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Difesa Europea: la Germania cerca l’uscita di sicurezza dal FCAS e guarda al GCAP. Verso un “Super-Eurofighter”?

Difesa UE: Germania pronta a lasciare il FCAS per il GCAP? Il piano italiano per un “Super-Eurofighter” e la fine dell’asse con Parigi.

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Il cielo sopra l’Europa della Difesa è tutt’altro che sgombro da nubi, ma tra le perturbazioni si intravede una manovra che potrebbe cambiare gli equilibri industriali del continente per i prossimi cinquant’anni. Mentre a Parigi e Berlino si consumano gli ultimi atti di un matrimonio mai veramente consumato, a Roma si lavora – con discrezione ma con fermezza – per offrire alla Germania una via d’uscita onorevole, e soprattutto industriale, dal pantano del FCAS.

Il Ministro della Difesa Guido Crosetto, intervenendo recentemente in Commissione Difesa, ha scoperchiato il vaso di Pandora: il programma franco-tedesco è in crisi profonda, forse irreversibile, e Berlino potrebbe presto bussare alla porta del GCAP (Global Combat Air Programme), il progetto di caccia di sesta generazione guidato da Italia, Regno Unito e Giappone.

Attenzione però agli entusiasmi facili: i contatti sono in corso, le telefonate tra le cancellerie si sprecano, ma nulla è ancora firmato. Eppure, la logica economica e industriale spinge inesorabilmente verso una convergenza che trasformerebbe il GCAP in una riedizione, molto allargata e potenziata, dell’Eurofighter.

FCAS: Cronaca di una morte annunciata (o quasi)

Per capire perché la Germania stia guardando a Roma e Londra, bisogna guardare a cosa succede in casa Airbus e Dassault. Il Future Combat Air System (FCAS), lanciato nel 2017 con la solita fanfara europeista da Macron e Merkel, doveva essere il simbolo dell’autonomia strategica dell’UE. Prevedeva investimenti per oltre 100 miliardi di euro.

La realtà, come spesso accade quando si tratta di cooperazione industriale con i cugini d’Oltralpe, si è rivelata ben diversa. Le tensioni sulla governance non sono semplici scaramucce:

  • Dassault Aviation pretende la leadership indiscussa e l’accesso esclusivo a certe tecnologie critiche.
  • Airbus (lato tedesco) rifiuta di essere un semplice pagatore senza accesso ai codici sorgente e alla proprietà intellettuale (“black boxes”).
  • I recenti commenti dell’AD di Airbus, secondo cui i francesi “sono liberi di abbandonare”, certificano che siamo oltre la crisi coniugale: siamo agli avvocati divorzisti.
  • Se Dassault pretende di poter sviluppare il caccia da sola, Airbus non ha questa possibilità.

Il risultato? Un’impasse che ha generato duplicazioni nei costi di R&S, ritardi sui motori e sul “combat cloud”, mentre il calendario corre.

Il GCAP come “Safe Haven” per Berlino

In questo scenario, il GCAP appare come un porto sicuro. Strutturato fin dall’inizio con una governance paritaria attraverso la joint venture Edgewing (BAE Systems, Leonardo, Mitsubishi Heavy Industries), il programma anglo-italo-giapponese ha una roadmap chiara: primo volo nel 2029, operatività nel 2035.

L’ingresso della Germania nel GCAP risolverebbe due problemi enormi in un colpo solo:

  1. Per la Germania: Fornirebbe a Berlino un progetto tecnologicamente avanzato senza dover sottostare al “diktat” tecnologico francese, recuperando il modello collaborativo che ha reso il Typhoon un successo export.
  2. Per il GCAP (e per l’Italia): Qui sta il punto cruciale. L’arrivo del gigante tedesco, con la sua massa finanziaria, potrebbe sciogliere alcuni nodi che stanno rallentando anche il nostro programma.

