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DIFESA DI MARIO MONTI

Un titolo su Scenarieconomici così recita: “Mario Monti – Il tecnico che non azzeccò nemmeno una previsione”. L’articolo passa a fornire i dati che stanno alla base dell’assunto e sarebbe difficile contestarli. Cionondimeno il testo non dimostra proprio ciò che vorrebbe dimostrare: e cioè che Monti non valga molto, come economista. Infatti, per provarlo, dovrebbe innanzi tutto allineare una grande quantità di previsioni azzeccate da altri. A quel punto giudicheremmo grandi economisti gli altri, e caleremmo la mannaia del disprezzo sul Rettore della Bocconi. Il fatto è che quegli economisti non esistono. Tutti leggiamo con rispetto le previsioni che riportano i giornali, ma forse quel rispetto lo perderemmo, se ci mettessimo a leggere non i giornali attuali, ma quelli degli scorsi anni: perché in quel caso vedremmo quante di quelle previsioni si sono avverate e quante no.
Le profezie sono difficili: soprattutto quelle riguardanti il futuro, ha detto qualcuno. Ed è particolarmente vero per le vicende economiche. Al punto che, se un economista dicesse che il tale Paese, l’anno venturo, avrà un incremento del prodotto interno lordo del 2,7%, e poi i fatti gli dessero ragione, forse bisognerebbe dedurne soltanto che è stato fortunato.
Qualcuno ora potrebbe dire che chi scrive non è un economista e farebbe bene ad astenersi dal giudicare chi ne sa tanto più di lui. Giusto. Ma è anche vero che le opinioni sopra espresse non sono soltanto sue. Le ha scritte, nero su bianco, Sergio Ricossa, che la qualifica di economista – e non degli ultimi – certo merita. Proprio lui ghignava soprattutto dinanzi ai decimali, affermando che sarebbe stato grasso che cola se si fossero azzeccati i numeri interi.
Ecco perché bisogna difendere Monti. Anche se il professore in qualche cassetto deve conservare il titolo mondiale dell’antipatia e dell’arroganza, bisogna difenderlo per la stessa ragione per la quale Michel de Montaigne difese Raymond de Sebonde. Questo incauto studioso aveva “dimostrato” l’esistenza di Dio con argomenti che avevano fatto ridere l’Europa e il filosofo francese dimostrò che gli argomenti più seri, in quel campo, non valevano molto più di quelli di Sebonde.
Non bisogna confondere Montaigne con Oscar Wilde. Scrivendo quell’ “Apologia di Raymond de Sebonde”, il filosofo non voleva essere paradossale: voleva al contrario sottolineare le ragioni del suo scetticismo.
L’antipatia che si può avere per seriose previsioni economiche, a tutti i livelli, e in generale per il dirigismo in economia, nasce proprio dal fatto che mentre i grandi competenti, nel chiuso delle loro stanze, studiano linee di tendenza ed elaborano progetti economici mirabolanti, la realtà va poi per conto suo. E forse sarebbe andata meglio se loro non avessero messo le dita negli ingranaggi.
La Russia Sovietica è implosa sotto il peso delle sue insufficienze economiche. Dopo settant’anni di regime – col non piccolo vantaggio del potere assoluto e all’occasione sanguinario – non è stata vinta da un nemico in armi, non è stata vittima di un cataclisma naturale o di qualche altra imprevedibile disgrazia, ha soltanto pagato le conseguenze di una teoria economica sbagliata. Infatti, dopo avere abbandonato il comunismo, è rifiorita: basta dare un’occhiata alla Mosca attuale e pensare alla Mosca d’un tempo, quando pure pretendeva di essere la vetrina dei successi del regime. L’unica che si permettesse agli stranieri di osservare.
Ebbene, la Russia sovietica era nota per i suoi “piani quinquennali”. Ogni volta questi dovevano rimettere in piedi la nazione, avviandola verso rosei orizzonti di prosperità e benessere, e ogni volta essi non davano i risultati sperati. Tanto che in Italia servivano soprattutto a dare materia alle mordaci irrisioni di Giovannino Guareschi, sul “Candido”.
Nell’Unione Sovietica la scuola era una cosa molto seria e gli economisti russi non erano dei cretini. Ma da un lato l’economia è impossibile da prevedere, dall’altro loro guidavano un’economia di Stato che, per definizione, si potrebbe anche definire “di Stato comatoso”.
Monti si è comportato come un qualunque politico, sbruffone e prono ai dettati di Bruxelles. In quanto economista ha sparato cifre inverosimili ma in tutto ciò non è stato originale. Gli altri non sono stati molto migliori. Forse hanno avuto una minore albagia, e non è merito da poco, ma c’è poco da scegliere. La realtà è che lo Stato non deve tentare di mettere le redini all’economia, perché riesce più facilmente a danneggiarla che a guidarla. Il famoso boom italiano del dopoguerra finì a partire dal 1963, col primo centro-sinistra. Come previsto.
Gli economisti devono occuparsi di teorie, se ne sono docenti, o al massimo divenire consulenti delle imprese. Quanto al Paese nella sua interezza, anche ad essere professori universitari, anche ad essere professori in una delle università economiche più rinomate, anche ad essere il Rettore della Bocconi, si rischiano soltanto le cattive figure.
Gianni Pardo, pardonuovo@myblog.it
7 agosto 2015

https://scenarieconomici.it/mario-monti-il-tecnico-che-non-azzecco-nemmeno-una-previsione/

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