine senza che l’immobile sia stato rivenduto, verrà applicata la tassazione ordinaria con una sanzione amministrativa del 30% ed interessi di mora.

Francamente sfugge la logica di questa norma: favorire l’acquirente che compra per lucrare una possibile differenza di prezzo rivedendo piuttosto che l’acquirente privato che compra per poter avere un’abitazione a buon mercato non sembra in alcun modo aiutare, né il mercato immobiliare, né il diritto all’abitazione del cittadino e neanche la speditezza delle vendite giudiziarie, visto che una parte di possibili acquirenti non vedrà alcun vantaggio dall’acquistare all’asta e l’altra ne vedrà il pericolo di non poter rispettare i termini di legge, se non svendendo. Se il Governo pensava così di costringere eventuali società di compravendita immobiliare a non tesaurizzare, ma a mettere sul mercato le case per farle circolare, probabilmente gli è sfuggito che attualmente non è certo l’offerta che manca e che riversare altre centinaia di abitazioni sul mercato ha solo l’effetto di deprimere ulteriormente i valori di tutti gli immobili, già calati dall’ inizio della crisi del 40%. Agire ancora una volta dal lato dell’offerta senza stimolare la domanda, ovvero il reddito, non porterà ad alcun miglioramento. Ma questa che sembra una banalità pare incomprensibile a chi ci governa.

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