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“Delle imposte, delle tasse e di altre amenità.” p.seconda di R. SALOMONE-MEGNA

Nella parte prima del presente articolo (https://scenarieconomici.it/delle-imposte-delle-tasse-e-di-altre-amenita-p-prima-di-r-salomone-megna/ ) abbiamo trattato delle tasse e delle imposte indirette.

Passiamo ora ad esaminare le imposte dirette, argomento questo da far tremare le vene ed i polsi.

Come precedentemente detto, sono quell’ imposte che colpiscono direttamente la ricchezza già esistente, il patrimonio o, nel momento in cui si produce, il reddito.

Imposte dirette sono l’IRPEF, imposta sul reddito delle persone fisiche, e l’IRES, imposta sul reddito delle società

C’è una grande differenza tra le due imposte.

La prima è progressiva, il che significa molto semplicemente che più guadagni e più paghi in percentuale, la seconda è proporzionale, in misura fissa, indipendentemente dal reddito prodotto, ed è stata per lungo tempo pari al 27,5%.

La Legge di Stabilità 2016, approntata dal Governo Renzi, ha disposto l’abbassamento di detta aliquota, a partire dal periodo d’imposta 2017, dal 27,50% al 24%.

Per l’IRPEF ci sono invece attualmente 5 scaglioni:

  • 1° scaglione – Si rivolge ai contribuenti che abbiano un reddito che parte da zero fino a 15mila euro. In questo caso l’aliquota applicabile sarà pari al 23%. Per i redditi che rientrano nella “no tax area”, pari a 8140 euro, non ci sarà assoggettamento ad alcuno scaglione;
  • 2° scaglione – A questo il secondo scaglione sono soggetti i contribuenti che abbiano un reddito che va dai 15001 fino a 28.000 euro. L’aliquota IRPEF applicabile in questo caso sarà del 27%;
  • 3° scaglione – Questo scaglione con aliquota del 38% si rivolge ai contribuenti che abbiano un reddito variabile da 28.001 euro fino a 55.000 euro;
  • 4° scaglione – Interessa chi ha un reddito compreso tra 55.001 euro fino a 75.000 euro. L’aliquota viene corrisposta sulla parte che eccede la cifra di 55.000 euro, sarà pari al 41%;
  • 5° scaglione – E’ valido per tutti i redditi che superano i 75.000 euro. In questo caso l’aliquota IRPEF è del 43%.

Forniamo un esempio concreto su cosa comporta l’applicazione delle aliquote di cui sopra.

Chi scrive è un docente di scuola secondaria di secondo grado, con trenta anni di anzianità e percepisce uno stipendio lordo di 2.997,63 euro mensili da cui vengono detratte ritenute per: “ opera di previdenza”, INPDAP, “fondo credito”, addizionale regionale, addizionale comunale e IRPEF. Alla fine di questo incredibile tourbillon lo stipendio si riduce, quando va bene, a poco più di 1.900 euro netti.

Sullo stipendio lordo viene applicata un’aliquota massima di prelievo fiscale del 38%, mentre l’aliquota media è del 26,60%.

E’ evidente che l’aliquota media del 26,60% è maggiore di quella che viene applicata alle grandi industrie, ma forse è più giusto dire “dovrebbe essere applicata”, ai proventi di una multinazionale globale quale Google o di un’ azienda di rilevanza nazionale come Mediaset.

Ovviamente l’aliquota massima dello scrivente, ça va sans dire, è decisamente superiore.

In realtà, le grandi multinazionali pagano quanto vogliono di imposte sui redditi, potendo praticare quello che si chiama arbitraggio fiscale.

E’ il motivo per il quale, ad esempio, sia Mediaset che Fiat Chrystler hanno  trasferito la propria sede legale in Olanda, paradiso fiscale dell’Unione Europea. Le imposte  in Olanda sono al 20% oltre ad altri benefici fiscali.

Ne consegue che FIAT, acronimo di fabbrica italiana automobili Torino, dovrebbe essere modificato in maniera più aderente alla realtà in FOAT, fabbrica olandese automobili Torino, ma non viene fatto, credo, perché non  suona altrettanto bene.

Ennesimo ringraziamento all’Unione Europea che impone ai popoli, tramite il pareggio di bilancio, sacrifici e privazioni mentre sgrava di oneri i ricchi e le lobbies economiche ed industriali !

Paradossalmente con questo sistema un falegname  ha una percentuale di imposta sicuramente superiore all’IKEA!

Ci troviamo di fronte ad una imposizione di tipo regressivo: più hai ed in percentuale meno paghi.

Ma questo sistema palesemente iniquo come si può ritenere legittimo?

E’ in linea con la nostra Carta Costituzionale?

Precisiamo che ci riferiamo alla Costituzione formale, poiché quella materiale è andata in tutt’altra direzione.

Dobbiamo soffermarci sull’art. 53 che così riporta:

Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.

Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.”

Nella terza parte vedremo come questo dettato negli anni sia stato sempre più disatteso.


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