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IL DISCORSO 2 (di Luciano Barra Caracciolo)

  1. Trovo importante per far comprendere meglio quanto detto alla fine del precedente post sull'(impervio) “percorso di un giurista”, riportare due passaggi positivamente considerabili del discorso tenuto dal Pres.Mattarella.

Questi passaggi contengono una novità rispetto alla precedente visione che hanno finora offerto le nostre Istituzioni: l’accostamento, coerente e illuminato, tra crisi economica e distruzione del rispetto dei principi e dei valori irrinunciabili della Costituzione:

 

La lunga crisi, prolungatasi oltre ogni limite, ha inferto ferite al tessuto sociale del nostro Paese e ha messo a dura prova la tenuta del suo sistema produttivo. Ha aumentato le ingiustizie. Ha generato nuove povertà. Ha prodotto emarginazione e solitudine. Le angosce si annidano in tante famiglie per le difficoltà che sottraggono il futuro alle ragazze e ai ragazzi. Il lavoro che manca per tanti giovani, specialmente nel Mezzogiorno, la perdita di occupazione, l’esclusione, le difficoltà che si incontrano nel garantire diritti e servizi sociali fondamentali. Sono questi i punti dell’agenda esigente su cui sarà misurata la vicinanza delle istituzioni al popolo. Dobbiamo saper scongiurare il rischio che la crisi economica intacchi il rispetto di principi e valori su cui si fonda il patto sociale sancito dalla Costituzione. Per uscire dalla crisi, che ha fiaccato in modo grave l’economia nazionale e quella europea, va alimentata l’inversione del ciclo economico, da lungo tempo attesa”.

E’ indispensabile che al consolidamento finanziario si accompagni una robusta iniziativa di crescita, da articolare innanzitutto a livello europeo. Nel corso del semestre di presidenza dell’Unione europea appena conclusosi, il governo – cui rivolgo un saluto e un augurio di buon lavoro – ha opportunamente perseguito questa strategia. Sussiste oggi l’esigenza di confermare il patto costituzionale che mantiene unito il Paese e che riconosce a tutti i cittadini i diritti fondamentali e pari dignità sociale e impegna la Repubblica a rimuovere gli ostacoli che limitano la libertà e l’eguaglianza“.

PETRARCA

  1. Passaggi, precedenti e successivi, dello stesso discorso confermano, tuttavia la natura irrisolta di ben altri accostamenti che si trovano all’interno di quelli ora riprodotti.

Traspare l’inconsapevolezza, o l’attuale “incomprensione“, della reale dimensione dellivello europeo“: questo è la causa principale (come ancora di recente ha riaffermato Stiglitz) della crisi che attanaglia la sopravvivenza del “patto sociale” e del “riconoscimento a tutti i cittadini dei diritti fondamentali e della pari dignità sociale“.

Che tale livello europeo non possa mai,se non a condizioni ormai divenute utopistiche e da sempre estranee al brutale scenario che sta letteralmente infiammando l’intera Europa -,  costituire una “soluzione“, per “articolare una robusta iniziativa di crescita“, può essere compreso solo comprendendo una scomoda verità: cioè i radicali meccanismi che proprio l’Europa ha intenzionalmente innescato nelle norme fondamentali dei suoi trattati, proprio per impedire l’adempimento dell’obbligo de “la Repubblica a rimuovere gli ostacoli che limitano la libertà e l’eguaglianza“.

PAPA

  1. Colmare questo “gap” cognitivo è un compito arduo per un giurista, essendo d’ostacolo il filtro della vulgata “economicistica”, – di valore esclusivamente ideologico e antitetico al paradigma della Costituzione-, che è ormai recepita dalle deboli vestigia del costituzionalismo italiano.

 

Ma se ci si trova nella posizione di “arbitrare” una partita dalla quale dipende la salvezza del Paese, e della stessa possibilità di mantenere in futuro l’esistenza stessa dei diritti fondamentali costituzionali, questo gap va assolutamente colmato.

Il momento è così grave che, per la democrazia costituzionale, non ci sarà una seconda possibilità.

Per l’Italia, come comunità sociale di esseri umani che possano condurre un’esistenza “libera e dignitosa”, non ci sarà una seconda possibilità.

E la difficoltà del compito che attende il Presidente della Repubblica risiede integralmente nel saper rinunciare a questa “conciliazione di opposti”. Cioè all’ossimoro che attanaglia l’Italia da 30 anni e che assume le vesti, ormai tragiche, per i loro costi sociali ed economici, del vincolo esterno.

 

Luciano Barra Caracciolo

Riscossa Italiana

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