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Damnatio memoriae (di G. Palma)

Provo a ragionare.

L’irruzione al Congresso Usa non può in alcun modo averla voluta Trump, ben cosciente che una follia del genere ne avrebbe delegittimato l’immagine, l’autorità e le battaglie sui presunti brogli elettorali. Il vichingo – immagine simbolo di quanto accaduto il 6 gennaio –  ha rappresentato il pretesto, non so se organizzato o meno, per umiliare la presidenza.

Nessun tentativo di colpo di stato di Trump dunque, è stata nei fatti una carnevalata vergognosa e di cattivo gusto – condotta da personaggi che meriterebbero quantomeno un approfondimento di indagine – che ha prodotto solo effetti negativi per la presidenza. Tanto più che ci sono stati 4 morti.

Il mondo Dem e non solo, tanto in America che in Europa, ha espresso tutto il proprio sconcerto per i fatti di Washington, accusando Trump di aver fatto violenza nei confronti delle Istituzioni democratiche. In Italia i commentatori più rabbiosi, gli stessi che qualche anno fa dedicarono un’aula del Senato ad uno col passamontagna che – con un estintore in mano – si dirigeva minaccioso contro una camionetta dei Carabinieri. Così è.

Il vero colpo di stato, più sottile, subdolo, si è consumato oggi: la sospensione dei profili social del Presidente Usa e di coloro che in America lo sostengono. Twitter, Facebook etc hanno deciso chi può parlare e chi no, e soprattutto cosa sia giusto dire e cosa non lo sia.

Oggi, proprio con questa censura, finisce la democrazia liberale. Altro che la pagliacciata del vichingo!

È il bavaglio alla libertà di pensiero da parte di soggetti di diritto privato nei confronti di soggetti di diritto pubblico. Gli Stati sono dunque ridotti a zerbini delle multinazionali. Ma non da oggi è così, e non solo in tema di espressione del libero pensiero.

Adesso arriva addirittura la proposta Dem di impeachment nei confronti dell’attuale presidente, oppure di una sua rimozione ai sensi del 25esimo emendamento. Invece di ricucire gli animi di un Paese profondamente lacerato, i Dem vogliono consumare una vendetta – con scopi di umiliazione e damnatio memoriae – nei confronti del loro nemico politico n. 1, Donald Trump. Del resto non è un mistero che Biden non abbia la sensibilità e la statura politica di Lincoln.

Su tutta questa vicenda la penso come George Orwell in 1984:
Se la libertà significa qualcosa, significa il diritto di dire alla gente ciò che non vuole sentirsi dire”.

Giuseppe PALMA

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Consigli letterari:

1) di Paolo Becchi e Giuseppe Palma, “DEMOCRAZIA IN QUARANTENA. Come un virus ha travolto il Paese“, Historica edizioni, aprile 2020.

Qui i link per l’acquisto:

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  • di Giuseppe Palma, «Dante, dalla lingua alla patria. Nel settecentenario della morte (1321-2021) siamo ancora “Figli del Duecento”», con un estratto del proemio di Gabriele d’Annunzio per l’edizione monumentale della Commedia del 1911, Gds, marzo 2020 (edizione e-book); aprile 2020 (edizione cartacea).

A) Edizione in E-book: 👇👇👇

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