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Crisi in Groenlandia e caos in Venezuela: chi stappa davvero lo champagne? L’industria della difesa europea
Difesa europea: perché Saab, Rheinmetall e Leonardo volano mentre Trump minaccia la Groenlandia L’instabilità geopolitica del 2026, tra crisi in Venezuela e pressioni USA sulla Groenlandia, spinge i titoli della difesa europea. L’indice Stoxx di settore segna +15%: l’Europa si riarma temendo un alleato americano sempre più imprevedibile.

Mentre il mondo osserva con preoccupazione le tensioni geopolitiche di questo inizio 2026, c’è un settore che sta registrando performance da record, quasi a voler dimostrare che il caos di alcuni è l’opportunità di altri. Le minacce degli Stati Uniti di assumere il controllo della Groenlandia e la riacutizzazione delle tensioni con il Venezuela hanno riacceso la corsa ai titoli della difesa europea, confermando un trend che non accenna a diminuire.
L’indice Stoxx Europe Aerospace and Defence ha registrato un’impennata di quasi il 15% solo in questo mese, un movimento che equivale a più di un quarto dei guadagni record ottenuti l’anno scorso. Non si tratta di semplice speculazione, ma di una scommessa strutturale degli investitori sul fatto che i governi europei saranno costretti ad aumentare la spesa militare per molto tempo ancora.
Il fattore geopolitico: Washington non è più una certezza nella difesa
La cattura a sorpresa del leader venezuelano Nicolás Maduro da parte degli USA e le reiterate richieste del Presidente Donald Trump di “avere” la Groenlandia — incluso il rifiuto di escludere azioni militari per ottenerla — hanno inviato un messaggio chiaro alle cancellerie europee. Gli investitori hanno tratto le loro conclusioni: l’Europa non può più considerare gli Stati Uniti come un alleato affidabile al 100%.
Come ha sottolineato Nick Cunningham, analista di Agency Partners, le ultime due settimane hanno fornito “ampie prove” di questa inaffidabilità, spingendo il Vecchio Continente a sviluppare capacità proprie. Questo, inevitabilmente, favorisce i fornitori domestici.
I numeri del riarmo
Dall’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, l’indice di settore è più che triplicato. Sebbene il rally sembrasse essersi esaurito verso la fine del 2025 sulla speranza di accordi di pace, le nuove tensioni hanno fatto ripartire gli acquisti. Ecco come si stanno muovendo i principali attori europei in questo inizio d’anno:
Saab (Svezia): +32%. La società è vista come il principale beneficiario del riarmo svedese (inclusi 440 milioni di dollari appena stanziati per droni) e continua a ricevere ordini per i caccia Gripen.
Rheinmetall (Germania): +22%. Il colosso tedesco ha obiettivi ambiziosi: promette 50 miliardi di euro di vendite annuali entro il 2030, cinque volte il fatturato del 2024, espandendosi anche in navi da guerra e satelliti.
BAE Systems (Regno Unito): +22%. Beneficia dell’aumento della spesa per i sottomarini nucleari britannici e delle commesse dalla sua divisione USA.
Inoltre, il produttore di munizioni Czechoslovak Group ha confermato i piani per un’IPO ad Amsterdam nelle prossime settimane, segnale di un mercato dei capitali ancora affamato di questi asset. Insomma i venti di guerra arricchiscono l’industria europea dell’armamento. A margine, anche Leonardo non va male…
Il confronto con gli USA e il rischio “bolla”
Curiosamente, il rally europeo sta superando quello americano. Mentre l’indice di settore S&P 500 è salito dell’11% questo mese (dopo un +40% nel 2025), l’Europa corre di più. Negli USA, le minacce di Trump di limitare dividendi e buyback hanno creato volatilità, poi riassorbita dalla promessa (forse velleitaria) di aumentare il budget della difesa del 50% a 1,5 trilioni di dollari. Tuttavia, molti analisti ritengono questa cifra una mera “aspirazione” politica, difficilmente sostenibile dato il deficit federale.
Attenzione però alle valutazioni. L’euforia porta con sé dei rischi. Deutsche Bank ha recentemente declassato BAE, Leonardo e Thales da “buy” a “hold”, suggerendo che i prezzi attuali potrebbero aver già scontato tutto il potenziale positivo. Come nota Cunningham, quando i prezzi “scontano completamente il rialzo”, il mercato diventa fragile e vulnerabile a qualsiasi deviazione dai piani previsti. Certo, se domani partisse qualche baruffa in Groenlandia: finché c’è guerra c’è speranza.
Il keynesismo militare è tornato di moda, spinto dalla necessità geopolitica, ma gli investitori dovrebbero iniziare a guardare i fondamentali con un occhio più critico.
Domande e risposte
Perché le azioni della difesa europea stanno salendo più di quelle americane? Il mercato sta premiando le aziende europee perché percepisce una maggiore urgenza strutturale nel Vecchio Continente. La percezione degli USA come alleato meno affidabile costringe l’Europa a investire massicciamente nella propria autonomia strategica e nella base industriale domestica. Mentre i titoli USA sono già molto valorizzati e affrontano incertezze politiche sui budget e sui dividendi, le aziende europee come Saab e Rheinmetall stanno beneficiando di nuovi ordini diretti dai governi locali e di obiettivi di spesa NATO (5% del PIL) che garantiscono flussi di cassa a lungo termine.
Qual è il ruolo della Groenlandia in questa crisi finanziaria? La Groenlandia è diventata il catalizzatore dell’instabilità. Le richieste aggressive di Trump di acquisire l’isola, minacciando persino azioni militari, hanno scosso la fiducia nella stabilità dell’Alleanza Atlantica. La risposta della NATO, con truppe danesi, tedesche e britanniche che stabiliscono una presenza “più permanente” sull’isola, segnala una militarizzazione dell’Artico. Per gli investitori, questo significa che le nazioni europee dovranno spendere di più per proteggere i propri interessi territoriali e strategici diretti, non potendo più delegare la sicurezza agli Stati Uniti.
Esiste il rischio di una bolla speculativa nel settore difesa? Sì, il rischio è concreto. Analisti di istituti come Deutsche Bank hanno già iniziato a declassare alcuni titoli da “comprare” a “mantenere” (hold). Il motivo è che le valutazioni attuali hanno già incorporato aspettative di crescita enormi e scenari perfetti. Se i governi dovessero rallentare la spesa, o se i deficit di bilancio rendessero impossibili gli aumenti promessi (come il 50% in più negli USA), i titoli potrebbero subire una correzione. Quando il mercato “prezza la perfezione”, ogni piccola notizia negativa può causare alta volatilità.









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