GCAP con i colori giapponesi

Il “Fattore Inglese” e la tecnologia

Non è tutto oro quel che luccica nemmeno nel GCAP. È noto agli addetti ai lavori che il Regno Unito, pur essendo un partner solido, tende a mantenere una certa “gelosia” (o riluttanza) nella condivisione di alcune tecnologie sensibili di fascia alta (radaristica avanzata, guerra elettronica profonda) con gli alleati, Italia inclusa.

L’ingresso della Germania cambierebbe le carte in tavola. Londra si troverebbe di fronte non più due partner “minori” (economicamente parlando), ma un blocco continentale Italia-Germania capace di bilanciare il peso specifico britannico. Questo obbligherebbe gli inglesi a una maggiore apertura tecnologica per non perdere la leadership del consorzio, favorendo paradossalmente proprio l’industria italiana (Leonardo in testa), che potrebbe accedere a un bacino di know-how condiviso molto più vasto.

I costi e la “Massa Critica”

Parliamo di soldi, che è ciò che interessa ai contribuenti. I costi di sviluppo del GCAP per l’Italia sono saliti da una stima di 6 miliardi a quasi 18,6 miliardi di euro. Una cifra monstre che fa storcere il naso a molti, specialmente con un costo unitario per aereo stimato intorno ai 300 milioni di dollari (contro gli 82,5 milioni di un F-35A attuale).

Tuttavia, l’economia di scala è una legge ferrea:

  • Se al bacino d’ordini di UK, Italia e Giappone si aggiungesse la Luftwaffe tedesca, il costo unitario crollerebbe.
  • Si creerebbe uno standard NATO-Pacifico quasi imbattibile.
  • L’interoperabilità sarebbe garantita su scala globale.

Oltre alla Germania, Crosetto ha citato l’interesse di Arabia Saudita (che ha i capitali), Canada e potenzialmente Australia. Se questi pezzi andassero al loro posto, il GCAP diventerebbe il vero standard occidentale alternativo agli USA.

Elaborazione Ai del FCAS

E la Francia? Verso l’India?

Se la Germania dovesse davvero saltare il fosso, Parigi si ritroverebbe isolata in Europa sul fronte dell’aviazione da caccia. Una “Brexit aeronautica” francese. La conseguenza logica sarebbe un ulteriore avvicinamento di Parigi a Nuova Delhi. L’India, già grande acquirente di Rafale, potrebbe diventare il partner privilegiato per salvare ciò che resta del FCAS o per sviluppare un nuovo caccia franco-indiano, lasciando l’Europa continentale a guida italo-tedesca-britannica.

Si tratterebbe di un’evoluazione internazionale di cui si vede già l’alba, proprio con il Rafale e con gli accordi sui sottomarini, che fornirebbe a Parigi un mercato, e a Nuova Delhi tecnologie avanzate senza dipendenza dalla Cina.

Tabella comparativa: Lo stato dell’arte

CaratteristicaFCAS (Francia-Germania-Spagna)GCAP (UK-Italia-Giappone + Germania?)
Stato attualeBlocco politico-industrialeFase di sviluppo attiva (Edgewing JV)
LeadershipContesa (Dassault vs Airbus)Paritaria / Rotativa
Data prevista2040+ (con ritardi probabili)2035 (Roadmap vincolante)
Problema principaleProprietà Intellettuale (IP)Costi elevati / Gelosia tecnologica UK
Prospettiva ExportLimitata dai veti tedeschi/francesiMolto alta (mercato globale)

Lavori in corso, ma la direzione è tracciata

Non aspettiamoci un annuncio domani mattina. La diplomazia della difesa ha tempi lunghi e la Germania è famosa per la sua cautela. Tuttavia, la “Realpolitik” industriale suggerisce che il mantenimento di due progetti concorrenti in Europa (FCAS e GCAP) è un lusso che il Vecchio Continente non può più permettersi, né finanziariamente né operativamente.

L’Italia, giocando di sponda con Londra e Tokyo, ha offerto a Berlino il biglietto per il futuro. Se la Germania salirà a bordo, avremo l’Eurofighter 2.0. Se non lo farà, rischia di rimanere incastrata in un progetto franco-centrico che non decolla, con un partner che non vuole condividere le proprie conoscenze e vuole solo dei soldi.

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