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Deaglio e la propaganda: riflessioni sull’indagine Eurobarometer che vede gli Italiani scettici sull’euro

Oggi ho letto questo articolo sulla Stampa di Mario Deaglio:   Ma fuori dall’Euro non c’è futuro

In pratica e’ il suo commento ad un’indagine di  Eurobarometer, da cui risulta che a ritenere l’euro «una cosa buona» sono soltanto il 43 per cento degli intervistati italiani, mentre il 47 per cento lo ritiene «una cosa cattiva». Se si esclude Cipro, in nessun altro paese i contrari superano i favorevoli. Tra l’altro e’ anche il paese dove il favore per l’euro s’e’ maggiormente deteriorato.

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Quello che mi ha colpito, sono le frasi conclusive dell’articolo. Nulla di diverso da cio’ che si legge comunemente nell’immensa discarica della stampa Italiana. Qui alcuni estratti della saggezza di Deaglio, nella parte conclusiva dell’articolo, dove prova a dare una spiegazione all’esito del sondaggio.

Il ritratto è quindi quello di un’Italia anomala, di un paese confuso, una confusione avvalorata dal fatto che neppure il fronte dello scontento, organizzato da politici di bassa lega, arriva alla maggioranza assoluta.

Il commento fa impressione: visto che la maggioranza degli Italiani le pensano in modo diverso dall’autore, evidentemente sono “confusi”. Deaglio poi descrive i politici anti-euro come “politici di bassa lega” a puro scopo di insulto, scordandosi che i politici “pro-euro” non sono certamente definibili come statisti (tra l’altro i politici pro-euro, altro non sono, che coloro che ci governano con risultati tragici da svariati lustri).

Deaglio continua:

Nella ricerca di un «provvedimento semplice», quasi una formula magica, che tiri il paese fuori da una delle crisi più lunghe e complesse della sua storia, l’Italia – che ha platealmente sciupato gli anni dell’euro, a differenza della maggioranza degli altri paesi, rinunciando a necessari mutamenti strutturali – sembra dire all’euro, come i bambini piccoli, «non ti faccio più amico!».

Difficile scrivere in una sola frase una sfilza di bestialita’ cosi’ nutrita. In primo luogo l’autore scrive che l’Italia e’ in una crisi pesantissima perche’ ha sciupato gli anni dell’euro, che poi e’ la tesi dei poteri forti e dei politici stessi che sono al potere (che tra l’altro hanno governato, evidentemente, male). E dice che invece nella maggioranza dei paesi dell’eurozona non e’ accadito cio’. Evidentemente l’autore scorda che la cosidetta Crisi dell’Eurozona ha intaccato l’economia reale di quasi tutta l’eurozona, con situazioni pesantissime e drammatiche in Grecia, Portogallo, Spagna, Italia, Irlanda, Cipro. Ma anche situazione fortemente deteriorate e pesanti in Francia, Olanda, Slovenia, Malta. Problemucci seri, quando lo spread volteggiava, si sono visti pure in Belgio ed Austria, e perfino la Finlandia di Katainen e’ stata di recente declassata. In pratica, Germania a parte (che tra l’altro ultimamente non cresce piu’), tutti gli altri sono messi malissimo o maluccio.

Ma il gran finale e’ insuperabile:

Scordandosi che fuori dall’euro (e fuori dall’Europa) per un paese di queste dimensioni ci sono solo la confusione, l’irrilevanza, l’arretramento. E di amici proprio nessuno.

Scusate, ma oggi l’Italia (membro dell’eurozona) e’ rilevante e priva di confusione? Se ne e’ accorto qualcuno?

Per caso la Svizzera (nostro ricco vicino fuori dalla UE) e’ priva di amici? Qualcuno pensa che la Svizzera o il Regno Unito (paesi senza Euro) siamo piu’ irrilevanti, arretrati e confusi dell’Italia (paese con euro)?

Devo dire che di questi giornaloni patinati, non se ne puo’ realmente piu’.

GPG

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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