Economia
Crisi Francia: Governo a rischio, futuro di Macron in bilico. Tempo di cambiamenti?
Il governo Bayrou pende da un filo in attesa del voto di fiducia. Analisi delle opzioni di Macron, dalla nomina di un premier di destra a elezioni lampo, e le conseguenze di una crisi politica ed economica sempre più profonda.
La Francia è sull’orlo di una profonda crisi politica ed economica, con il governo di François Bayrou che pende da un filo in attesa del voto di fiducia dell’8 settembre. Il presidente Emmanuel Macron si trova in una posizione estremamente delicata, con le sue opzioni per il futuro limitate e un’impopolarità crescente che rende ogni mossa un azzardo. Le fonti indicano chiaramente che il presidente non ha intenzione di dimettersi, nonostante il 67% dei francesi lo desideri, e il 72% si sia espresso contro il mantenimento del premier Bayrou. Questo attaccamento al potere, unito alla profonda sfiducia popolare, rende il quadro ancora più drammatico.
Un governo senza maggioranza e opzioni poco allettanti
La sfida di Macron è trovare una formula di governo che non solo ottenga la fiducia, ma che sia anche in grado di far approvare il cruciale budget 2026 per ridurre il deficit. Le alternative a sua disposizione, in caso di caduta di Bayrou, si riducono a pochi scenari, nessuno dei quali garantisce stabilità o successo.
- Un nuovo premier “macronista” o di destra: Macron potrebbe tentare la continuità nominando un altro primo ministro dal suo stesso partito centrista o da un alleato di destra come Édouard Philippe (Horizons) o i repubblicani (LR). Tuttavia, questa opzione si scontra con la realtà di un parlamento senza maggioranza e con la scarsa volontà delle opposizioni di sostenere un esecutivo considerato una mera emanazione del presidente, già di per sé impopolare. L’idea di nominare figure come il ministro della Difesa Sébastien Lecornu, un ex membro di LR e ora alleato di lunga data, potrebbe essere vista come una provocazione dall’opposizione, esacerbando ulteriormente le tensioni.
- Il “rischio” del premier di sinistra: Un’alternativa che Macron ha finora cercato di evitare è la nomina di una figura di sinistra moderata come primo ministro. Sebbene questo possa, in teoria, spingere i Socialisti all’astensione, permettendo l’approvazione di alcune leggi, comporterebbe un prezzo altissimo: l’abbandono di alcune delle sue riforme economiche e l’adozione di politiche più sociali. Esponenti come l’ex premier socialista Bernard Cazeneuve o il leader del partito Olivier Faure sono stati menzionati, ma un tale governo godrebbe comunque di una maggioranza precaria e sarebbe una scommessa rischiosa per Macron.
- Il colpo di scena: nuove elezioni lampo: In ogni scenario, la possibilità di un nuovo stallo politico resta alta. Macron potrebbe quindi essere costretto a ricorrere a un’altra tornata di elezioni legislative lampo. L’obiettivo sarebbe quello di sbloccare la situazione, ma il rischio è enorme. Dopo la sconfitta delle scorse elezioni parlamentari che ha privato il suo campo della maggioranza, una nuova consultazione potrebbe produrre un risultato ancora più sfavorevole, confermando l’incapacità di governare. Questa volta sarebbe difficile creare lo “Sbarramento repubblicano” che ha impedito l’elezione di decine di deputati di RN lepenista. Molti analisti vedono questa mossa come inevitabile, un modo per uscire dall’impasse in cui la Francia è intrappolata, aprendo la strada a un successivo governo ben marcato a destra o a sinistra, sicuramente non macroniano.
La fonte del dramma: una crisi autoinflitta
La crisi politica in Francia è in gran parte il risultato delle azioni dello stesso Macron, che dopo aver perso la maggioranza parlamentare, ha faticato a trovare una formula di governo stabile. I suoi sforzi per incolpare l’opposizione, in particolare il Rassemblement National di Marine Le Pen e i Socialisti, non sono riusciti a nascondere il fatto che la situazione di stallo è una sua responsabilità. La continua instabilità ha già avuto un impatto concreto, rallentando gli sforzi per ridurre il deficit e creando nervosismo nei mercati finanziari.
Le opzioni del presidente sono quindi limitate e, per certi versi, un mero gioco di equilibrismo politico. Ogni scelta sembra destinata a una lotta estenuante, con il presidente che cerca disperatamente di evitare la soluzione più drastica e rischiosa: le sue dimissioni.
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