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Copyright. Il Parlamento europeo sta votando una riforma quanto mai ambigua, ma voluta dalla Stampa tradizionale. Sarà l’ennesimo boomerang

 

Proprio mentre scrivo il Parlamento europeo sta votando l’ennesima direttiva pasticciata e controversa: quella sul Copyright. Non che sia negativo, di per se, tutelare i diritti d’autore e di creazione intellettuale, anzi da questo ssi potrebbero generare nuove attività economiche, ma il problema è nel modo in cui il problema è sttaato posto e nel cattivo servizio che farà proprio a chi lo ha voluto: i media tradizionali.

Nell’epoca di Internet la Stampa tradizionale, con le proprie protezioni, il proprio autoreferenzialismo, i propri riti stantii è stata superata da un mondo che non capisce: quello della libera circolazione delle informazioni. In questo caso, incredibilmente, perfino il governo tedesco è contrario a parti consistenti di questa norma soprattutto con l’articolo 13. Infatti se ormai si è raggiunto un certo accordo generale, e le parti più controverse sono state emendate, sono rimasti due articoli potenzialmente pericolosi:

  • articolo 13, che prevede per le piattaforme, come Youtube, la presenza di software in grado di  identificare ed escludere immediatamente i video che violano i diritti di autore. Questo avrebbe due ricadute: prima di tutti blocchi di carattere generoso, per evitare responsabilità, potrebbero limitare la libertà di espressione. In secondo luogo questi software sono costosi e quindi porterebbero ad una concentrazione dell’offerta del settore. Alla fine resterebbero poche piattaforme regolari con molti meno contenuti.
  • articolo 17, legato al cosiddetto “Copyright accessorio”. Se un aggregatore di news come Google, ma non solo, riprende poche righe di un articolo per proporlo ai lettori, dovrebbe comunque garantire un ritorno economico al giornale che ha scritto l’articolo. Il risultato di questa norma ssi è già visto in Spagna: Google News ha chiuso, ma così facendo non ha più pubblicizzato gli articoli dei giornali, che hanno visto un calo dei propri visitatori e dei propri ritorni pubblicitari.

Nel mondo odierno è possibile tutelare ed espandere i contenuti tramite blockchain. Esistono poi social media su blockchain, non censurabili. La  direttiva è confusa, contraddittoria, involontariamente liberticida e rischia di essere il solito, enorme, boomerang. Sembra un ulteriore passo verso la cinesizzazione del web. Qualcosa di cui, francamente, si poteva fare a meno.

 

 


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