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Destra e sinistra non esistono più. O forse esistono ancora, unite sotto la stessa bandiera per tentar di sopravvivere ad un mondo nuovo (di Giuseppe PALMA)

Mi duole constatare come in parecchi di voi non abbiano ancora capito che destra e sinistra, nella definizione del secolo scorso, non esistono più. Ovvero, esistono ancora ma si sono profondamente trasformati: la sinistra, quella che difendeva i lavoratori e i più deboli, è del tutto annientata. Il vecchio e glorioso Pci che nel dopoguerra difendeva i concetti di Patria e interesse nazionale, è oggi un partito di scalmanati che ha trasformato tutto ciò che era scienza in religione: dalla medicina all’economia, dalla letteratura alle politiche monetarie. I dogmi non si discutono. Insomma, dall’euro alla medicina, tutto è religione. La laicità, tipica della politica e della scienza, è fuori dal mondo post-comunista. Eppure, per lavarsi la coscienza, ogni due per tre tirano in ballo Gramsci, De Andrè e Pasolini, tutti grandi riferimenti del passato che, se tornassero in vita, non aspetterebbero un solo minuto per maledire proprio gli eredi del Pci. Anche perché, inutile negarlo, quelli che oggi sono il Pd, LeU e sodali (che stanno ancora una volta cambiando nomi e simboli) hanno abbandonato il socialismo reale per sposare acriticamente il neoliberismo, ma soprattutto hanno tradito il concetto umano della cooperazione per abbracciare quello mercantilistico della competitività. E se non la pensi come loro sei omofobo, fascista e xenofobo.

A destra le cose stanno un po’ meglio, ma ugualmente compromesse. Il vecchio Msi, poi An, è stato distrutto dal tradimento di quelli che erano i valori classici di quel tipo di destra che vedeva nella Patria, nella famiglia e nel lavoro i suoi riferimenti politici da seguire. Tutto distrutto e solo in parte ricostruito con risultati minori, talvolta di nicchia o campanilistici. Ma il mondo della destra vedeva tra le sue fila anche partiti liberali (e non liberisti) che facevano della tutela della classe media il loro principale obiettivo politico. E anche qui la scure della religiosità dei dogmi si è abbattuta sulla ragione e sulla laicità. Anche se, incredibilmente, alcuni valori tipici della vecchia sinistra albergano oggi proprio a destra. Il neoliberismo, incredibile a dirsi, ha trovato terreno fertile più a sinistra che a destra.

La sfida dell’oggi, e soprattutto del domani, non è più dunque tra destra e sinistra, ma tra un terzo contenitore politico in costante evoluzione – generalmente definito “sovranista“, quindi identitario – e ciò che resta della destra e della sinistra, unite idealmente (e chissà un domani forse anche politicamente) sotto la stessa bandiera neoliberista e mercantilista che fa della competizione la stella polare da seguire. Insomma, il globalismo sfrenato che ripudia identità, valori e tradizioni.

Eppure, ancora oggi, c’è chi si ostina a parlare della sinistra buona e della destra cattiva, e viceversa, o cose di questo tipo. In buona sostanza, la verità è che destra e la sinistra di fine Novecento sono oggi la stessa cosa, sotto lo scudo del falso europeismo, quello che – tanto per intenderci – ha distrutto nell’ultimo decennio la sovranità popolare.

Ma è finita. Dopo il referendum sulla Brexit e l’elezione di Trump è iniziata una nuova storia, una nuova Era che io e l’amico P. Becchi avevamo capito (e raccontato) sia prima che dopo il 4 marzo: https://www.amazon.it/Dalla-Seconda-Repubblica-governo-Lega-M5S/dp/8885939074/ref=mp_s_a_1_1?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85Z%C3%95%C3%91&qid=1534592637&sr=8-1&pi=AC_SX236_SY340_QL65&keywords=dalla+seconda+alla+terza+repubblica&dpPl=1&dpID=51d0hIhW8xL&ref=plSrch

Ora le strade sono due: o si tornano a tutelare i diritti sociali e la sovranità costituzionale, oppure tutto sarà perduto sull’altare neoliberista della competitività. Cantando ancora “Bella Ciao” e pensando che lo scontro sia ancora tra destra e sinistra.

Giuseppe PALMA

 

 


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