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Dicembre, fine del semestre europeo per l’Italia. I risultati anzi i non risultati.

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Le ultime elezioni europee hanno visto il trionfo del PD perchè allora (non più adesso, come prevedevo) la figura di Renzi è stata super valutata, il giovane, la novità, le slides e l’hashtag #lasvoltabuona poi la trovata degli 80 euro, fattori che hanno fatto la loro parte e con essa, tutte le speranze fomentate per l’imminente presidenza europea di turno da parte dell’Italia, ha completato il quadro la campagna elettorale a favore del partito europeista.
Quante aspettative per questo semestre europeo, l’Italia sarebbe dovuta andare a testa alta in Europa a far sentire la sua voce, soprattutto contro l’austerity e per proporre, anzi addirittura imporre politiche a dir poco keynesiane-espansive per il vecchio continente.
Sul fronte austerità, a pochi giorni dalla fine del semestre europeo, il capo della Bundesbank Weidmann, si è sentito libero di affermare, nonostante la presidenza italiana in corso, che l’UE è troppo morbida con il nostro Paese. Questa dichiarazione lascia intendere quanto il nostro Paese così europeista non abbia nessuna voce in capitolo in Europa, inoltre all’atto pratico, sempre sull’austerità, cui l’Italia avrebbe dovuto opporsi, è stato invece confermato dal governo Renzi, l’aumento progressivo dell’iva fino al 25.5% previsto nel 2016. In una situazione di crollo consumi, vendite al dettaglio e quasi deflazione, questa politica fiscale si rivelerà ancor più micidiale, ma d’altra parte si deve distruggere domanda interna per recuperare competitività.
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nsieme al pareggio di bilancio che verrà, perchè stato messo perfino in costituzione, modificando l’art 81, l’Italia a non imporsi contro la rigidità dei conti, si è addirittura sottomessa.
Per le politiche espansive, nel semestre italiano, è stato partorito il più grande bluff della storia delle politiche economiche, ovvero il piano Juncker, che prevede un investimento pubblico (derivante comunque da soldi statali messi dai cittadini anche se 5 mld da parte della BEI) di soli 21 mld che si dovrebbero moltiplicare miracolosamente e trascendentalmente in 315 mld come i pani ed i pesci.

Ma andiamo nel dettaglio circa i dati macroeconomici a dir poco peggiorati in questo che sarebbe dovuto essere il semestre delle meraviglie…
Disoccupazione:
notare il balzo della disoccupazione, proprio dall’inizio della presidenza italiana europea, quando allora c’era quell’aria di aspettative infondate, fino al dato di ottobre reso noto pochi giorni fa, ove il tasso ha toccato il record del 13.2% mai così alto dalla storia delle rilevazioni trimestrali. Ovviamente la disoccupazione giovanile, malgrado apprendistati, non è stata risparmiata, così come il numero degli occupati in calo da settembre ad ottobre con meno 55 mila unità.
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C’è poco da commentare, sul  pil del terzo trimestre, che in piena presidenza europea si è contratto di mezzo punto percentuale rispetto allo stesso periodo del 2013.
Ergo recessione confermata e l’ultimo trimestre del 2014 non promette bene, malgrado confindustria creda che un pil zero sia una buona notizia…
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Ma andiamo avanti, sul fronte dei prezzi, l’Italia si conferma sempre in disinflazione a pochi passi dalla deflazione con un misero tasso al +0.2% , non bene anche l’intera eurozona che segna anch’essa una flessione verso la deflazione per perseguire una competitività per salvare l’euro come ammesso dallo stesso Draghi.
I dati ci lasciano capire inoltre che le armi della BCE sono alquanto spuntate e che l’insostenibilità dei debiti sovrani si fa sempre più pensate.
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Sul fronte edilizia, a settembre si conferma il trend negativo della produzione nelle costruzioni, di certo l’anno della presidenza che ha visto nascere la TASI con la vecchia IMU e quant’altro, non rappresentano un grande incentivo al mercato del mattone.
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Sul piano dell’industria e del business in generale, da luglio a novembre, l’indice di fiducia delle imprese è letteralmente crollato e con essa gli ordinativi delle industrie.
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Facile intuire che la produzione industriale anch’essa è in flessione netta, una contrazione del -2.9% è l’ultimo dato di settembre su base annuale e -0.9% su base mensile.
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Il manifatturiero piange, all’inizio del semestre europeo, l’indice era superiore a 50, soglia in cui al di sotto viene considerata l’economia in contrazione, come verificatosi nel mese di ottobre e novembre.
Non difficile capire che la produzione manifatturiera nell’ultimo dato di settembre ha conquistato una bella flessione su base annuale del -2.9%.
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Ed infine, tirando le somme, è giunta ieri la notizia (fonte Cerved) che da inizio anno in 9 mesi (di cui 6 sotto il semestre europeo) in Italia sono state bruciate 11mila imprese, +12% rispetto all’anno passato e tra luglio e settembre, sono state aperte 3mila procedurre fallimentari pari ad un aumento del 14.1% dello stesso periodo rispetto al 2013.
Sul versante geopolitico, per l’Italia si annuncia la fine del progetto energetico del South Stream che si è arenato come la Costa Concordia a causa delle  scellerate sanzioni UE alla Russia, che peraltro hanno portato un danno all’export alimentare per il nostro Paese quantificabile a quasi 1 miliardo secondo Coldiretti.
Ricordo che all’esordio italiano di presidenza europea, io avevo previsto che l’economia nazionale non sarebbe brillata, ma forse sei mesi fa mi sono sbagliato, perchè credo di essere stato non abbastanza pessimista o meglio realista

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