Economia

Crisi a Hormuz: il gas schizza oltre i 39 euro. L’Europa trema, l’Italia un po’ meno

I futures del gas naturale volano a 39 €/MWh a causa delle tensioni nello Stretto di Hormuz. Stoccaggi UE sotto il 31%: l’Italia resiste oltre il 50%, mentre la Germania rischia con il 20%. Tutti i possibili impatti sul PIL europeo.

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I futures sul gas naturale europeo hanno registrato un balzo vertiginoso del 22% nella giornata di lunedì, superando la soglia dei 39 €/MWh e riavvicinandosi ai massimi dello scorso giugno. La miccia che ha innescato questo rialzo è di natura squisitamente geopolitica: le crescenti interruzioni nello Stretto di Hormuz. Purtroppo il mercato del Dutch TTF, che si occupa del prodotto europeo, è molto sottile, per cui tende ad accentuare ogni variazione di domanda e offerta.

Ecco comunque il grafico da Tradingeconomics:

A seguito di una serie di attacchi incrociati tra Stati Uniti, Israele e Iran, il traffico delle navi metaniere nel collo di bottiglia del Golfo Persico si è praticamente arenato, almeno in questo momento. Molte compagnie di navigazione, per ovvia precauzione, hanno già iniziato a deviare le proprie flotte. Un blocco prolungato avrebbe ripercussioni a catena non solo sui mercati asiatici, ma anche su quelli occidentali, spingendo al rialzo la domanda di GNL (Gas Naturale Liquefatto) statunitense e restringendo ulteriormente l’offerta globale.

Per comprendere la portata dell’evento, bastano pochi dati:

  • Il 20% del commercio globale di GNL transita per lo Stretto di Hormuz.
  • Il 15% delle importazioni europee di GNL proviene dal Qatar, che esporta proprio attraverso quel braccio di mare.

Il vero nodo, in ottica macroeconomica, riguarda però gli stoccaggi e la resilienza dei singoli Paesi. La media europea si attesta attualmente sotto il 31%, un dato preoccupante se confrontato con il 40% dello stesso periodo dello scorso anno.

Ecco la situazione nel dettaglio:

Area / Paese Livello di Stoccaggio Gas Note
Media UE < 31% In netto calo rispetto all’anno precedente
Italia > 50% Posizione di relativa sicurezza strategica
Germania ~ 20% Livello critico, potenziale rischio industriale

Mentre l’Italia vanta riserve superiori al 50%, garantendosi un cuscinetto vitale, la “locomotiva” tedesca langue attorno a un modesto 20%. Questa asimmetria strutturale creerà inevitabili squilibri sui prezzi in tutto il continente, , ma a farne le spese sarà soprattutto la capacità produttiva industriale dell’Europa centrale.

Non ci resta che affidarci alla buona sorte e augurarci temperature miti che mantengano bassa la domanda, perché le conseguenze di questo shock energetico avranno effetti secchi e immediati sul PIL del primo trimestre dell’intera Unione Europea.

 

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