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COME TI TRUFFO L’IVA IN GERMANIA (e tutto pagato con carte di credito)

 

 

La Germania pensa, nel suo caso giustamente, di limitare l’evasione IVA e causa un caos a livello europeo, il tutto spiegato dal quotidiano economico tedesco Handelsblatt. Cosa succede in Germania= Nelle varie piattaforme online come Amazon o Ebay sono presenti venditori che presentano dei prodotti a dei prezzi molto bassi, al di sotto di ogni possibile conseguenza. Questo perchè questi venditori online evitavano di pagare l’IVA.

Se si compra un prodotto dalla Cina in Italia il prodotto di arriverà, ma gravato dal pagamento dell’IVA e di eventuali dazi doganali, il tutto fatto pagare tramite spedizioniere alla frontiera.  Evidentemente in Germania funziona in un modo diverso e l’IVA doveva essere versata separatamente dal venditore cinese che, evidentemente, se ne guardava, anche perchè spesso si trattava di aziende neppure registrate presso l’ufficio IVA tedesco. In pratica il signor Han vendeva in Germania tramite, ad esempio, Ebay, con il prezzo al netto dell’IVA  e poi si scordava di versare l’IVA stessa. In questo modo da un lato evadeva l’imposta, dall’altro si faceva una concorrenza sleale ai venditori tedeschi o europei  che invece l’IVA devono caricarla. Il tutto pagato con carta di credito, alla faccia della lotta al contante.

Come si è cercato di far fronte a questo problema? Una legge, entrata in vigore il primo ottobre, rende i gestori delle piattaforme di vendita online responsabili in solido per il pagamento dell’IVA venduti sulla piattaforma stessa, per cui se si compra un prodotto su, ad esempio, Amazon e poi il venditore non versa la relativa IVA, questa verrà versata dalla piattaforma. L’unico modo per la piattaforma per mallevarsi è quello di ottenere, da venditore, un certificato di buona condotta fiscale che può essere richiesto ad un ufficio delle imposte teutonico.

Apparentemente tutto bene, anzi un’idea da copiare per evitare l’evasione fiscale tramite internet, ed il tutto senza rompere le scatole ai venditori al dettagli nazionali. Peccato che, in un eccesso di zelo, i bravi tedeschi abbiano deciso di applicare la normativa anche alle aziende che vendono online su piattaforma, ma sono comunitarie, per cui la richiesta del certificato si traduce in una limitazione del commercio comunitario anche perchè, all’interno dell’Unione, almeno teoricamente, l’IVA non si può evadere. La commissione ha definito “Inefficiente e spoporzionato” quanto richiesto dalla Germania, contrario alla creazione di un mercato unico digitale e dalle normative comuni per la lotta all’evasione IVA.

L’Unione vorrebbe un registro unico degli operatori che possono vendere sulle piattaforme online, in modo da distinguere i “Buoni” ed i “Cattivi”, ma questo impedirebbe ai privati di accedere , legittimamente, a queste piattaforme, come avviene con  Ebay. Una soluzione non facile a livello europeo.

 

 

 


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